Il dolore
Liste d’attesa in Toscana, gli esperti: «I pazienti? Sono clienti. Chiedono esami e visite e vengono accontentati»
Lorenzo Testaverde, vicesegretario regionale del sindacato nazionale Area Radiologica: «Così si allungano le liste d’attesa»
«La sanità è sempre di più un mercato, dove si vendono i servizi sulla base delle richieste di quelli che un tempo erano pazienti. Oggi, invece, sono dei veri e propri clienti. Chiedono e molto spesso vengono accontentati – dice Lorenzo Testaverde, vicesegretario regionale del sindacato nazionale Area Radiologica – senza ulteriori approfondimenti». Rincara la dose il segretario regionale, Claudio Guerra. «I medici hanno il terrore dei contenziosi legali, e per evitare problemi, nel dubbio, segnano esami su esami. Intasando le liste di attesa». Così, invece, Gerardo Anastasio, segretario regionale di Anaao, il sindacato di medici e dirigenti sanitari: «I tempi di attesa nei pronto soccorso toscani molto spesso sono enormi, il servizio deve essere riorganizzato. C’è una proposta e c’è la delibera della Regione, ma il nuovo sistema è partito in via sperimentale solo in poche aree della Toscana».
Attese bibliche
Il sistema sanitario toscano è uno dei migliori in Italia. La premessa è obbligatoria. Ma presenta comunque dei punti critici, emersi dallo studio della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, focalizzato su nove regioni italiane e le province autonome di Trento e Bolzano. La Toscana, in particolare, registra un alto numero di abbandoni dai pronto soccorso (Ps, in sigla, ndr). Persone che salutano l’ospedale prima di essere state visitate dal medico di guardia e di aver eseguito gli esami o la visita specialistica. «Se ne vanno perché non hanno davvero bisogno e perché sono costretti ad attendere ore. Per ridurre i tempi di attesa è già stata individuata una soluzione, ed è tutto pronto per metterla in pratica, ma siamo ancora fermi tranne le eccezioni della Versilia e di Careggi, dove è stata avviata la fase sperimentale». A parlare è Flavio Civitelli, vicesegretario nazionale di Anaao e fino all’anno scorso a capo di Anaao Toscana. «Abbiamo proposto, con conseguente approvazione della Regione e relativa delibera, di creare degli ambulatori di guardia medica nelle vicinanze dei pronto soccorso. In questo modo – spiega Civitelli – il paziente che arriva in ospedale per problemi di lieve entità, al termine della registrazione può essere indirizzato all’ambulatorio, dove trova la guardia medica che lo assiste. Così la pressione sui Ps diminuirebbe drasticamente». Anche perché «il 50-60% dei pazienti che arriva in pronto soccorso – illustra il segretario regionale Anaao, Gerardo Anastasio – lo fa in modo improprio ed è classificabile con uno dei codici di minore gravità. Con la recente decisione di chiudere nelle ore notturne i presidi di guardia medica nelle zone in cui la richiesta è scarsa o in molti casi quasi assente, il personale per questo tipo di soluzione ci sarebbe da subito. Gli spazi, poi, non sono un problema. Negli ospedali si troverebbero senza troppo sforzo».
L’esempio
Un modello da imitare potrebbe essere quello dell’Emilia Romagna, dove per evitare ingorghi nei pronto soccorso sono state create «le Unità di continuità assistenza e urgenza. Si tratta – spiega Anastasio – di team con guardia medica che vanno direttamente nelle case delle persone che telefonano al centralino per le emergenze. L’operatore che risponde valuta la richiesta, e se non si tratta di un’emergenza chiede al paziente se accetta l’intervento domiciliare». Per realizzarlo, però, «c’è bisogno che i medici della guardia medica si assumano delle responsabilità, serve – conclude Anastasio – uno sforzo collettivo se vogliamo davvero dar vita a una svolta».
Esami “facili”
C’è poi il tema degli accertamenti radiologici “di massa”. In Toscana – stando a quanto emerge dall’indagine della Scuola Sant’Anna – troppo spesso vengono segnati come “prioritari”, anche se in realtà la circostanza non lo richiederebbe. «È cambiato il rapporto tra medico e paziente – dice il vicesegretario regionale del sindacato nazionale Area Radiologica, Lorenzo Testaverde –, oggi la gente entra in studio e pretende che il dottore segni l’accertamento. Spesso senza neppure ascoltare il suo parere. E i medici eseguono, un po’ per non perdere il paziente, un po’ perché vogliono tutelarsi». Ma tutelarsi da cosa? Lo spiega bene il segretario regionale, Claudio Guerra: «L’Italia, con Messico e Polonia, è l’unico Paese in cui in caso di complicazioni della salute del paziente e rivalsa legale di quest’ultimo nei confronti del medico, quest’ultimo risponde del proprio operato anche a livello penale, oltre che civile. Per non rischiare, quindi, tendono tutti a segnare un accertamento in più». Per risolvere il problema «servirebbe una figura con il compito di valutare tutte le richieste che arrivano al Cup – continua Testaverde – ma in questo modo, a organici già ridotti all’osso, si toglierebbero forze per svolgere un lavoro che, più che medico, è amministrativo. Un professionista, però, sarebbe sicuramente in grado, tra le tantissime richieste “prioritarie” in arrivo, di individuare quelle che davvero sono meritevoli di precedenza».
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