Il dolore
Giustizia e leggi, una Babele senza logica
Stravolto il codice Vassalli con raffiche di provvedimenti senza una reale riforma
Ogni mutamento politico si accompagna alla volontà di cambiare il sistema della giustizia che vive da troppi anni in affanno. Compare sempre il desiderio di individuare soluzioni nuove e diverse rispetto al passato.
I ritmi di questo cambiamento sono per lo più identici nelle forme, ma diversi nei contenuti. Si trovano soluzioni salvifiche che consistono nel dare al diritto penale un ruolo centrale. Esiste un problema? Non importa comprenderne le cause e agire sulla prevenzione: la formuletta magica che soddisfa velocemente il segnale che si vuole dare alla collettività è quella dei nuovi reati e delle pene più elevate (ne sono esempi il decreto “ rave” o le frettolose norme sempre con lo strumento del decreto legge sull’immigrazione clandestina dopo la tragedia di Cutro). Le conseguenze sono palpabili. Nuovi reati e nuovi processi, giustizia che funziona sempre meno per il carico sempre più elevato di procedimenti che non si accompagna all’aumento dei magistrati (che dovrebbero essere sempre più qualificati) e del personale addetto alle cancellerie e alla tanto auspicata riforma della magistratura onoraria. La società sta cambiando così come i valori di riferimento. Non si vuole agire su una seria depenalizzazione di reati ormai desueti che non hanno più quel disvalore che li faceva assurgere a illeciti penali. Ma riforme di tal genere richiedono impegni maggiori e non fanno audience. Si cerca con il processo telematico di sveltire le procedure, ma sono riforme che richiedono tempo, persone competenti e forse una nuova cultura. Ed intanto i codici si riempiono di articoli asistematici, caratterizzati da una incomprensibile rimodulazione del testo infarcito dai bis, ter, quater e dalla tecnica del rinvio ad altre norme.
Parlare di garanzie di fronte al nubifragio panpenalistico diventa sovente un’eresia. Un esempio per tutti: le intercettazioni e ancor di più il sequestro dei mezzi che veicolano le comunicazioni (i cellulari, ad esempio, rispetto ai quali la diffusione dei contenuti non è assoggettata alle regole che valgono per le intercettazioni). Da anni si cerca la soluzione normativa per rendere compatibili le necessità investigative, limitate però nel tempo, con i diritti della persona indagata e i diritti dei terzi estranei alle vicende penali. In una giungla di regole e controregole si perde la bussola. Ci vorrebbe coraggio, tanto coraggio. Il codice Vassalli è stato snaturato da quelli che erano gli intendimenti dei grandi giuristi che lo hanno redatto: pochi principi, indagini limitate nel tempo, dibattimento dove le prove si formano nel contraddittorio, ricorso ai riti alternativi per deflazionare il processo penale. Troppo presto è stato stravolto e travolto dal pregiudizio del cambiamento, complice anche un momento storico, quello degli anni ’90 che ha cambiato il volto del Paese e della politica. Si deve riprendere quel percorso che accompagnato a una seria depenalizzazione e a una inversione di tendenza sulla prevenzione potrebbe essere la vera unica risposta a un disordine normativo che fa perdere la fiducia ai cittadini.
*avvocata, docente Luiss ed ex membro del Consiglio superiore della Magistratura
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