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Toscana

L’analisi

Troppe code in autostrada: così vanno in fumo centinaia di milioni

di Danilo Renzullo
Troppe code in autostrada: così vanno in fumo centinaia di milioni

Studio di Aspi rivela: in Toscana, Emilia e Liguria sprechiamo complessivamente secoli al volante. Nei primi 5 mesi del 2023 blocchi anche senza esodi, cantieri e incidenti. Lavori urgenti a Firenze, nel Genovese e Bolognese

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FIRENZE. I numeri sono da bollino rosso. Anzi, da bollino nero. E traducono in cifre i disagi che migliaia di automobilisti e autotrasportatori vivono quotidianamente. O quasi. Una parte della rete autostradale del Centro Nord è satura. Non riesce, cioè, ad accogliere più veicoli di quelli che già la percorrono giornalmente. Firenze, Bologna e Genova. Snodi che nelle ore di punta si trasformano in nodi. E che con gli esodi estivi rischiano di diventare tappi, paralizzando e tagliando in due il Paese.

È quanto emerge da uno studio interno di Aspi (Autostrade per l’Italia) sui dati di traffico «in relazione alle caratteristiche geometrico-funzionali della rete» degli oltre tremila chilometri di autostrade gestite in Italia in corrispondenza degli snodi cittadini «maggiormente caratterizzati da condizioni di traffico prossime alla saturazione dell’infrastruttura».

Quattro le “tratte-imbuto”, che non solo presentano un quadro allarmante di traffico, ma sono a rischio paralisi. Tra queste, il tratto dell’A11 tra Firenze e Pistoia e il tratto bolognese dell’A14 Bologna-Taranto. Per il primo, lo studio ha rilevato che negli ultimi cinque mesi (gennaio-maggio) in oltre duecento occasioni il livello del traffico è andato vicino alla «saturazione». Ha calcolato nelle ore di punta, quelle più critiche, tempi di percorrenza tra le sette e le otto volte superiori agli standard. Ma ha registrato anche picchi di percorrenza di dieci volte superiori alla norma. Un automobilista, cioè, in assenza di cantieri, incidenti o situazioni di emergenze, impiega un tempo eccessivamente lungo (almeno sette volte in più) per percorrere la tratta rispetto a quello necessario.

Rilievi analoghi sono stati effettuati anche lungo il tratto di A14 in corrispondenza del nodo di Bologna dove, sempre nelle ore di punta (prima mattina e tardo pomeriggio), sono stati registrati tempi di percorrenza con picchi tra le quattro e le sei volte superiori agli standard. «In oltre 300 occasioni – recita lo studio – negli ultimi cinque mesi si sono raggiunti livelli di traffico prossimi alla completa saturazione». Tradotto: «l’esperienza di viaggio» che ha analizzato Aspi, molto spesso può trasformarsi in un incubo. E se la Toscana e l’Emilia-Romagna soffrono, la Liguria rischia la crisi. Perché, secondo l’analisi tecnica commissionata da Autostrade sono due i tratti cittadini non solo a rischio congestione, ma dove la paralisi del traffico è quasi la norma. Sul tratto cittadino (in corrispondenza di Genova) dell’A10 Genova-Savona si registrano tempi di percorrenza con picchi fino a 10 volte superiori allo standard e dove in oltre 270 occasioni si sono raggiunti livelli di traffico prossimi alla completa saturazione. Sul tratto cittadino dell’A7 della Genova-Serravalle i tempi di percorrenza presentano picchi tra le cinque e le sette volte superiori allo standard: in oltre 350 occasioni negli ultimi cinque mesi sono stati raggiunti livelli di traffico «prossimi alla completa saturazione».

Un quadro allarmante, ma anche un’emergenza. Perché se il tempo è denaro, le lunghe attese di automobilisti e autotrasportatori e le code-lumaca in autostrada causano una perdita economica quantificata in centinaia di milioni di euro. «I risultati – sottolinea l’analisi – portano a stimare numerosi anni persi ogni giorno dall’insieme dei veicoli in transito e di conseguenza qualche decina di secoli ogni anno a cui corrisponde un valore economico perso dalla collettività pari a centinaia di milioni di euro».

A fronte di volumi di traffico che nei primi cinque mesi dell’anno sulla rete autostradale hanno superato i livelli pre-pandemia (1% in più rispetto al 2019 con picchi settimanali che superano il 7%) una risposta all’emergenza potrebbe arrivare dal piano di investimenti di Aspi (21,5 miliardi di euro, di cui 15 destinati a nuove opere) che prevede anche la realizzazione della cosiddetta Gronda di Genova, il Passante di Bologna e il potenziamento dell’A11 e del nodo urbano di Peretola (innesto dell’autostrada A11 sulla viabilità ordinaria) con la costruzione della terza corsia nel tratto che collega Firenze a Pistoia. Un intervento non solo «necessario» per il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, ma non più rimandabile. «Perché – sottolinea il governatore – il carico del traffico verso Firenze genera ogni giorno chilometri e chilometri di fila» e anche a fronte del potenziamento del sistema di trasporto pubblico, la terza corsia è un’opera ormai «necessaria». Un intervento per superare una di quelle che per Aspi è tra le grandi criticità della rete autostradale e che per Stefano Baccelli, assessore alle infrastrutture e alla mobilità della Regione Toscana, «è una delle priorità per adeguare l’infrastruttura e la mobilità regionale rispetto ai livelli di traffico attuali».

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