Sicurezza
Maturità, la vigilia raccontata da quattro studenti toscani: «Ansia, ma anche malinconia»
Michele, Cristian, Diana e Giulia ci spiegano in prima persona come stanno vivendo uno dei passaggi più importanti della loro vita
1. Michele, valutazioni da fare in altro modo
La maturità è da sempre uno strazio per noi studenti. Informazioni imprecise, infinite attese, ansia e terrore psicologico. Questa è l’esperienza dei maturandi.
Oltretutto le norme cambiano ogni volta che un ministro dell’istruzione si dimette. E il Covid ci ha dato la possibilità di cambiare e di farlo in meglio, invece ogni cosa adesso è tornata come prima. Siamo tornati indietro.
In più hanno rimosso la tesina e ogni maturando si trova a dover fare i conti con l’angoscia di non sapere e con il terrore che capiti un elemento su cui è difficile lavorare, nonostante l’impegno. Difatti la rimozione della tesina ha causato anche questo: per alcuni sarà più facile, mentre per altri la situazione sarà più spinosa.
E da maturando posso dire che la tensione è palpabile. I gruppi di classe si infiammano e ognuno ha il timore di non sapere abbastanza. Partono critiche e invettive, perché l’esame di maturità è ritenuto mal organizzato se non addirittura qualcosa da superare.
Alcuni ritengono che sia meglio tornare a una versione precedente dell’esame, con la reintroduzione della tesina e delle domande da parte della commissione, mentre altri sono per l’abolizione della maturità.
Cosa penso io? Che l’esame sia del tutto obsoleto. Le capacità degli studenti vengono già valutate durante il percorso e in special modo nel corso dell’ultimo anno. La classe quinta, essendo finalizzata all’esame, è già di per sé un modo per confermare le competenze trasversali e le capacità di effettuare collegamenti interdisciplinari. Dunque c’è realmente bisogno di un esame finale? Non è più saggio formare lo studente a dover partire dal primo anno? E no, non lo dico da maturando.
Mi esprimo cercando una soluzione logica. Questo è quello che pensa Michele Stolpovic, ed è quello che penserà anche al di fuori del contesto scolastico.
Michele Stolpovic (maturando al liceo linguistico Chini di Lido di Camaiore)
2. Cristian, a ridosso di qualcosa di ignoto
Nonostante siano passati nove mesi dall’inizio di questo anno scolastico, sembra passato pochissimo tempo da quando l’estate si concludeva e la campanella ricominciava a suonare nei corridoi della scuola.
Fin da subito i professori ci ricordavano dell’esame di Stato ma il tempo che ci separava sembrava così lontano che l’anno non era molto diverso dagli altri passati.
Successivamente arrivava il giorno della consuetudinaria visita a Montenero, dei 100 giorni dalla maturità, della simulazione della prova finale, della cena di classe con i professori fino ad arrivare al suono dell’ultima campanella.
Mentre tutti gli altri ragazzi si dirigevano impazienti verso l’uscita io rimanevo fermo, consapevole che questo grande capitolo della mia vita era giunto alla fine e che non ci sarebbe stato un altro anno in classe con i miei compagni dato che ognuno doveva seguire la propria strada.
Ora mancano solamente poche ore prima dell’inizio dell’esame di Stato, la testa è colma di interi programmi svolti durante le lezioni ed è necessario avere quella forza di volontà che ti faccia compiere questo ultimo sforzo dopo un anno tanto faticoso. L’ansia di non conoscere i commissari esterni è grande, la paura di non ricordarsi tutte le cose è tanta, la preoccupazione di non aver studiato abbastanza è molta.
Esattamente come l’esame di terza media oppure l’esame della patente, affrontare qualcosa di ignoto non è mai semplice anche se dopo ci rendiamo conto di esserci eccessivamente tormentati. Purtroppo su tutto aleggia un sentimento di nostalgia e anche di incertezza per cosa accadrà dopo. Anche se è un esame molto temuto, la maturità è pur sempre un’esperienza unica e irripetibile della nostra vita e per questo va vissuta al meglio.
Cristian Fioravanti (maturando all’Iti Guglielmo Marconi di Pontedera)
3. Diana, c’è tanta ansia ma anche malinconia
La notte prima degli esami è un misto di ansie, felicità e paura. Delle volte non vedo l’ora che arrivi il giorno della maturità, che sia tutto finito, che finalmente possa andare al mare, fare quell’atteso tuffo nell’acqua e godermi il dolce far niente.
Adesso però devo studiare, ripetere, ripassare, sperando che quel giorno arrivi il più lontano possibile perché no, non mi sento pronta. Ma alla fine quand’è che noi studenti ci siamo mai sentiti pronti per una verifica? Però l’abbiamo fatta comunque e siamo sempre sopravvissuti. Questa è la verifica finale, l’ultimo addio ai professori e ai nostri compagni di classe con i quali abbiamo vissuto i momenti migliori di questi lunghi cinque anni. Ovviamente non ci sono stati solo bei momenti, ma anche milioni di litigi, come su chi si offre per l’interrogazione, tra quelle persone che, stranamente, stavano male proprio il giorno in cui doveva toccare a loro.
Forse abbiamo anche qualche rimpianto, forse potevamo studiare di più quella volta, forse potevamo fare più amicizia con il ragazzo silenzioso all’ultimo banco. Ma ormai è tutto finito, quel brutto voto ormai non sembra più una questione di vita o di morte, e quel compagno di classe avremo sempre l’opportunità di rivederlo.
Questa notte dunque non sarà solo l’ansia che unirà noi studenti, ma anche l’entusiasmo e un po’ di malinconia, pensando alla fine di un viaggio stancante, ma pieno di momenti unici.
Perciò, l’unico consiglio che posso dare a chi, come me, non sa cosa fare la notte prima degli esami, è di divertirsi, di fare l’ultima esperienza significativa dei suoi anni di liceo.
Tanto alla fine non si ricordano i voti, ma quello che abbiamo imparato, che non è solamente il pensiero di Pirandello o le poesie di Ungaretti, ma ciò che i professori, le esperienze e i nostri compagni di banco hanno saputo trasmetterci.
Diana Dragone (maturanda al liceo scientifico Buonarroti, indirizzo linguistico, a Pisa)
4. Giulia, dentro un limbo sospesa a mezz’aria
Adesso ci siamo, è giunto il momento. Non avrei mai immaginato che l’ultimo anno potesse letteralmente volare via così in fretta. All’inizio mi sembrava eterno e non vedevo l’ora che finisse, adesso invece mi ritrovo a desiderare di rallentare il tempo. Non è stato un anno semplice e a volte penso di aver sprecato del tempo, ci sono tante cose che rimpiango. Tante parole non dette, tanti abbracci non dati, tanti momenti non vissuti.
Gli esami fanno paura: ansia di fallire, ansia di deludere, ma anche ansia di non essere pronti ad andare avanti. Ansia di abbandonare qualcosa che in qualche modo ci dava sicurezza, perché poi tutto dopo le superiori diventa un grande punto interrogativo. Allora ci rendiamo conto che la vita e il mondo fuori da quelle quattro mura sono molto più spaventosi e complicati.
Mi sto lasciando alle spalle tante esperienze, tante amicizie, tantissimi ricordi più o meno piacevoli, ma anche tante lacrime e tante sconfitte. Nel limbo, così mi sento, sospesa a mezz’aria su un filo invisibile che verrà spazzato via con un dolce soffio non appena tutto sarà finito. Mi sono retta in equilibrio su questo filo per cinque anni, ma ormai è diventato troppo debole e troppo sottile per sostenermi. Adesso è il momento che mi lasci cadere.
So che fa paura, ma la caduta non farà male, non per sempre almeno. Sarà un dolore temporaneo, perché è solo un momento di passaggio. Sarà un dolore utile, perché mi spronerà a rialzarmi e a ricominciare da zero. Sarà un dolore piacevole, perché mi farà crescere. È come se fosse una ferita fatta con amore, come se una persona a me cara mi guardasse negli occhi con sguardo compassionevole e con tono materno mi dicesse: "Lo so che fa male, ma è per il tuo bene" e poi mi incidesse il petto con un coltello lasciando un piccolo segno rosso vermiglio. Ma poi arriverà la cicatrice e allora non farà più male. Solo allora arriverò alle stelle e sarà tutto incredibilmente luminoso.
Giulia Eschini (maturanda al liceo classico Emanuele Repetti di Carrara)
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