Toscana
Maturità-caos, il 50% degli studenti non sa le regole della prima prova
Allarma il sondaggio di Skuola.net a pochi giorni dal via agli esami. Una docente: «Arrivate tardi le comunicazioni ministeriali»
La maturità? Mah, comincia tra un po’. E non è la risposta di un panettiere o di un medico, che possono avere un’idea vaga, tanto a loro che cambia? Il giorno preciso o l’ora esatta di inizio, a una settimana dall’esame, non li sa un maturando su sette. Quelli cioè che dovrebbero farlo, l’esame di Stato. Uno su cinque poi non sa la data della seconda prova.
Ma la nebbia avvolge pure le modalità: uno studente su due non sa bene come è strutturata la prima prova d’italiano. Uno su tre non è consapevole della materia del secondo scritto. Pensa ancora di poter trovare due materie di indirizzo, come dice la normativa vigente, mentre il “regalo” di quest’anno è che ce ne sarà solo una. E per il 17% dei maturandi sarà un professore esterno a correggerlo: non quello che ha avuto a scuola per cinque anni, come nella realtà.
Dubbi anche su quanto vale ogni prova – uno su tre è rimasto alla modalità precedente – sull’orale, i crediti. Insomma, attorno alla maturità 2023 c’è un bel po’ di confusione. Lo rileva il sondaggio del sito Skuola.net, tra i più accreditati del settore, che a pochi giorni dal via ha intercettato 650 maturandi. Con questi risultati, nonostante simulazioni d’esame, informazioni, spiegazioni dei professori. «La disorganizzazione del sistema scolastico crea confusione, quindi facciamo il triplo della fatica per capire qualcosa», conferma Michele Stolpovic, maturando al liceo Chini di Lido di Camaiore. «Quello che più ci disorienta – spiega – è sapere all’ultimo: la comunicazione ufficiale su alcuni aspetti è arrivata un mese fa. E anche quando c’è, rimane il dubbio: non ho ancora capito, ad esempio, come dovrò introdurre educazione civica nel colloquio orale. A volte anche gli insegnanti sono disorientati».
Da un lato, secondo Fausto Pascali, docente all’istituto Pacinotti di Pisa, «negli ultimi anni sono cambiate ogni volta le modalità d’esame: è chiaro che poi gli studenti devono capire quali sono quelle nuove». D’accordo Maria Beatrice Di Castri, insegnante con una quinta al liceo Machiavelli di Firenze: «È difficile stare dietro quando ogni governo cerca di mettere “il cappello” sulla scuola, senza un ragionamento complessivo». Ma c’è anche «il carattere tardivo delle comunicazioni ministeriali: elementi di chiarezza definitiva sono arrivati non più di un mese fa», aggiunge.
E sono in difficoltà «anche i docenti», sottolinea Giovanni Bruno, con due quinte al liceo Buonarroti di Pisa: «Così è un problema impostare il lavoro in classe». Certo, non sapere nemmeno la data di inizio «nell’era di Google mi meraviglia non poco», dice Alessandro Artini, presidente regionale dell’Associazione nazionale presidi. «Non vorrei – commenta – che sia una de responsabilizzazione per l’ansia, il non voler affrontare subito una notizia su un’esperienza di cui si ha legittimo timore».
E infatti, al di là del sondaggio, il modo con cui gli studenti affrontano la maturità può riflettere aspetti più profondi. Può essere «una cartina di tornasole del rapporto dei giovani con la scuola. Dopo la pandemia – aggiunge Di Castri – è impossibile staccare i giovani dai cellulari. Questo alla lunga produce deconcentrazione, i ragazzi non sanno aspettare, fanno confusione perché non stanno attenti alle regole». Ma anche l’impronta che la società dà alla scuola influisce. Per Bruno «con l’alternanza scuola-lavoro gli studenti si abituano a pensare alla scuola come a un parcheggio, un passaggio in cui non si acquisiscono elementi fondamentali. Spesso manca un tempo adeguato di maturazione, c’è un continuo inseguimento di obiettivi. Hanno l’ansia, i ragazzi non vivono la maturità come un punto di arrivo».
Ci sono poi alcune informazioni, «come i commissari esterni, non immediate da reperire», spiega Marg Dawood, del Buonarroti di Pisa. Lei si è informata, sa tutto, ma «per alcuni, e lo vedo per esperienza, la maturità è vista più superficialmente, con indifferenza: il voto con cui si esce non conta molto, non serve per l’accesso alla maggior parte delle università, e poi una volta ammessi è difficile bocciare». l
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