Bambina scomparsa a Firenze, adesso si cerca il dna di Kata nel suo spazzolino
Ancora non si trova la bimba peruviana di 5 anni sparita sabato. Si cerca un uomo già identificato e (forse) collegato al rapimento. I genitori di Kata hanno assunto un investigatore privato di Milano per rintracciare la figlia
FIRENZE. Stanno cercando un uomo e intanto hanno portato via uno spazzolino. La quinta giornata di ricerche di Kataleya Alvarez, la bambina peruviana di 5 anni scomparsa sabato pomeriggio dal cortile dell’ex hotel Astor di via Maragliano, si chiude senza un lieto fine, con l’immagine dei genitori, Miguel Angel Romero e Kathrina Alvarez, mentre escono dal Palazzo di giustizia di Novoli dopo aver risposto per tre ore alle domande dei sostituti procuratori Christine Von Borries e Giuseppe Ledda, titolari delle indagini insieme all’aggiunto Luca Tescaroli. Quello che hanno detto è contenuto in due verbali che sono stati secretati.
Ma si diceva dell’uomo e dello spazzolino. L’uomo è un personaggio che potrebbe avere un ruolo chiave nella vicenda della scomparsa di Kata, forse potrebbe essere il rapitore, forse qualcuno che sa come sono andate le cose. Gli inquirenti fanno capire che hanno in mano un nome ma non ancora una persona, e dunque la cercano per trovare anche la bambina. Lo spazzolino è quello usato da Kataleya ed è stato portato via dalla stanza della piccola, presumibilmente per estrarre il Dna. Nessuno vuol pensare alla peggiore delle ipotesi, e cioè che serva per identificare eventuali resti: gli inquirenti lavorano per trovare una bambina in vita. Tuttavia i genitori, che intanto hanno assunto un investigatore privato di Milano per condurre indagini parallele a quelle delle forze dell’ordine, dicono di non aver ricevuto richieste di riscatto. L’uomo che deve essere trovato potrebbe non essere quello che si intravede nel video diffuso mercoledì dagli investigatori, quello che esce dal cancello dell’ex albergo subito dopo il gruppetto di bambini cui fa parte Kata, che poi rientrerà e scomparirà nel nulla. Mercoledì sera, durante la puntata di “Chi l’ha visto”, il padre della bambina sembrava puntare il dito su di lui, ma ieri la strategia è completamente cambiata, anche perché i due genitori hanno deciso di farsi assistere dagli avvocati Filippo Zanasi e Sharon Matteoni. E ora non accusano più nessuno, ma all’uscita dal Palazzo di giustizia rinnovano un appello accorato a farsi avanti a chiunque sappia qualcosa che possa aiutare a ritrovare la loro figlia.
In quegli stessi minuti, davanti all’ex hotel Astor, qualcuno che parla c’è, ma va preso con le molle. Si tratta di un romeno che vive nello stabile occupato e dice testualmente: «Ho visto chi ha preso Kata, erano due uomini corpulenti, con la testa rasata, forse argentini. I peruviani lo sanno e lo devono dire. Altrimenti lo dirò io agli investigatori». Non è il primo presunto testimone o super-testimone in questa vicenda, e forse non sarà l’ultimo, ma finora tante affermazioni non hanno trovato riscontro nei fatti.
In via Boccherini, dove c’è il cancello che fa da sfondo all’ultima immagine di Kata, è stata un’altra giornata di attesa, rotta poco prima delle 12 dall’arrivo dei carabinieri in borghese del Nucleo investigativo. Mezz’ora dopo è arrivato un furgone bianco della Scientifica, particolare che ha fatto drizzare le antenne perché di fatto i rilievi nell’hotel occupato erano già stati fatti nei giorni scorsi. Hanno preso lo spazzolino di Kataleya, come si diceva, ma forse hanno fatto anche altro. Dal riserbo degli inquirenti filtra una parziale conferma: ieri si sono aggiunti altri elementi alla vicenda, che hanno reso necessario l’intervento degli specialisti della scientifica.
Subito dopo pranzo i carabinieri sono tornati per prelevare Miguel Angel Romero, il padre di Kata, e portarlo negli uffici al settimo piano del Palazzo di giustizia, dove per due ore ha risposto alle domande dei magistrati mentre gli avvocati aspettavano fuori. Poi per un’ora è toccato a Kathrina Alvarez. Non possono dire che cosa hanno raccontato. La versione ufficiale è che hanno rimesso in ordine quanto già dichiarato nei giorni scorsi ai carabinieri, ma certamente i loro racconti sono stati messi a confronto per capire se ci sono incongruenze. Ieri sera non sono tornati in via Maragliano, sono stati portati in un posto più tranquillo, messo a disposizione dai servizi sociali del Comune.
All’uscita sono sembrati due ragazzini un po’ spaesati, finiti in una storia più grande di loro. Una storia a cui però manca ancora un elemento fondamentale, l’eventuale movente di chi ha portato via la piccola Kataleya. Si è parlato di dissidi legati al pagamento di somme per ottenere una stanza nell’ex albergo, una pratica di cui parlano molti e che possiamo dare per certa, ma che non sembra abbastanza importante da giustificare il rapimento di una bambina o qualcosa di peggio. Il buco nero che ha inghiottito Kata sabato pomeriggio sembra più una vendetta per qualcosa che ancora non sappiamo e che forse sanno soltanto Miguel Angel e Kathrina. Intanto alcune decine di peruviani hanno sfilato ieri sera dal Duomo fino a Palazzo Vecchio per tenere accesa la fiammella della speranza, una fiammella sempre più labile.
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