Il Tirreno

Toscana

Onorevole mamma

di Alice Benatti

	Sopra la deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello mentre allatta Federico durante i lavori alla Camera
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Sopra la deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello mentre allatta Federico durante i lavori alla Camera

Gilda Sportiello è la prima parlamentare ad allattare alla Camera. «Esiste un tabù molto radicato in Italia, si deve lavorare per abolirlo»

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La foto in un cui tiene al seno il piccolo Federico, di tre mesi, seduta in uno scranno a Montecitorio, ha fatto il giro dell’Europa. Un gesto naturale che, eppure, ha squarciato un velo di tabù. È stato rivoluzionario, nel Belpaese. Perché la deputata Gilda Sportiello, 36 anni, del Movimento 5 stelle, è stata la prima parlamentare italiana a partecipare ai lavori della Camera allattando il proprio bebè. La novità, introdotta lo scorso 15 novembre, fa seguito all’ordine del giorno "sulle modalità di partecipazione delle deputate madri ai lavori parlamentari" presentato durante una riunione della Giunta per il regolamento di Montecitorio proprio da Gilda Sportiello, a cui a distanza di una settimana abbiamo chiesto di tracciare la portata di questo cambiamento.

Come mai nessuno prima ha trovato il modo per permettere alle deputate di partecipare ai lavori in Aula insieme ai loro figli? Se posso chiedere: era già incinta quando ha iniziato questa battaglia?

«In realtà è un percorso che parte da lontano. Già altre deputate, prima di me, avevano provato in diverse legislature a proporre un cambio del regolamento della Camera. Io ci sono riuscita perché, grazie ad alcune modifiche intervenute a seguito del Covid e al taglio dei parlamentari, ho potuto proporre una soluzione - formulata nell’ordine del giorno presentato nella passata legislatura - che prevede postazioni dedicate in Aula alle mamme che devono allattare. Quindi la proposta non nasce solo da me: ci hanno lavorato anche le mie colleghe Paola Carinelli e Valentina D’Orso. Quando l’ordine del giorno è stato approvato non sapevo neppure di essere incinta, quindi l’atto prescinde dal mio stato».

Si aspettava che l’immagine di una neomamma che allatta il proprio bambino, seppure all’interno della massima istituzione italiana, ricevesse una tale eco mediatica?

«Il problema, secondo me, deriva proprio da questo: l’evento è stato accolto come eccezionale quando dovrebbe essere la normalità. Io non ho fatto altro che nutrire mio figlio in un momento in cui lui ne ha ancora bisogno, quando la maggior parte delle donne, intorno al terzo mese, sono costrette ad interrompere precocemente l’allattamento al seno perché devono rientrare al lavoro e non hanno possibilità di scelta. Così si nega un diritto fondamentale alla madre e al bambino».

Al di là dell’applauso dell’Aula e del benvenuto dato a lei e suo figlio, è convinta che la maggior parte dei colleghi deputati pensi davvero che possa svolgere bene il suo lavoro con un bimbo così piccolo?

«Sì, c’è stato un plauso e la maggior parte dei colleghi hanno accolto con favore questa novità. Anche se qualcuno ha mosso qualche critica, nel proprio intervento. Io però sono convinta ci sia ancora un tabù molto radicato nel nostro Paese e che si debba lavorare per abolirlo. Quanto accaduto alla Camera va in quella direzione». Come si sente all’idea di aver fatto da apripista a colleghe che in futuro avranno la sua stessa necessità? E, soprattutto, pensa avrà un impatto, fuori dal Parlamento sulle lavoratrici italiane?«Il mio allattamento in Aula non è soltanto un particolare evento mediatico o un curioso dato statistico ma un fondamentale precedente perché la Camera dei deputati svolge un ruolo da apripista per il mondo fuori. Il messaggio fondamentale, però, deve essere questo: non è tanto importante che oggi a Montecitorio si possa allattare, quanto che, se è consentito nella massima istituzione del Paese, in nessun altro luogo di lavoro dovrebbe essere impedito. Nessuna donna, in nessun altro luogo, deve essere privata di questa possibilità. Il fatto che sul posto di lavoro, qualunque esso sia, ogni donna abbia uno spazio dedicato all’allattamento del proprio bambino non può essere un privilegio per poche, ma deve diventare la normalità».

Maternità e lavoro: a che punto siamo, secondo lei, nel percorso di conciliazione fra famiglia e professione?

«L’Italia sconta una carenza annosa sul fronte della disponibilità di asili nido, anche con grandi disparità territoriali. La mia Regione, la Campania, purtroppo ne conta pochissimi: è un problema gravissimo, che va affrontato. Per questo i fondi del Pnnr, che riguardano in particolare la costruzione di nuovi asili nido, non devono assolutamente andare dispersi. Perché è un’emergenza per questo Paese. Ci sono donne che non possono contare su un diritto che dovrebbe essere soddisfatto dallo Stato. Mi auguro che la coralità con cui tutta l’Aula ha accolto questa novità si dimostri anche nei fatti quando andremo a fare le nostre proposte di miglioramento sia dei percorsi nascita che dei percorsi per i rientri al lavoro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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