La manifestazione
Ricalcolo, ecco i casi più frequenti
Dalle nuove nascite all’adeguamento all’inflazione, dalle famiglie numerose ai cambiamenti normativi. La riduzione del reddito potrebbe avvenire se un figlio ha trovato un lavoro sopra i 10mila euro l’anno
Il caso più comune di ricalcolo dell’Assegno unico universale è quello in cui ci siano state (o ci sarebbero dovute essere) delle variazioni nella Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). Un primo esempio può essere quello in cui sia avvenuta una nuova nascita, aumentando in questo modo il numero di figli per cui si percepisce un sostegno economico. In questo caso, con la presentazione di una nuova Dsu entro 120 giorni dalla nascita del bambino, si ha diritto alla liquidazione dell’assegno anche per il settimo e l’ottavo mese di gravidanza. Un altro, che invece potrebbe portare a una riduzione dell’assegno, è quello in cui un figlio abbia trovato un impiego con retribuzione superiore a 10.000 euro annui, facendo così decadere le somme a lui relative.
Un altro caso comune può essere dovuto all’adeguamento degli importi dell’Assegno unico all’inflazione. A inizio anno, sia gli importi che le soglie Isee che determinano il valore delle componenti dell’Assegno unico hanno subito una rivalutazione in base all’indice dell’inflazione, calcolata in questo caso all’8,1%. In questo modo, l’importo massimo per un figlio minorenne, corrisposto per Isee inferiori a 16.215 euro, passa a 189,20 euro, mentre quello minimo, spettante agli Isee superiori a 43.240 euro, diventa di 54,10 euro. In questo caso il ricalcolo riguarderà prevalentemente le mensilità di gennaio e febbraio 2023.
Un terzo caso si può presentare nei casi in cui i controlli dell’Inps abbiano evidenziato una discordanza dell’Isee rispetto a quanto dichiarato dai componenti del nucleo familiare. Allo stesso modo, i conguagli che verranno erogati nel cedolino di maggio terranno conto anche di eventuali rettifiche dell’Isee relative al 2022 presentate dai Caf.
Gli altri casi per cui può avvenire una variazione della somma percepita a partire dall’assegno di maggio riguardano invece le progressive modifiche e aggiunte alle maggiorazioni previste.
Un errore contemplato dall’Inps nel messaggio numero 1947 del 26 maggio è quello relativo all’indebita percezione della maggiorazione per nuclei familiari con entrambi i genitori aventi un rapporto di lavoro. Nel caso in cui questa maggiorazione (del valore massimo di 30 euro nel 2022 e di 32,40 nel 2023) sia stata indebitamente assegnata a nuclei familiari monogenitoriali, la somma versata fino a quel momento verrà recuperata. Sono esclusi i nuclei monogenitoriali in cui uno dei coniugi, avente contratto di lavoro, sia venuto a mancare. Questi mantengono infatti la suddetta maggiorazione fino a cinque anni dopo il decesso.
Un esempio di ricalcolo in positivo per i cittadini riguarda invece l’incremento della maggiorazione transitoria per la presenza di un figlio disabile nel nucleo familiare, introdotto dal 4 agosto 2022. Tale incremento aveva un valore di 120 euro nel 2022, salvo poi essere ridotto a due terzi, ovvero 80 euro, per il 2023, come previsto dalle disposizioni per la progressiva eliminazione della maggiorazione transitoria.
Un’altra variazione riguarderà le maggiorazioni relative ai nuclei familiari numerosi e ai figli successivi al secondo. Le famiglie con almeno quattro figli hanno infatti diritto a una maggiorazione che nel 2022 ammontava a 100 euro, mentre nel 2023 è salita a 150 euro. Per ciascun figlio oltre al primo è inoltre prevista la corresponsione di 85 euro, diventati 91,60 euro dal gennaio 2023. Nei casi in cui, a causa di nuove nascite o variazioni dell’affidamento dei figli a genitori separati, si sia venuta a creare una discrepanza tra quanto dovuto e quanto effettivamente percepito, questa verrà colmata a partire dall’assegno di maggio.
È poi previsto il ricalcolo di eventuali somme erroneamente erogate ai nuclei percettori del reddito di cittadinanza. In questo caso, le somme del Rdc relative ai figli vengono sostituite da quelle previste dall’Assegno unico, le quali possono poi essere divise tra i due genitori. Un’ipotetica separazione dei genitori, e il conseguente allontanamento di uno dei due dal nucleo familiare, avrebbe determinato la decadenza del diritto all’Assegno unico per il genitore allontanato, la cui quota sarebbe invece dovuta tornare a quello a cui venivano affidati i figli.
Infine, l’ultimo caso contemplato nella lista delle casistiche (non esaustiva) pubblicata dall’Inps il 26 maggio, riguarda i casi in cui sia la richiesta dell’Assegno unico che la Ddu siano state presentate entro il 30 giugno 2022, ma l’importo dell’assegno sia stata comunque calcolato al minimo per alcune mensilità. In questo caso, i percettori troveranno nel cedolino di maggio la differenza tra quanto loro spettante e le mensilità erogate al minimo.
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