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Bambina scomparsa a Firenze: liti, violenza e alloggi di fortuna nell’ex hotel occupato da mesi

di Valentina Tisi
Bambina scomparsa a Firenze: liti, violenza e alloggi di fortuna nell’ex hotel occupato da mesi

Le stanze doppie riservate alle famiglie, le singole a chi è solo. L’insofferenza dei vicini, gli interventi sempre più frequenti della polizia

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FIRENZE. Un’ampia sala al piano terra, un ambiente comune, dalle grandi piastrelle color crema sul pavimento che contrastano col rosso mattone della tinta delle pareti e il bianco del soffitto. Al di là della vetrata da lì si vede il giardino interno. Quel giardino che forse per gli occupanti arrivati circa un anno fa negli spazi dell’ex hotel Astor rappresentava un angolo di bellezza da donare ai propri figli e che adesso, dopo la scomparsa della piccola Kata, che in quel cortile giocava pochi minuti prima di sparire nel nulla, è solo un altro anfratto di quell’inferno che il vecchio albergo al numero 101 di via Maragliano è diventato.

L’occupazione

Rispetto al settembre dello scorso anno, quando un’ottantina di persone decisero di occupare lo stabile abbandonato, alcune cose sono cambiate. Non si entra più dal portone contornato da mattoncini grigi su cui campeggia ancora la grande scritta, adesso un po’ sbiadita, Hotel Astor. Quella porta adesso è sbarrata dall’interno. Per entrare bisogna girare intorno all’edificio giallo, passare davanti alla fila di finestre marroni che si ripetono per tre pani in altezza, ognuna con delle tende diverse dalle altre, e svoltare l’angolo su via Boccherini. Davanti alla fila di cassonetti c’è il secondo ingresso, quello che adesso viene utilizzato abitualmente. Da qui alzando lo sguardo si vede la scala esterna, col corrimano arrugginito e più in alto i terrazzi con le grate, arrugginite anch’esse, e una tettoia in pessime condizioni. Questo l’ambiente che da circa un anno la piccola Kata chiama casa. All’interno un lungo corridoio con la mattonelle grigie a comporre il pavimento, i muri dipinti di rosa e le placche per interruttori ingiallite, su cui si affacciano una dopo l’altra le stanze, diventate gli appartamenti di questa comunità che ha scelto di vivere nello stabile. Comò, comodini, armadi di legno, sedie e tavolini trovati in giro per l’albergo sono stati presi dagli occupanti in base alle esigenze, così come sono state suddivise le camere: le doppie a chi ha famiglia, le singole a chi è solo. Tracce del vecchio hotel si vedono ancora in qualche dettaglio, nei piccoli quadri appesi alle pareti, nelle lampade gialle ai lati dei letti dalle testate di legno. Ma ovunque regna il disordine, coperte gettate alla rinfusa sui letti, bagni strabordanti di oggetti. La vita vera di quasi cento persone, con i ritmi e le sregolatezze degli occupanti, che modella a propria immagine gli spazi dell’hotel. Quegli spazi che in quasi un anno di occupazione hanno visto anche scontri violenti tra gli abitanti, episodi che hanno spaventato e fatto arrabbiare i residenti delle case vicine, sempre più esasperati ma allo stesso tempo addolorati per il modo in cui si sono accesi i riflettori su quelle segnalazioni che fanno da tempo: «Qui ormai la polizia viene quasi tutti i giorni, appena venti giorni fa un uomo è volato da una di quelle finestre. Lo diciamo da mesi che la situazione è insostenibile là dentro. Ma i bambini no, ai bambini queste cose non devono succedere».

Sgombero necessario

Sul posto è arrivato ieri anche il sindaco di Firenze Dario Nardella insieme all’assessora al welfare Sara Funaro. Sindaco che fin dallo scorso anno insisteva affinché la palazzina fosse sgomberata. «Stiamo lavorando con l’assessora Sara Funaro - aveva detto il primo cittadino a settembre del 2022, all’indomani dell’occupazione - per dare immediatamente una soluzione decente di accoglienza per queste persone, e soprattutto farci carico delle donne e dei bambini. Le occupazioni sono comunque sempre atti illegali e, da quando sono sindaco, noi abbiamo sempre operato nel segno della legalità, realizzando gli sgomberi necessari, senza mai dare adito a scontri, a violenze, ad atti di forza, ma trovando sempre soluzioni socialmente sostenibili. Ed è quello che faremo anche per via Maragliano». Una dichiarazione a cui aveva fatto seguito l’annuncio di un colloquio con il prefetto per risolvere la situazione degli occupanti. Soluzione che però, nonostante la presa di posizione del sindaco e la sollecitazione al prefetto non era ancora arrivata. Intanto la situazione all’interno dell’ex Astor è peggiorata sempre di più, quella che un anno fa sembrava la via di uscita per famiglie rimaste senza un tetto è diventata quasi una prigione da cui liberarsi era sempre più difficile, dove i bambini vivono in spazi in cui regna il degrado, non dignitosi e dove soprattutto il contatto con elementi pericolosi e violenti è praticamente quotidiano. Lo scorso mese anche la famiglia di Kata era stata coinvolta in una lite con altri occupanti ed era stata costretta a chiudersi in camera per sfuggire alle violenze.

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