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Al Gran premio del sessismo Sky sospende i suoi opinionisti

di Giorgio Billeri
Al Gran premio del sessismo Sky sospende i suoi opinionisti

Sky sospende due opinionisti dopo i commenti sessisti nella F1. Dirette troppo lunghe, parole in libertà e lo sport ancora maschilista

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Vetero-goliardia, certo. Censurabile, figlia di altra epoca, quando il sessismo non esisteva: era nelle cose, accettato, immanente. Commentare l’aspetto fisico di una donna era esercizio naturale tra compagni di classe, commilitoni, colleghi di lavoro. Se l’oggetto delle attenzioni poteva adombrarsene, poco male: così era e doveva essere, in saecula saeculorum.

La vetero-goliardia, oggi declinata a giusta ragione come sessismo, resta un deprecabile vizio anche quando non fa notizia. Diventa caso, fenomeno, deriva quando viene amplificata dalla televisione. Quando centinaia di migliaia di persone sentono i due commentatori di Sky, Matteo Bobbi e Davide Valsecchi, allegramente discettare, invece che degli affanni della Ferrari o del Drs di Verstappen, del fondoschiena di una biondissima donzella che si aggirava nel paddock subito dopo l’arrivo del Gp di Barcellona. «Volevo dire a David - celia Bobbi dallo studio _ che dietro di lui c’è un bel pacchetto si aggiornamenti, se si gira», giocando sulle varianti inserite dalla Rossa di Maranello (gli aggiornamenti, appunto). «Li conosco - replica l’altro, giocondo, a pochi passi dalla linea del traguardo _ putroppo mi hanno detto che non posso testarli». Il siparietto, malinconico se non fosse smaccatamente offensivo, va rigorosamente in diretta su Sky. Con Federica Masolin, storica inviata a bordo pista, che sgomma via dall’imbarazzo cercando di metterci una pezza. «Ma possiamo sentire un’intervista invece di guardare questi due?». Brava, bis: elegante e ferma, distante e gelida il giusto. Basta ai compagnoni catodici per frenare la sgasata ormonale? Non sia mai. «Io se torno a casa prendo un sacco di mazzate», cinguetta Bobbi chiedendo perdono preventivo a chi lo aspetta per la sua bravata. La chiosa di Valsecchi, che è stato buon pilota tra test e Formula 2, è la ciliegina su una torta immangiabile: «Ho già fatto due volte l’operazione per gli occhi perché ho perso la vista fin da bambino a guardare quelle cose». Bandiera a scacchi, finalmente finisce questo brutto Gp di volgarità.

La direzione di Sky, irritata e basita, ha sospeso i due commentatori, il loro microfono resterà ai box nel prossimo Gp del Canada. Le scuse, ovvie e scontate, sono arrivate subito dalla coppia, che è venuta a Canossa sottolineando come non fosse loro intenzione offendere la sensibilità di tante persone, soprattutto donne. Certo, ma il danno, lo scivolone etico e d’immagine, soprattutto, resta.

La paura del silenzio

Saremo anche passatisti, ma immaginate Mario Poltronieri, ciuffo phonato e doppiopetto, lanciarsi in apprezzamenti sulla ragazza del paddock? Lui, tra i Settanta e gli Ottanta, commentava sulla Raila Formula 1 con quella voce piana da ragiunatt lombardo, e spesso veniva sopraffatto dal rombo devastante dei motori: in agguato c’era il rischio pennichella per il telespettatore, certo, ma la sua eleganza e quella di Ezio Zermiani, garbatissimo kamikaze di bordo tracciato, erano davvero di un altro mondo.

Il problema del giornalismo televisivo di oggi, non solo della Formula 1, è l’horror vacui, la paura delle pause, il terrore del silenzio. La parole devono coprire sempre tutto e comunque, anche se si tratta di quisquilie.

Bulimia delle parole

La seconda voce nel calcio, a volte debordante e stordente, va in questa direzione, anni luce dalle garbate pause di Pizzul e Martellini. Nel basket, non solo quello italiano, qualsiasi intervallo generato dal tempo effettivo è palestra di commenti tecnici, spesso pescando a piene mani da testi tecnici incomprensibili al volgo. Nel ciclismo si trasmette integralmente la tappa, anche fino a sei ore di biciclette che si stotolano sull’asfalto: il rischio topica è sempre dietro l’angolo. Si parla sopra l’altro e se stessi, in nome della bulimia sportiva nata dalle tv on demand. Figurarsi se la F1, Circus per eccellenza, poteva fare eccezione: collegamento dalla mattina, quindi l’approccio alla gara, i piloti che si vestono, i meccanici che tolgono il "cappotto" alle monoposto. La gara, il post. Ore e ore di diretta: alla fine la stupidaggine scappa, come la voglia di essere simpatici cercando sponda in un pubblico ancora a schiacciante maggioranza maschile.

Lo sport al maschile

Sì, perchè quasi esclusivamente maschile è la fruizione dello sport : le "ombrelline" che riparano dal sole, sorriso a 32 denti e abitino succinto, i dioscuri della Motogp. Le ragazze arrampicate sul tacco 12 che, sin dalla notte dei tempi, espongono il cartello del round al pubblico della boxe col testosterone alle stelle (lo hanno inventato gli americani, of course, ma noi abbiamo fatto presto a importarlo); le miss del ciclismo, fortunatamente messe da parte da qualche anno, costrette a baciare il sudatissimo vincitore; le ragazze del paddock nella Formula 1, alcune pagate per fare, letteralmente, tappezzeria. E che dire del calcio: da quando alcune giornaliste, mediamente più brave dei colleghi maschi, si sono affacciate sul campo per interviste pre o post partita, apriti cielo: il maschio alfa sui gradoni si è sentito defraudato, e quindi via ai coretti da caserma (Diletta Leotta, che non ha colpa della propria avvenenza, ne è il bersaglio preferito). Solo uno sport sembra salvarsi dal pericolo sessismo, ed è il tennis: qui ci si limita ad inquadrare la fidanzata di turno che applaude: acqua fresca, di fronte agli "aggiornamenti" di Bobbi e Valsecchi.

Strada lunga

Lunga è la strada che porta all’abbattimento di certe tribali abitudini e alla parità effettiva nel mondo dello sport. Magari non potremo mai avere muscolatissimi "ombrellini", o modelli che baciano il ciclista che arriva primo al traguardo, né un uomo in perizoma che mostra il cartello del round nella boxe. Ci accontenteremmo di cronache più sobrie, piu rispettose, più corrette. E magari più corte, perchè no: tornare ai sonnellini con Poltronieri non si può. Avere più rispetto, forse sì.

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