Il Tirreno

Toscana

Figli di un’altra scuola

Nevio ed Edoardo, gli allievi di don Milani lo ricordano nel centenario: «Il Maestro che ci cambiò la vita»


	Da sinistra Nevio Santini ed Edoardo Martinelli
◗
Da sinistra Nevio Santini ed Edoardo Martinelli

Le testimonianze commosse e piene di gratitudine di chi a Barbiana ha studiato

3 MINUTI DI LETTURA





La testimonianza di due alunni di don Lorenzo Milani nel centenario della nascita del sacerdote che a Barbiana portò ostinatamente avanti l’idea di un’altra scuola. Nel 1954 fondò l’istituto per i figli dei contadini

IL RACCONTO DI NEVIO SANTINI

«Quattro chilometri a piedi, tutti i giorni. Si cominciava alle 8-8.30 e si finiva alle 19-19.30. A Natale e a Pasqua mangiavamo in famiglia, poi chiedevamo ai nostri genitori di portarci lassù. A Barbiana. A scuola». Nevio Santini, 75 anni, originario di Vicchio, ha frequentato la scuola di don Milani dal 1961 al 1966.

«La visita del presidente della Repubblica – dice – mi ha provocato la stessa, enorme, emozione di quella di papa Francesco, il 20 giugno del 2017. Il fatto che due personalità tanto importanti vengano qua a rendere omaggio a don Milani è la testimonianza di quanto sia stata grande la sua opera». Santini prosegue: «Andai da don Milani, a Barbiana, perché era la scuola più vicina e si poteva raggiungere a piedi. Nel territorio era l’unica dove era possibile conseguire il diploma di terza media o il terzo avviamento industriale». Luogo d’istruzione, ma anche di crescita .

«Barbiana mi ha aperto un mondo – continua Santini –, per noi figli di contadini e di operai, nati in campagna, quella scuola è stato un fulmine a ciel sereno che ci ha permesso di imparare a leggere, scrivere, ma anche a farci una cultura, a capire cosa stava accadendo attorno a noi». Cuore grande, insegnante severo. Don Milani sapeva come gestire quei ragazzini che passavano le giornate a Barbiana, tra articoli di giornale , confronti su temi di attualità e ricerche nei volumi. «Tutti dicevano che era severo – racconta Nevio Santini –, ma era anche spiritoso. Bisognava comportarsi in un certo modo. Arrivai lassù e ci trovai 25 giovani, ma diventammo nell’arco di poco tempo una quarantina. Nei mesi estivi, poi, arrivavano altri ragazzi rimandati o bocciati in altre scuole. Perché a Barbiana si imparava sempre qualcosa»

IL RACCONTO DI EDOARDO MARTINELLI

Dal 1954 al 1967. Sono gli anni in cui la scuola di Barbiana ha vissuto attraverso l’opera di don Milani. Prima che il sacerdote si ammalasse. Il 26 giugno del 1967 la morte del Maestro. Quel giorno terribile, accanto a lui, c’era Edoardo Martinelli.

«Sono arrivato a Barbiana nel 1964. I miei genitori da Rho, nel Milanese, mi mandarono da don Milani perché sapevano che lì avrei potuto formarmi come uomo, imparando nel frattempo tutte quelle nozioni che si apprendono normalmente a scuola. E poi sono rimasto lì, anche dopo l’età scolastica. Ho visto da vicino il rapporto di don Milani con la morte».

L’ex alunno di Barbiana, poi, si sofferma su un momento che gli è rimasto particolarmente impresso nella mente. «Capitava anche che lo seguissi in alcuni dei suoi rari spostamenti – racconta Edoardo Martinelli, riprendendo una testimonianza scritta da lui sul sito ufficiale che raccoglie i ricordi dei ragazzi cresciuti con don Milani –. Uno di questi brevi viaggi, in cui mi aveva portato con sé a Firenze, è per me indimenticabile. Durante il percorso in macchina attraverso il Mugello, a finestrino aperto, mi aveva dato alcune istruzioni e spiegato la mappa della città. Lasciatomi in San Marco a visitare le celle affrescate dal Beato Angelico, andò a fare la terapia, da lui definita “bombardamento ai raggi x”. La malattia se lo è portato via velocemente».

Ma come si svolgevano le lezioni a Barbiana? «La mattina aspettavamo che arrivassero in paese la corrispondenza e i giornali. Poi, insieme, noi ragazzi e don Lorenzo sfogliavamo il quotidiano e leggevamo gli articoli che trattavano i temi più importanti. E se qualcuno non conosceva una parola, procedevamo con ricerche sul dizionario Treccani. Don Milani era così. Un Maestro, non un professore». 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web