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La testimonianza

Dodici anni e causa in Europa per riavere l’appartamento: l'odissea di un padre

di Sara Venchiarutti
Dodici anni e causa in Europa per riavere l’appartamento: l'odissea di un padre

L’Asppi: «Lo Stato si faccia garante dei canoni di locazione»

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La principale paura è la morosità. Perché si traduce in mesi, a volte anni, senza il canone d’affitto. In casi limite possono arrivare addirittura a 12. Poi viene il timore di ritrovarsi un’abitazione rovinata, distrutta. Ma il primo, principale pensiero è che gli inquilini a un certo punto smettano di pagare l’affitto.

E «la paura del proprietario – spiega Marco Serni, presidente di Asppi (Associazione sindacale dei piccoli proprietari immobiliari) di Firenze – è legata al tempo: un anno di mancato affitto è già una perdita rilevante. Spesso bisogna aggiungere anche le spese legali, che non sono basse. Per questo, prima di andare dal giudice, si cercano altre strade per risolvere il problema». E il risarcimento per eventuali danni? «Raro che si richieda: bisogna fare un’altra causa civile (con relative spese) e non sempre il giudice dà una sentenza favorevole al proprietario, soprattutto nei casi di difficoltà», spiega Sirio Grassi, presidente di Asppi Livorno.

Di solito, continua Serni, «passa un anno fra la convalida e l’esecuzione dello sfratto». Ma tra udienze e rinvii «possono diventare anche due, prima di rientrare in possesso dell’immobile. Se poi – spiega Grassi – c’è un minore o una persona con disabilità, è (giustamente) più difficile. Possono volerci anche cinque, sei anni. Una volta abbiamo trattato un caso limite: un padre aveva affittato l’abitazione della figlia che, dopo essere rimasta incinta, aveva bisogno di quella casa. Dopo 12 anni abbiamo dovuto fare ricorso alla Corte di Strasburgo per liberarla».

Ecco perché il punto dolente alle fine «non è tanto il sistema, ma la sua lunghezza», dice Serni: «se il procedimento di sfratto – spiega – durasse meno il problema non sussisterebbe. Invece per eseguire lo sfratto l’ufficiale giudiziario ha bisogno dell’assistenza della forza pubblica (polizia e carabinieri), messa a disposizione dal prefetto. Il punto è che ci sono pochissime pattuglie al giorno dedicate a questo. Si potrebbe eseguire lo sfratto anche al primo accesso, ma è difficile avere la forza pubblica». E più grande è città, più grossi sono i problemi. «Ci sarebbe bisogno di più personale, ma qui c’è anche la volontà politica di non esagerare con la velocità: si rischiano tensioni sociali», sottolinea Serni.

Perché se spesso questa è l’unica strada per un proprietario per tutelarsi, dall’altra parte ci sono difficoltà concrete. A cui le politiche sociali non riescono a far fronte. Con ripercussioni sul mercato degli affitti. «Da un lato – dice Grassi – siamo consapevoli del forte disagio abitativo, dall’altro c’è la necessità di riscuotere il canone di locazione. La risposta non deve essere data dal singolo proprietario, ma dall’amministrazione pubblica. Grazie al sostegno del Comune siamo spesso riusciti a ridurre i canoni di affitto alle famiglie in difficoltà, ma da quest’anno lo Stato ha annullato i finanziamenti da dare ai territori per questo».

Ecco perché il problema è destinato a peggiorare. «Non chiediamo – continua Grassi – strumenti vessatori. Non è vero che gli affitti sono aumentati: è più difficile pagarli. Chiediamo che lo Stato ci dia garanzie per il pagamento da parte di chi è in difficoltà». Intanto «ci stiamo mobilitando – spiega Grassi – per proporre a ogni comune una gestione anche finanziaria della ristrutturazione di tutti i metri cubi di immobili pubblici non utilizzati. Solo a Livorno ce ne sono 800mila metri cubi. La domanda di alloggi sociali è elevata rispetto alla disponibilità».

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