Gioco
Elezioni comunali, in Toscana il centrosinistra cerca il ribaltone: domani tre capoluoghi al voto
Oltre 320.000 toscani alle urne domenica e lunedì. Si vota a Pisa, Massa e Siena, tutte governate dal centrodestra penalizzato dalle divisioni. I risultati saranno destinati a cambiare gli equilibri politici
In ogni caso, i risultati saranno destinati a cambiare gli equilibri politici. Sia a destra che a sinistra. Perché quello di domani e lunedì non sarà solo un voto amministrativo. O almeno, non sarà solo il voto per ridisegnare consigli comunali di città e piccoli e medi centri, ma darà indicazioni politiche e regionali. Sarà un test che andrà oltre le dimensioni comunali. E misurerà lo stato di salute sia del governo di destra - alla prima vera prova elettorale con i territori - sia del Pd “rinnovato” di Elly Schlein. Insomma, va al voto l’Italia che ha due donne come leader di maggioranza e di opposizione. E ci va anche in una Regione, come la Toscana, che ha un peso specifico importante. Di vero laboratorio politico. Con uno sguardo proiettato già al 2025, anno delle regionali, quando Fratelli d’Italia tenterà quello che non è riuscito alla Lega nel 2020: avere il primo governatore di destra in Toscana.
Domani e lunedì, dunque, urne aperte per eleggere il sindaco in quasi un terzo dei capoluoghi toscani, oggi governati dal centrodestra. Ma la partita va oltre: se il centrodestra è chiamato a contarsi dopo il successo delle politiche, con Fratelli d’Italia che punta ad invertire gli ultimi sondaggi che vedono il partito guidato da Giorgia Meloni in discesa, dall’altra parte il centrosinistra è chiamato a valutare l’effetto Schlein. Ma anche a pesare quella sorta di laboratorio che è diventata Pisa, dopo l’accordo Pd-M5S al quale l’ex premier Conte guarda con interesse. Se funzionerà potrà essere esteso alivello nazionale.
La tornata elettorale in Toscana sarà in ogni caso la prima prova del fuoco per la nuova segretaria del Pd che punta a riconquistare le ex roccaforti rosse: Pisa, appunto, Massa e Siena. E sarà la prima prova del fuoco anche per il nuovo segretario dei dem toscani Emiliano Fossi, che punta gli occhi anche sulla “sua” Campi Bisenzio. «Un voto per noi importante perché si inserisce in una fase di rilancio e di ricostruzione del nuovo Pd. È importante anche perché andiamo a votare nei tre capoluoghi che abbiamo perduto cinque anni fa e nei quali confidiamo di poterci giocare la partita fino in fondo per invertire la rotta», dice Fossi lanciando la sfida. Quella, cioè, che per il centrosinistra, come per il centrodestra, avrà una valenza nazionale.
«Un’occasione per mettere in campo un progetto di città, ma anche un punto di vista sul Paese», secondo Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana che, come Pd e M5S, punta lo sguardo soprattutto su Pisa «dove c’è l’occasione per cercare di cominciare a dare forza a una coalizione che per tempo deve attrezzarsi per offrire un’alternativa al Paese». Forse. Perché se per Pd e Sinistra italiana quella del “campo largo” dell’ex premier pisano Enrico Letta è una possibilità da estendere a livello nazionale, per M5s è invece basata sui «bisogni dei singoli territori».
«Siamo solo all’inizio di un nuovo percorso inaugurato da Giuseppe Conte e sarà necessaria perseveranza e impegno per ottenere risultati», sottolinea la consigliera regionale pentastellata Irene Galletti aprendo comunque alla possibile estensione della sperimentazione. Un tentativo, certo. Che a Siena e a Massa non è quagliato. Qui, infatti, le divisioni del centrosinistra diventano specchio della frammentazione del centrodestra. Che a Massa non si sono costano un duello diretto nel centrodestra (e spaccature nel centrosinistra) e a Siena un accordo a sinistra ricucito in extremis. Ma non a destra, atteso da una doppia sfida interna. Da una parte una sorta di prova del nove dopo il successo delle politiche, dall’altra la prova di forza di Fratelli d’Italia che tenterà di cannibalizzare l’elettorato, spostando ancora più a destra una coalizione che punta già alle regionali del 2025. Se per Luca Baroncini, coordinatore regionale della Lega in Toscana, quello di domani e lunedì non è un banco di prova, «perché le amministrative sono profondamente diverse dalle politiche», ma servirà a confermare «l’unità della coalizione del centrodestra al di là di dinamiche locali e personali», per Fabrizio Rossi, deputato e coordinatore regionale di FdI della Toscana, non ci sono dubbi.
«È sicuramente un banco di prova per il partito» perché «l’obiettivo è dimostrare che esiste una destra di governo toscana, quella destra che ha vinto in tanti Comuni, ha vinto nel Paese ed è una destra che si proietta verso la sfida delle regionali 2025». «E quindi – aggiunge – il voto di domani e lunedì sarà una prova non solo a livello locale e non solo per le singole città». E non una prova qualsiasi, quella che si giocherà in Toscana. Perché l’eventuale riconferma del centrodestra alla guida di uno dei due capoluoghi al voto in cui il centrodestra va unito (Pisa e Siena) avrà almeno due significati. Da una parte valuterà la “forza” della coalizione, con un conseguente stop al ritrovato entusiasmo nel Pd e nel centrosinistra, dall’altra parte i pesi all’interno dell’alleanza. Con FdI che sarà chiamata a “gestire” il successo delle politiche e a provare ad imporsi, anche a livello territoriale, sulla Lega. Quella, cioè, che cinque anni fa aveva spianato la strada alle storiche conquiste del centrodestra in Toscana.
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