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Madri lavoratrici toscane lasciate sole, 9 su 10 chiedono più flessibilità: «Costrette a rimandare la gravidanza e spesso a rinunciare alla carriera»

di Danilo Renzullo
Madri lavoratrici toscane lasciate sole, 9 su 10 chiedono più flessibilità: «Costrette a rimandare la gravidanza e spesso a rinunciare alla carriera»

Nella nostra regione solo il 10% delle lavoratrici riceve un supporto dalle aziende. La mancanza di sostegni rappresenta il principale ostacolo per conciliare i bisogni personali e l’occupazione

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Sognata, agognata, desiderata. Ma sempre più spesso rimandata. La gioia di una gravidanza si contrappone all’insoddisfazione di essere mamma. O meglio, ad essere una mamma lavoratrice.Perché conciliare lavoro e famiglia per una donna non solo diventa un’impresa, ma può trasformarsi anche in un peso. Anzi, in un malessere. Che, spesso, sfocia in un senso di colpa.

Questa, in sintesi, la fotografia delle mamme lavoratrici in Toscana e in Italia scattata da Me First, start up fiorentina di psicologi e psicoterapeuti, e LabCom, spin-off dell’Università di Firenze, con una ricerca che ha coinvolto quasi tremila mamme lavoratrici italiane con «l’obiettivo di esplorare il loro benessere» e comprenderne bisogni ed esigenze. E se nella maggior parte dei casi, la gravidanza è rimandata il più possibile, nel 42% dei casi le donne rinunciano ad una possibile carriera. Ultime, in ogni caso, ad entrare nel mondo del lavoro, le prime ad uscirne.

«Con un senso di colpa che spesso si trasforma anche in senso di inadeguatezza», sottolinea Cristina Di Loreto, psicologa e ideatrice di Me First. «Il benessere di vita delle donne con bambini nella fascia di età 0-6 anni – aggiunge – mostra un peggioramento rilevante dopo la maternità». Un’insoddisfazione a fronte di scarse politiche di welfare, supporti pubblici e aziendali. Il 91,7% delle mamme lavoratrici toscane che ha partecipato alla ricerca (285), dichiara la necessità di ricevere un supporto da parte dell’azienda per cui lavora (solo il 10,4% lo ha ricevuto).

Il 39,7% chiede una maggiore flessibilità lavorativa e l’attivazione di smart-working regolato e organizzato. Il bisogno di più tempo a disposizione, anche per alimentare hobby e passioni, è l’esigenza maggiormente rivendicata (nel 70% dei casi) perché nel 91,7% dei casi le donne toscane non hanno mai o quasi mai tempo per dedicarsi a un’attività di svago. Necessità che si accompagnano ai bisogni di servizi: maggiore opportunità di accedere ai nidi e agli altri servizi per l’infanzia (68,2%), sostegno emotivo e psicologico (36%). Il lavoro, quasi sempre, rappresenta una sorta di ostacolo.

O meglio, l’organizzazione del lavoro. Che nel 67,7% dei casi le mamme lavoratrici vorrebbero in qualche modo cambiare. Il 46% negli ultimi anni ha chiesto una modifica del contratto nel post maternità, ma solo il 25,6% ha ottenuto dei cambiamenti. In generale, le donne lavoratrici toscane con bambini nella fascia di età 0-6 anni, sono andate incontro ad un «peggioramento della loro vita e a una diminuzione notevole del benessere psicologico ed emotivo» sentendosi «poco apprezzate dalla propria comunità» e percependo in «scarso» il contributo che possono offrire. Condizioni, quelle delle donne toscane, leggermente migliori rispetto all’analisi nazionale e a quella dell’Emilia-Romagna, considerata regione “amica” delle mamme, ma «che portano a posticipare la maternità o a rinunciare ad una carriera lavorativa», sottolinea Moira Chiodini, presidente di LabCom. «Uno spaccato della condizione delle donne che richiama un tema, quello cioè di come sostenere le donne che scelgono di essere madri – evidenzia Alessandra Nardini, assessora regionale alle pari opportunità –. Questo deve essere un diritto, non un privilegio. Per garantirlo, in una società patriarcale che chiede tanto, ma offre poco alle donne, politica e istituzioni devono assicurare welfare ed efficienti misure di sostegno. Occorre però superare anche pregiudizi e stereotipi culturali. E questo si fa a partire dalle scuole».  

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