Il Tirreno

Toscana

Giovani e istruzione

Giudizi, non voti: le scuole toscane che sfidano l’ansia. I presidi: «Così si spiegano debolezze e punti di forza»

di Sara Venchiarutti
Giudizi, non voti: le scuole toscane che sfidano l’ansia. I presidi: «Così si spiegano debolezze e punti di forza»

La sperimentazione piace e si allarga: ecco quali sono gli istituti della nostra regione che hanno deciso di attuarla

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È il giorno in cui si riconsegna la verifica. L’ansia sale mentre la professoressa si avvicina al banco, foglio protocollo alla mano. Sopra c’è un quattro, in rosso. Ma può essere anche un otto, un sette, un cinque. Il voto numerico crea sempre apprensione negli studenti. E tra i corridoi, nelle aule, aumentano attacchi di panico, depressione, disagi alimentari. Fino all’abbandono scolastico. «Che in Toscana – avverte Alessandro Artini, presidente regionale dell’Associazione nazionale presidi – è molto elevato: al 14%, più della media nazionale (circa il 12%)».

Anche per questo in diverse scuole, pure in Toscana, si sta diffondendo la sperimentazione della scuola senza voto. Addio ai voti classici, in numeri. Durante l’anno le verifiche «hanno invece una descrizione di come è andata, quali sono i punti di forza o di debolezza, cosa si è fatto bene o cosa male, cosa c’è da migliorare», spiega Osvaldo Di Cuffa, dirigente dell’Iss Sassetti Peruzzi a Scandicci. Qui per l’anno scolastico in corso è stata introdotta la sperimentazione in due classi prime. Pure formate «da ragazzi turbolenti e con scarsa motivazione. Però – racconta il dirigente – sta andando bene: gli studenti non hanno quella tensione per le valutazioni, e nessuno dall’inizio dell’anno ha lasciato o cambiato indirizzo, cosa non comune nel professionale». Ora ci sarà il resoconto finale.

«Burocraticamente – aggiunge – alla fine del quadrimestre bisogna avere un voto, ma i ragazzi, consapevoli del percorso, non si meravigliano se il lavoro si traduce in un sette o in un cinque». E toglie l’ansia pure ad alcuni insegnanti, preda «del “non ho abbastanza voti” o “lo studente non ha recuperato”».

Anche all’istituto Marco Polo Cattaneo di Cecina sono state attivate lo scorso settembre tre sezioni “senza voto” al professionale. «I ragazzi in un primo momento – racconta la docente Giovanna Ruggiero – erano spaventati, non capivano cosa fosse, era come andare a svuotare di significato quella che era la valutazione. Poi abbiamo incontrato i genitori, spiegato qual era il fine, cioè creare una motivazione intrinseca. E ora sono entusiasti, più consapevoli». Togliere il voto «è solo un aspetto del come lavorare a scuola sulle competenze: il saper usare le conoscenze in tutti i contesti e ambiti. Le aziende – sottolinea la dirigente Anna Tiseo – chiedono questo, non guardano il voto».

E quello che si percepisce in regione è un interesse crescente per la sperimentazione . «Diversi colleghi – dice Di Cuffa – mi hanno chiesto informazioni, c’è stato un incontro in una scuola fiorentina interessata. Noi sicuramente la porteremo avanti. Altrimenti c’è solo l’obiettivo di arrivare a quel sei per non avere problemi coi genitori». Intanto all’istituto tecnico Marco Polo di Firenze «c’è una discussione in corso su questo. All’ultimo collegio dell’anno decideremo se attivare per il prossimo anno una sezione di scuola senza voti», dice il dirigente Ludovico Arte, il cui fratello per primo ha attivato la sperimentazione a Roma. Ora «è tempestato di chiamate da tutta Italia per informarsi». Non sono arrivate informazioni in tal senso alla dirigente dell’Ufficio scolastico di Lucca e Massa Carrara Donatella Buonriposi, che avverte: «Tanti anni fa fu introdotto un giudizio basato su dei criteri pre costituiti. Ma i genitori si lamentavano perché davano adito a troppe interpretazioni. E sono ritornati al voto, che dava una lettura immediata».

Eppure i dirigenti, consapevoli del crescente disagio giovanile, guardano con interesse alla sperimentazione. Con delle precisazioni. Salvatore Caruso, preside dell’alberghiero di Pisa e coordinatore provinciale dei dirigenti, si dice «non contrario, ma bisogna studiarla bene e incrementare il numero delle ore scolastiche con attività all’interno dell’istituto per compensare quello che i ragazzi dovrebbero fare per avere una valutazione». In ogni caso questa sperimentazione «non elude di per sé qualsiasi forma valutativa: a settembre – conclude Artini – gli studenti vanno promossi o meno. Stiamo attenti a non utilizzare dei palliativi. Insieme a questa riforma bisogna promuovere uno stile didattico personalizzato, innovativo, calibrato sulle persone. In quel contesto può avere senso togliere i voti».

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