Il presidente di Assocarta: «Non vogliamo sconti né aiuti ma fateci essere competitivi»
Lorenzo Poli: va pareggiato il differenziale dei costi energetici
L’imprenditore Lorenzo Poli è al vertice di Assocarta. Presidente, che fase state vivendo?
«Non facile. L’Europa e l’Italia stanno pagando un prezzo sotto il profilo della competitività. Soprattutto i settori di base, quelli energivori appunto. Il 2022 si è chiuso con un consumo apparente nazionale di carta in aumento del 3,5%, a dispetto delle problematiche dei mercati, confermando la vivacità che un materiale sostenibile e circolare come il nostro sta dimostrando. Tuttavia la produzione di carta e cartone in Italia è calata del 9% a fine 2022 dopo aver tenuto il passo allineato al 2021 fino ad estate inoltrata. A fronte di una contrazione della produzione, dalle carte per usi grafici (-13,2%) alle carte per imballaggio (-10%), alle carte speciali (-12,7%) a quelle per uso igienico-sanitario (+0,3%), sono cresciute le importazioni di prodotti in carta di oltre il 15%. Comunque, in termini produttivi l’Italia mantiene il secondo posto a livello europeo, dopo la Germania».
L’emergenza energetica è finita?
«Assolutamente no. Esauriti i picchi del 2022 che hanno superato di almeno 10 volte il costo abituale e storico, abbiamo oggi un prezzo che sembra più stabile ma che resta più del doppio del costo del 2021, prezzo con cui molti concorrenti extraeuropei stanno ancora lavorando. Negli ultimi 12 mesi lo strumento emergenziale dei crediti di imposta è stato essenziale e siamo molto grati agli ultimi due governi che lo hanno istituito. Ma il differenziale dei costi energetici con i concorrenti stranieri resta e deve essere pareggiato con strumenti ordinari e strutturali. Non chiediamo sconti o aiuti, chiediamo solo di essere resi competitivi come i concorrenti esteri, soprattutto quelli extra Ue, che producono carta e si avvantaggiano su un mercato in crescita, mentre i produttori italiani sono costretti a fermarsi».
Quali sono i mercati più promettenti?
«Durante la pandemia siamo stati dichiarati essenziali. La produzione italiana di carta e cartone abbraccia molte tipologie con risultati di eccellenza ad esempio nelle carte per uso igienico-sanitario che occupano il podio europeo. Oltre che secondo produttore di carta e cartone, l’Italia è anche il secondo utilizzatore di carta da riciclare, dopo la Germania. Le carte che si producono con carta da riciclare sono per lo più quelle per imballaggio. Carte che hanno avuto una forte espansione durante e nel post pandemia e che negli ultimi mesi hanno subìto una contrazione del 10% in parallelo al calo di utilizzo di carta da riciclare. L’industria cartaria italiana è riconosciuta nel mondo anche per la qualità delle sue carte grafiche e di quelle speciali».
Veniamo alla sostenibilità, parola per voi essenziale.
«La sostenibilità ambientale è sempre stata nel comparto un fattore strategico di sviluppo. L’utilizzo intensivo di energia nel paese europeo dove l’energia costa di più, da sempre spinge le cartiere verso una sempre maggiore efficienza energetica, raggiunta con fortissimi investimenti nella cogenerazione. Oggi il gas naturale che alimenta i nostri impianti di produzione combinata di calore ed energia elettrica (la cogenerazione) è una fonte di energia importante per la transizione in quanto strettamente legata all’economia circolare. Oltre l’80% della capacitià di riciclo in Italia è alimentata, infatti, da gas naturale. Stiamo però concentrando i nostri investimenti verso fonti alternative di energia come biometano e biogas che potrebbero venire immessi negli impianti di cogenerazione. Nell’imballaggio il tasso di riciclo della carta è già oltre l’80%. In generale, il tasso medio di consumo circolare (Cmu, cioè l’uso di materie prime secondarie) è al 62% nel settore cartario».
Come si pone il sistema dell’economia circolare rispetto al riutilizzo promosso dalla normativa europea sugli imballaggi?
«La proposta Ue di revisione della normativa sugli imballaggi mina l’eccellenza dell’industria del riciclo italiana, senza vantaggi per l’ambiente e la sicurezza igienica e alimentare. Ciò a causa della sua impostazione generale, che punta a una generale riduzione degli imballaggi, a prescindere dalla funzione d’uso e dai comportamenti dei consumatori: si pensi allo sviluppo dell’e-commerce. Ma anche a causa delle norme specifiche che spingono verso imballaggi riutilizzabili e impongono restrizioni specifiche sul monouso e lo fanno a prescindere da valutazioni di impatto ambientale che supportino tali restrizioni, dalle caratteristiche dei diversi materiali e dai risultati in termini di riciclo».
Innovazione e trasferimento tecnologico: quali sono le difficoltà che incontrano gli imprenditori?
«Siamo all’avanguardia nella raccolta e nel riciclo della carta, ma ora ci dicono che dobbiamo puntare sul riutilizzo e lasciar perdere il riciclo perché il riutilizzo è migliore da un punto di vista ambientale. Ma ciò non è dimostrato né ci spiegano come avverrà la sostituzione di un sistema con l’altro. Siamo all’avanguardia nell’efficienza energetica grazie a decenni di investimenti in impianti di cogenerazione, ma ci dicono che il gas è da bandire e che in pochissimi anni dobbiamo decarbonizzare usando sistemi che non sono disponibili. Siamo la nazione più appesantita dal sistema Ets di pagamento delle emissioni di CO2 - dove l’Europa prevede l’uso del 50% delle somme raccolte per investimenti e misure per abbattere le emissioni stesse - ma noi non sappiamo nemmeno dove circa 3 miliardi pagati in CO2 siano stati "appostati"».
Come sono cambiate le politiche di internazionalizzazione delle aziende con la guerra in Ucraina?
«L’Europa e quindi l’Italia hanno stoppato ogni forma di esportazione di prodotti cartari e trasformati verso la Russia. Ciò ha creato problemi alle aziende con pesi proporzionali all’esposizione verso quei mercati. Aggiungo che le strade che portano i prodotti russi in Europa sono infinite e non siamo riusciti ad intercettarle tutte. Finisce due a zero».
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