Gioco
Energia, trasporti, consumi d’acqua: «Ecco le tre sfide verdi di Lucart»
Parla Massimo Pasquini, presidente del colosso lucchese
Massimo Pasquini, presidente e amministratore delegato di Lucart fa parte di una famiglia storica del cartario lucchese. Un grande passato che però non può fare a meno di guardare al futuro – e non solo ai prossimi mesi. E il futuro non può che essere colorato di verde.
Quanto avvenuto negli ultimi anni ci ha messo tutti di fronte alle sfide della transizione energetica. Come affronta Lucart questa sfida? Quali progetti state mettendo in atto?
«Nei 70 anni di storia di Lucart, proprio quest’anno, infatti celebreremo il nostro anniversario, l’azienda è sempre stata all’avanguardia sui temi ambientali e vogliamo continuare ad esserlo. Sul cambiamento climatico stiamo facendo e continueremo a fare la nostra parte con importanti investimenti impiantistici e l’introduzione di nuove tecnologie per il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni. Non è un caso, infatti, che nel corso del 2022 – le anticipo alcuni dati che saranno presentati nel nostro diciottesimo rapporto di sostenibilità – abbiamo diminuito i consumi energetici specifici del 7,4 per cento e le emissioni di CO2 dell’8,9 per cento rispetto all’anno precedente. Uno sforzo davvero importante. Entro la fine del 2023 nei nostri stabilimenti andranno a regime altri impianti fotovoltaici che porteranno la nostra capacità rinnovabile a 7,5 MWh, in più quasi il 30 per cento dell’energia che acquistiamo dalla rete proviene da fonti rinnovabili certificate. Oltre a questo aumenteremo la percentuale di materie prime riciclate che utilizziamo e continueremo gli investimenti per minimizzare i consumi idrici, senza dimenticare l’importanza degli impatti degli imballaggi che già oggi sono al 100 per cento riciclabili o compostabili e che dovranno contenere sempre più materiale riciclato. Il nostro impegno vero è riconosciuto anche dalla certificazione Ecovadis, una delle più rigorose ed esigenti del mercato, che ci ha assegnato il livello platino, il più alto fra quelli esistenti. Nei prossimi mesi ci porremo ulteriori e impegnativi limiti di riduzione delle emissioni. Anche nel nostro settore, infatti, il greenwashing è sempre più diffuso e dobbiamo fare in modo che le nostre iniziative siano quanto più reali, efficaci e credibili».
Avete anche ricevuto finanziamenti per progetti Pnrr. Di che cosa si tratta?
«Abbiamo ottenuto un finanziamento di oltre 7 milioni di euro, il più alto nel settore carta, per poter aumentare con impianti innovativi l’utilizzo di carta da macero. Anche questa azione è mirata alla riduzione degli impatti ambientali e alla riduzione delle emissioni clima alteranti».
Lucart è un top player del cartario, in Italia e non solo. Quali sono le prospettive a medio termine?
«In questa fase così impegnativa e complessa il Gruppo conferma la sua fiducia nel futuro della carta e in particolare del tissue. Siamo ben posizionati in Europa con stabilimenti in Italia, Francia, Spagna, Ungheria e Regno Unito e offriamo un’altissima qualità del servizio e la massima completezza di gamma prodotti a tutti i nostri clienti. Ci attendiamo una nuova e più incisiva crescita nel settore del “fuori casa” con la ripresa del turismo post pandemia».
Recentemente avete acquisito un centro logistico in Francia. Quali sono le vostre strategie riguardo l’internazionalizzazione?
«Il nostro rafforzamento all’estero, in particolare in Francia, rientra in questa politica di espansione e crescita sul mercato francese, tedesco e del nord Europa. Il nuovo centro logistico ha una superficie utile di 22mila mq con possibilità di ulteriore espansione. Semplificherà anche il flusso logistico da e verso l’Italia».
Lucart ha messo molto impegno nella “scommessa” di passare parte della logistica da gomma a ferro. Qual è il bilancio di questa iniziativa? Quali sono le prospettive?
«Lucart ha sempre favorito il traffico ferroviario fin dalla realizzazione del raccordo ferroviario a Diecimo molti anni fa. Con questo spirito stiamo attendendo da anni la realizzazione dello scalo merci a Castelnuovo Garfagnana con il raccordo interno al nostro stabilimento per eliminare un numero importante di camion dalle strade della provincia e dalla città di Lucca. Purtroppo i tempi di realizzazione si stanno dilatando e anche sul lato del porto di Livorno affiorano problemi logistici e impiantistici non ancora risolti che non permettono di ricevere la totalità della cellulosa direttamente su carri ferroviari. Restiamo comunque ottimisti».
Veniamo al nostro territorio. Quali sono le esigenze che più ritenete impellenti per un’azienda come la vostra? Storicamente per il cartario si parla di sistema infrastrutturale dei trasporti e della necessità di poter chiudere il ciclo dei rifiuti: rimangono questi i punti dolenti o ce ne sono anche altri?
«I problemi sul territorio sono molti, alcuni di nuova generazione e altri oramai storici. La viabilità è assolutamente insufficiente sia per gli assi viari di cui oramai abbiamo perduto le tracce, sia per i collegamenti stradali con Pisa e Firenze, con gravi ripercussioni sulle tempistiche e sui costi logistici. Ma il problema che resta ancora irrisolto totalmente, con la miopia di Regione e Comuni è quello dello smaltimento degli scarti industriali. In questa fase di crisi energetica che non è ancora terminata se mai lo sarà nel futuro, avere la possibilità di creare energia dagli scarti sarebbe fondamentale per il settore e per i cittadini che potrebbero avere vantaggi importanti in termini di energia e calore gratis senza rischi per la salute. Altro problema è la carenza di personale qualificato che lavori in cartiera: è una mancanza gravissima, anche se ultimamente sono stati fatti passi avanti con scuole di formazione professionale e università».
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