Gioco
Biometano dalle acque di cartiera, la sfida green di “Modesto Cardella”
Il gas ottenuto sarà reinserito nella rete nazionale di Snam: in un anno può soddisfare il bisogno energetico di 1.500 utenze Impianto in esercizio entro l’estate
Produrre metano in grado di riscaldare un paese di 1.500 utenze per un anno, grazie al ciclo di “pulizia” delle acque di cartiera. Un esempio di economia circolare e recupero delle materie prime che arriva dalla cartiera Modesto Cardella, storico insediamento industriale a San Pietro a Vico, frazione a pochi chilometri da Lucca. Un’azienda, ricorda Rosaria Cardella, «che da più di 75 anni produce bobine di carta da ondulare che gli scatolifici adoperano per realizzare gli imballaggi. Ma già prima, nel 1908, su questo sito era presente una cartiera».
Una storia ultrasecolare che – come altre industrie del genere – ha a che fare quotidianamente con i problemi degli scarti delle lavorazioni. E se gli ingredienti della carta sono fibra di cellulosa e acqua, è proprio questo secondo elemento che è al centro dell’importante progetto di Cartiere Modesto Cardella. «Noi riutilizziamo l’acqua che entra nel nostro ciclo – spiega l’ingegner Gian Matteo Bessi, responsabile dell’utilizzo dell’energia – ma prima o poi deve essere depurata perché contiene sostanze organiche che se entrano in un corso d’acqua tolgono ossigeno all’ecosistema. Nell’area della fabbrica abbiamo un impianto di depurazione fin dall’inizio degli anni Ottanta, ma ora abbiamo deciso di aggiornarlo con una nuova sezione di trattamento anaerobico».
In sostanza, il carico organico dell’acqua verrà abbattuto in un silo verticale attraverso alcuni batteri, ottenendo acqua pulita e biogas, composto a sua volta da metano e anidride carbonica. Una tecnologia sul mercato già da una ventina di anni, ma che Cardella vuole utilizzare in maniera “circolare”: «Spesso il biogas viene bruciato, ma così è uno spreco. C’è chi lo utilizza per le esigenze del proprio stabilimento, ma nel nostro caso il fabbisogno è coperto e comunque l’incidenza di quanto prodotto sul consumo complessivo sarebbe irrisorio. Allora abbiamo deciso che il biometano che ricaveremo raffinando il biogas sarà “ripompato” dentro il condotto Snam a margine del nostro complesso».
Il gas, dunque, sarà rimesso in rete: una possibilità che riceve anche incentivi da parte dello Stato e che permetterà di non sprecare materia prima, peraltro ottenuta non da fonti fossili. L’impianto ha un valore complessivo di sei milioni di euro ed è realizzato anche grazie a un finanziamento di Intesa Sanpaolo: i lavori sono già iniziati e la messa in esercizio è prevista entro l’estate.
«Abbiamo calcolato che il gas che produrremo – dice Bessi – è equivalente al fabbisogno di 1.500 utenze. In ogni momento, comunque, nell’area non sarà presente una quantità di gas maggiore di quella di tre bombole e la sicurezza è garantita».
Già, la sicurezza. L’azienda ha presentato il progetto in un’assemblea pubblica e, come racconta Rosaria Cardella, si aspettavano domande su questo tema: «Invece non sono arrivate. Segno che spesso le persone sono più avanti di quello che pensiamo».
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