Gioco
Morto in un cantiere a 44 anni, il padre: «Ero nell'orto e fui pervaso da un qualcosa di inverosimile. Poi la notizia»
Federico aveva 44 anni ed era padre di due bambini, quando il 26 maggio del 2021 perse la vita mentre stava lavorando nel cantiere che stava costruendo una pista ciclabile a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto
GROSSETO. La sera, dopo il lavoro, Federico andava spesso a casa dei suoi genitori, Giorgio e Patrizia. Sul fuoco spesso c’era già qualche pentola a bollire. Allora si avvicinava, curioso, e chiedeva: «“Mamma, che c’è qui?”. E assaggiava. “Ma resta qua a mangiare”, gli diceva il babbo. “No, devo andare a casa, devo fare da mangiare alla mia famiglia”. Ci teneva», racconta Giorgio Regoli.
Non riesce a parlare del figlio senza che la voce gli tremi. Federico aveva 44 anni ed era padre di due bambini, quando il 26 maggio del 2021 perse la vita mentre stava lavorando nel cantiere che stava costruendo una pista ciclabile a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto. Quella mattina Federico era intento a caricare del materiale quando un Fiat Iveco, carico di legno, ha centrato in pieno un camion fermo al lato della carreggiata. L’urto, violentissimo, ha spostato il veicolo in sosta, che ha travolto Federico, rivolto di spalle. «E da allora il mio Federico ha cessato la sua vita terrena».
Erano le 9.30. In quel momento Giorgio era nell’orto, tra le sue verdure. «A un certo punto – racconta – ho sentito come un infarto: sono stato pervaso da un qualcosa di inverosimile, non capivo cosa mi stava succedendo. In quel momento moriva mio figlio. Eppure io ancora non lo sapevo. Poi scoprii che anche mia moglie si sentì male in quel momento».
La notizia della tragedia infatti arrivò poco dopo. «Essendomi sentito poco bene, mi precipitai a casa. Misi l’acqua della pasta sul fuoco, in attesa di mia moglie». Erano circa le 12.30 quando Giorgio vede arrivare suo genero. «“Mettiti a sedere”, mi dicono. All’inizio non capivo. Poi vedo arrivare anche mia figlia. E lì ho capito. Non mi sembrava vero. La famiglia è il centro di tutto». E come si fa a descrivere il dolore quando il centro di tutta la tua vita sparisce, spazzato via di colpo? «Il dolore è immenso e incomparabile. Non c’è una medicina che possa mandarlo via. Rimarrà sempre. Un figliolo è tutto».
Federico per quella ditta incaricata di costruire la ciclabile era stato assunto da appena un mese. Prima lavorava sempre nel settore edile, per un periodo si era anche messo in proprio. Poi aveva servito nella Folgore, andando anche in Bosnia, e aveva gestito anche il frantoio di famiglia.
Ma la prima, grande passione era la sua famiglia. La moglie e i due figli, ora adolescenti. «Quando mio figlio tornava dal lavoro – racconta il babbo – chiamava tutti e due i figli e si perdeva con loro a fare i compiti. Era attaccato in modo incredibile alla famiglia».
Un’altra passione era però la pesca. E allora portava i suoi due bimbi ovunque: a pescare nel lago del Romacchio, a Poggio Uliveto, a Castiglione. Da tutte le parti. Poi «cucinava bene. E quando non si ricordava qualche ricetta, chiamava subito mia moglie, Patrizia, e chiedeva “Mamma, che ci metto qui?” E lei gli spiegava tutti i passaggi o gli ingredienti».
Tutto manca di Federico. Andava a trovarli spesso, i suoi genitori. «Abitavamo abbastanza vicino, a Roccastrada», dice Regoli. L’ultima volta che l’hanno visto era il sabato prima del giorno della tragedia, un lunedì.
«Mio figlio era venuto e mi ha chiesto “Babbo, posso mettere la macchina qui nel piazzale davanti?”. Certo, gli ho risposto. Poi è uscito, l’ho guardato dalla finestra. È stata l’ultima volta che l’ho visto. Il momento più doloroso – continua il padre – è stato quando l’hanno sotterrato. Hanno sequestrato il luogo in cui è avvenuto l’incidente, tutto il cantiere, e finché non hanno chiarito l’intera dinamica non abbiamo potuto vederlo. Solo dopo l’incidente nel cantiere hanno messo i semafori per il passaggio alternato delle macchine. E allora mi domando in che Paese siamo. Queste cose bisogna prevenirle. Bisogna prendere tutte le precauzioni possibili a tal fine, non quando la tragedia avviene e la famiglia è distrutta. Ma distrutta davvero. Ogni morte sul lavoro è uno schiaffo morale per tutti».
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