Italia
Bolkestein, la legge sugli stabilimenti balneari deve essere applicata: ecco cosa succede adesso
Il Governo dovrà prendere atto di questo ennesimo pronunciamento e organizzare con i decreti le future gare delle spiagge
Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano. Così si esprimeva Giovanni Giolitti, il politico italiano per eccellenza a inizio Novecento. Sono passati oltre cento anni, ma in Italia esiste ancora l’interpretazione della norma a proprio uso e consumo. E la direttiva europea Bolkestein non fa eccezione. Ma la sentenza di giovedì 20 della Corte di giustizia europea, in una ventina di pagine, toglie gli ultimi dubbi: il tempo dell’attesa è finito, la Bolkestein deve essere applicata nel nostro Paese. Partendo da questo principio, una volta scadute le concessioni delle spiagge dovranno essere riassegnate con gare pubbliche. Nessuna proroga, né rinnovo automatico, è più possibile.
Gli effetti del verdetto
La Corte europea si è pronunciata su un contenzioso tra il Comune di Ginosa (Taranto) e l’Autorità garante della concorrenza del mercato. Contenzioso che era stato rinviato a Lussemburgo dal Tar di Lecce. Il risultato, per quanto prevedibile, ha conseguenze pesanti. Tenuto conto che la scadenza delle concessioni è prossima – 31 dicembre di quest’anno, al massimo allungabile con parere motivato a fine 2024 – di fatto è iniziato il conto alla rovescia per la rivoluzione del turismo balneare italiano. Ne saranno interessate, loro malgrado, 30.000 imprese nate negli ultimi cento anni sulle nostre coste, con un valore complessivo che supera il miliardo di euro: solo in Versilia si parla di quasi 700 milioni di euro, considerati tutti e 439 gli stabilimenti balneari esistenti. I balneari ne erano consapevoli da tempo, forse non tutti ma in buona parte sì. Si sono fidati, anche alle urne, della politica che aveva promesso di salvarli: hanno detto loro che dalla Bolkestein si sarebbero svegliati, come un brutto sogno. Non sarà così: il Governo dovrà prendere atto di questo ennesimo pronunciamento e organizzare con i decreti le future gare delle spiagge. Potendo lavorare solo sull’elemento della scarsità della risorsa naturale, nel senso che l’Esecutivo dovrà dimostrare che in Italia ci sono ancora tante porzioni di litorale da poter affidare ai privati. E quindi non c’è necessità di mettere a gara quelle già esistenti. Missione complicatissima.
I punti-cardine
L’ex ministro leghista Gianmarco Centinaio, padre della proroga al 2033 – poi cassata - all’epoca del Governo gialloverde, ha affermato che la sentenza della Corte Ue dà ragione a lui e alla Lega. Ma nel verdetto dei giudici lussemburghesi a essere messa in croce è proprio la scelta dei Governi italiani (tutti) di prorogare le concessioni balneari automaticamente, senza una selezione “imparziale e trasparente”. Si spiega che la Bolkestein deve essere applicata comunque su tutte le concessioni demaniali marittime, quindi non solo balneari. E si chiarisce che avrebbe dovuto essere così dal 28 dicembre 2009. In questi tredici anni e mezzo, dice la Corte, sono stati presi provvedimenti - compresa la legge Centinaio - in contrasto con la direttiva. Che deve essere applicata da qualsiasi tribunale e amministrazione, anche locale, sul territorio italiano. Gli stessi Comuni sono chiamati a disinnescare provvedimenti o pareri in contrasto con la Bolkestein. E da subito. Parole di fronte alle quali anche le amministrazioni locali tremano, perché sanno che ormai le concessioni non saranno più valide dall’anno prossimo. E questo vuol dire migliaia di gare in tutta Italia, con altrettanti ricorsi minacciati da parte dei balneari.
Missione in Lussemburgo
«Non è il funerale dei balneari. E non siamo sorpresi», assicura dal Lussemburgo Stefania Frandi, presidentessa regionale toscana del sindacato Sib Confcommercio. Frandi è salita di fronte alla Corte di giustizia europea, assieme al presidente nazionale del Sib Antonio Capacchione e all’avvocato Bartolo Ravenna, per assistere in diretta al pronunciamento dei giudici. Non solo in quanto balneare, ma anche come legale.
Di quella missione per difendere le imprese balneari resta qualche foto, anche se è stato possibile solo farle con l’aula vuota: «I giudici erano severissimi», si spiega.
Si cerca di nascondere l’amarezza, ma dopo aver ascoltato e letto la sentenza, si prende atto che «la direttiva Bolkestein dovrà essere applicata. Però abbiamo ragione di credere che potrà avvenire solo nel caso in cui verrà accertato che le spiagge sono una risorsa scarsa», assicura Frandi.
E cioè: se il Governo dimostrerà che ci sono molte spiagge da poter dare ancora in concessione, a quel punto potrà fare le gare solo per queste ultime e salvare le altre. Ma come è possibile, se pensiamo alle centinaia di concessioni già esistenti solo sul litorale toscano?
«Io penso che in Toscana la situazione non sia così – replica Frandi - Una cosa è certa: prima di procedere con qualsivoglia provvedimento, il Governo dovrà completare la mappatura dei litorali, in modo da capire la situazione».
L’appiglio è scivoloso: forse quello più concreto è dato dagli indennizzi, cioè i risarcimenti da riconoscere ai balneari che perderanno la gara e saranno costretti a sloggiare. La Corte ha deciso di non pronunciarsi sull’argomento: l’impressione è che il silenzio-assenso sia valido anche dalle parti del Lussemburgo. «Nessuno può essere privato dei suoi beni senza un giusto indennizzo – dice Antonio Capacchione del Sib - Si precisa, in proposito, che il suolo (la spiaggia, ndr) è pubblico, ma è privata l'azienda che ci sta sopra. Riteniamo che sia interesse di tutti evitare di distruggere un settore efficiente e un modello di balneazione attrezzata di successo unico al mondo. Sarebbe un colossale e imperdonabile errore storico, ancor prima di una intollerabile ingiustizia, nei confronti delle decine di migliaia di famiglie che perderebbero il lavoro e il frutto della propria attività. Il Governo, pertanto, acceleri nella ricognizione delle concessioni demaniali marittime vigenti per la verifica della "scarsità della risorsa" - ha aggiunto Capacchione – E sia, poi, convocato, con urgenza, il tavolo istituito con la recente legge 14 del 24 febbraio scorso. Si emani, nel più breve tempo possibile, una nuova legge che superi le disposizioni fissate dal precedente Governo, effettuando un corretto bilanciamento fra l'esigenza di una maggiore concorrenza con la tutela dei diritti dei concessionari attualmente operanti».
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