La protesta
Allarme sfratti, nel 2023 in Toscana atteso il 30% in più
Il sindacato Sunia: «Caro vita e affitti alle stelle le cause». E manca una risposa adeguata dallo Stato
Nel 2021 in Toscana erano 3.200. Poi, l’anno successivo, sono diventate 3.500. Circa il 10% in più. E in appena 3 mesi dall’inizio del 2023 hanno già raggiunto quota 700, secondo i primi dati (ancora parziali) forniti dal Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari). Migliaia di nuove richieste di convalida di sfratto, il primo passo con cui il proprietario va dal giudice per chiederne l’esecuzione vera e propria. Con un aumento stimato dal Sunia del 30% nel 2023. Nel 95% dei casi la causa è la morosità: l’affittuario non paga il canone mensile. Il restante è per finita locazione. Persone che non riescono a trovare un’altra casa e sono costrette a restare in quella precedente anche dopo lo sfratto.
Le persone
Ma dietro a numeri e percentuali ci sono volti, famiglie, storie. Di tutti i tipi. A bussare alle porte dei sindacati non sono infatti solo persone in gravi difficoltà socio-economiche. Chi ha perso il lavoro, o è rimasto con un solo reddito dopo una separazione o la morte di un familiare. Ci sono anche operai, chi ha un contratto precario, anche liberi professionisti. «Il problema principale è il monoreddito: con 1.800, 2mila euro al mese si fa comunque difficoltà visti gli aumenti delle utenze: luce, gas, ma anche le spese condominiali», spiega Claudio Lazzeri, segretario Unione Inquilini di Pisa. Proprio qualche mese fa alle porte del sindacato è andata a bussare una famiglia di quattro persone, con due bimbi di 7 e 10 anni. Lui lavora come operaio, la mamma è casalinga. «Lo sfratto per finita locazione – racconta Lazzeri – era stato convalidato a settembre 2022, ma per diversi mesi non sono riusciti a lasciare l’immobile perché non trovavano una casa con canone adeguato. Lo trovavano solo allontanandosi da Pisa». Perché le persone a rischio sfratto sono anche quelle che hanno sempre più difficoltà a trovare un immobile in cui abitare.
Il caro-vita
«Stiamo registrando – dice Laura Grandi, segretaria regionale Sunia Toscana – una costante crescita del numero degli sfratti spalmata su tutto il territorio regionale, in linea con quello che avviene in Italia». Al primo posto c’è Firenze, che divide il podio con Pisa (seconda) e Livorno. Seguono Pistoia, Lucca e Prato. «Alla base – continua Grandi – c’è il progressivo impoverimento delle famiglie, che acuisce l’emergenza casa in Toscana. Il caro-vita e l’inflazione hanno diminuito la capacità di spesa delle persone. Senza contare l’incremento delle spese dell’abitare: le bollette, certo, ma sono aumentati anche gli oneri condominiali del 30%. Se prima il condominio costava 100 euro al mese, ora sono diventati 130. E per alcuni tipi di contratto c’è anche l’adeguamento annuale all’inflazione. Quest’anno su un affitto medio di 700 euro sono 56 euro al mese in più. All’anno una mensilità aggiuntiva».
Affitti (troppo) alti
Ma c’è una concausa: i canoni di affitto alti. «Se gli affitti sono troppo elevati, va da sé – dice Grandi – che gli sfratti aumentano». Secondo il report di Idealista, il prezzo al metro quadrato in Toscana a marzo del 2023 è più alto del 18,5% rispetto allo stesso periodo del 2022. In alcuni territori «il prezzo del canone è aumentato addirittura del 30-50%. A Firenze – continua Grandi – un bilocale in buone condizioni per una famiglia costa almeno 1.200 euro al mese. Oppure abbiamo visto anche una stanza di 9 metri quadri per uno studente a 650 euro in zona Careggi». La ragione, per Grandi, un po’ va cercata «nello tsunami degli affitti turistici che da qualche anno si è abbattuto in quasi tutte le città toscane». Un po’, ed è l’altra conseguenza degli affitti turistici, perché le case da affittare sono sempre meno. «Non si trovano più abitazioni a uso residenziale e per quelle rimaste i proprietari vogliono di tutto e di più. Siamo arrivati a chiedere l’Isee», dice Grandi. E conferma l’Unione Inquilini: «A volte non basta un contratto a tempo indeterminato, ne servono due».
Le risposte
Il problema, denunciano i sindacati, è che anche le risposte da parte dello Stato sono insufficienti. Il tasso di assegnazione effettiva per un alloggio Erp in Toscana è del 4,8%. In pratica, spiega Sunia, possono servire 20 anni per avere una casa popolare, e non mancano i casi di gente che la chiede e non la ottiene mai.
«Se oggi sei povero – dice Daria Faggi, segretaria Unione Inquilini di Livorno – non hai possibilità ad accedere a un affitto: a livello privato non si fidano nemmeno di chi ha un reddito, figurarsi se sei in difficoltà. E per questi ultimi case popolari non se ne costruiscono più da 30 anni: a Livorno negli anni Ottanta erano 12mila. Ora sono 6mila. Anche per chi ha lo sfratto per morosità incolpevole e ha diritto di passare a un’altra casa non riesce perché non trova né nel pubblico né nel privato».
E infatti non è un caso per Fabio Tognoni, segretario generale Sicet (Sindacato inquilini casa e territorio), che anche in regione «circa il 45% delle famiglie in povertà assoluta oggi viva in affitto da privati. Il fatto che il governo abbia deciso quasi di azzerare i fondi per il sostegno all’affitto non farà altro che aumentare gli sfratti. E il sistema sociale non riesce ad aiutare queste famiglie».l
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