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Malati di cancro lasciati “a piedi”: «Per la chemio ti paghi il viaggio». Perché succede in Toscana
I trasporti nelle strutture dove ricevere le terapie non sono più gratuite per tutti. L’allarme delle associazioni di volontariato: «I voucher regionali non bastano»
Per un malato oncologico il costo può arrivare anche a 140 euro tra andata e ritorno. Se, per esempio, ha la “sfortuna” di abitare, ad esempio, a Pistoia, o in qualche paesino sperduto, e deve per forza raggiungere gli ospedali di Pisa o Firenze per fare una chemioterapia. «Capita di dover fare queste tratte quando c’è la necessità di andare nei centri oncologici più attrezzati», dice Riccardo Fantacci, direttore dei servizi della Misericordia di Pistoia.
Lui, i colleghi volontari di tante associazioni in tutta la regione, ma soprattutto i malati di tumore, da alcuni mesi si sono trovati a dover pagare di tasca propria i trasporti verso i centri di cura dove fare chemioterapia e radioterapia.
Costi e disagi
La tariffa più bassa si aggira attorno ai 25-26 euro. A volte, per i cicli di radioterapia che durano circa 15 minuti, l’auto della Misericordia aspetta e allora c’è una tariffa unica. Per la chemio però è impossibile. E allora bisogna raddoppiare i costi. Senza contare che «le radioterapie sono continuative: in un mese possono essere fatte 20 applicazioni. Anche parlando di 20-30 euro al giorno, se una persona deve fare 5 applicazioni può arrivare anche a 150 euro a settimana», spiega Enrico Sardelli, direttore del coordinamento delle Misericordie di Firenze.
Al di là delle somme, c’è una cosa che accomuna tutte queste spese. Te le devi pagare da te, se sei un malato oncologico, non hai problemi motori, e quindi non devi essere trasportato in ambulanza o con mezzi attrezzati, ma non hai nessuno che ti può accompagnare per fare essenzialmente i cicli di radioterapia e chemioterapia. Per la dialisi invece il servizio è sempre garantito. Ma la domanda è, si chiede Fantacci: «Che differenza c’è tra paziente dializzato e oncologico? Sono due malattie gravi. E a uno un servizio viene consentito, all’altro no».
Una situazione cominciata «dal 1° novembre 2022, quando la Toscana – spiega Sardelli (Misericordia Firenze) – ha introdotto la Dema, Ricetta elettronica dematerializzata, per cui il medico non può più prescrivere il trasporto con auto. Questo perché il trasporto oncologico per alcuni pazienti non in sedia rotelle o in barella non rientra nei livelli essenziali di assistenza, Lea, stabiliti dal ministero. Così hanno fatto un taglio netto al servizio. Solo in provincia di Firenze hanno risparmiato circa 800mila euro».
Il problema è soprattutto con gli anziani, che non riescono a raggiungere le strutture per tanti motivi. «Queste terapie – dice Sardelli – hanno applicazioni quotidiane e diventa un costo non sostenibile per una famiglia che vive con una pensione. Anche perché spesso chi ha un tumore non ha problemi motori. E allora il figlio o chi per lui dovrebbe farsene carico. O andare con i mezzi pubblici. Ma chi fa radioterapia al ritorno non ce la fa a prendere un autobus».
I voucher della Regione
Proprio per andare incontro alle situazioni socioeconomiche più difficili a fine dicembre, per regolare il trasporto dei malati oncologici la Regione ha introdotto dei voucher, validi dal 15 gennaio 2023, per garantire la gratuità del servizio ai pazienti “esclusi” dai Lea con difficoltà economica.
Risolta la questione? Le Misericordie fanno parlare i numeri. «Sono appena 60 i voucher scaricati in tutta la regione – dice Fantacci –. Pochissimi, e non perché non ce n’è bisogno, ma perché le persone sono in difficoltà a utilizzare questo strumento.
«In tutta la provincia di Firenze – dice Sardelli – ci sono state solo 30 richieste per un pari numero di viaggi». Dieci a Pistoia. «È stata – prosegue Sardelli – una sorta di pseudo risposta, ma che non dà accesso a chi ne ha effettivamente necessità. Di fatto il bisogno rimane scoperto e purtroppo se ne fanno spesso carico le associazioni, che però non hanno i mezzi per rispondere a tutti».
Scaglioni Isee
Due i problemi principali per le associazioni. Intanto l’accesso al servizio. Con «scaglioni Isee molto bassi, che – sottolinea Fantacci – escludono tante persone che ne avrebbero bisogno. Per rientrarci infatti devi avere una situazione economica disastrosa. L’Isee non deve superare i 9.360 per avere chilometri illimitati nel territorio regionale. Poi, a seconda dei chilometri da percorrere, l’Isee sale fino all’ultima fascia, tra 15mila e 18mila euro, per una distanza superiore ai 50 km». Insomma, basta essere poco oltre la soglia Isee, o il chilometraggio relativo, e si è fuori. «Pochissimi hanno accesso: basta avere casa di proprietà, pur avendo una pensione bassa, e sei fuori», conferma Sardelli.
Ma non è tutto. Oltre alla certificazione che attesti la situazione socioeconomica, si devono presentare la prescrizione medica e la dichiarazione della sede di erogazione della prestazione sanitaria. E ancora bisogna avere almeno due requisiti tra una situazione socio abitativa particolare (vivere da soli o con un disabile o con un over 75 anni), il non avere parenti fino al terzo grado che risiedano entro 50 chilometri; o ancora l’impossibilità (da dichiarare) a utilizzare un mezzo proprio o l’assenza di mezzi pubblici. «Noi ci siamo fatti carico di alcune persone – dice Fantacci – che trasportiamo gratuitamente. Sono pazienti che portavamo anche prima e che sappiamo essere in difficoltà. La cosa drammatica è che questa situazione colpisce persone malate».
«Un iter perverso»
Tutti requisiti che si traducono in «un iter perverso», come lo chiama Sardelli: «Serve lo Spid, quindi vai in Posta, poi l’Isee quindi vai al Caf. A volte chiamiamo i nostri commercialisti per mandare qualche anziano. Spesso le persone sono già demoralizzate, e la burocrazia frena il percorso». E infatti «da noi – aggiunge Fantacci – arrivano persone e dicono: “Non so come fare, mi aiutate?”. È una procedura così complicata che diventa di difficile attuazione. Alcuni non sanno andare sul portale, altri non hanno il computer. Tante persone anziane non lo fanno per questo. Poi se uno sbaglia a cliccare, rischia anche il penale».
In provincia di Pisa «ci stiamo organizzando per fare dei punti dove aiutare anche sotto l’aspetto burocratico», dice il presidente Maurizio Novi, che si è visto arrivare sì e no 3 o 4 voucher. «Non abbiamo avuto voucher a Massa – dice Giorgio Ricci, presidente della Croce Rossa di Massa-Carrara – ma equiparare un malato oncologico a tutti gli altri ci lascia perplessi. Il problema è che c’è un budget unico per il trasporto sanitario, e quindi se devo privilegiare un settore del trasporto, come l’emergenza urgenza, è chiaro che devo prendere risorse da un’altra parte». «Stiamo lavorando a un’alternativa – dice Sardelli – da presentare alla Regione per rendere il servizio più accessibile. Entro fine aprile dovrebbe essere pronta».
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