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Navacchio, la fabbrica che trasforma le idee in progetti d’impresa

di Francesco Paletti
Navacchio, la fabbrica che trasforma le idee in progetti d’impresa

L’incubatore taglia il traguardo dei vent’anni. Il segreto: individuare e sostenere idee nuove

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Secondo dei quatto lotti del Polo Tecnologico di Navacchio (Cascina), 1.200 metri quadrati all’interno di un’area quasi venti volte più grande interamente dedicata all’innovazione. È qui la "casa" dell’incubatore d’impresa nato nel 2003 per dare supporto alla nascita, l’avvio e lo sviluppo di startup e spinoff innovativi. È in questa porzione di quell’enorme edificio industriale che corre parallelo alla ferrovia, riconvertito alla fine degli anni ’90 grazie alla felice intuizione di Regione Toscana, Provincia di Pisa e Comune di Cascina che nel ’96 sottoscrissero un accordo di programma finalizzato al "recupero di un’area industriale dismessa con l’obiettivo di favorire nuovi insediamenti di imprese hi-tech, laboratori di ricerca e strutture dedicate alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese". Il Polo Tecnologico, appunto. Di cui l’incubatore, che proprio quest’anno compie vent’anni, costituisce il cuore e una delle principali ragioni d’essere: una vera e propria "fabbrica" capace di trasformare le idee e le intuizioni che nascono nei poli della ricerca pisana e toscana in veri e propri progetti imprenditoriali. E anche una vera e propria "cantera" in cui far crescere e formare i tanti talenti prodotti dagli atenei e dai centri di ricerca del territorio, non ancora completamente pronti per tuffarsi nel mercato dell’innovazione tecnologica.

Il paragone calcistico non suoni irriverente. Lo scomoda anche il presidente Andrea Di Benedetto: «Tutto parte da un attento lavoro di scouting, in cui cerchiamo di individuare le idee innovative con maggiori capacità di essere trasformate in progetti imprenditoriali: il nostro compito è quello di accompagnarle e sostenerle fino a che non cominciano a camminare con le loro gambe. Quindi sì, il paragone con il lavoro svolto dai grandi club per reclutare e formare talenti, aiuta a capire quel che accade qua dentro da vent’anni», sorride. Non è agiografia. Nell’incubatore e nel Polo, sono stati ideati e progettati servizi unici nel loro genere: basti pensare alla mano robotica che si ispira alla morbidezza di movimento della mano umana, o alla startup leader che, grazie ad osservazioni ottiche e radar, è in grado predire l’impatto sulla terra di asteroidi, satelliti artificiali e detriti spaziali.

Qui è stata sviluppata anche la smart capsula per trasportare in modo rapido e sicuro sangue, organi, medicinali e vaccini, fino a una distanza di 40 chilometri, mediante un drone. L’ha ideata la Abzero, una delle dieci startup innovative attualmente in "incubazione".

Perché quella dell’incubatore è una storia che guarda al futuro. Nella "cantera" dell’innovazione, infatti, stanno crescendo e sviluppandosi anche Accelerat srl, spin-off del laboratorio Retis della Scuola Sant’Anna specializzata in cyber-security, e la Cartesia Solutions che ha sviluppato Micropuzzle, gioco educativo capace di insegnare la tecnica di programmazione fin da bambini.

Ma anche la Italy Smart Food che produce, fra le altre cose, Olivello Toscano, succedaneo del sale ricavato dalla pianta di olivo, Qbitsoft, startup ideatrice di "Summer Booking", un gestionale per gli stabilimenti balneari, Relief che si propone di diventare leader mondiale nel campo del trattamento di forme gravi d’incontinenza urinaria, e Fagoterapia Lab, la prima azienda biotecnologica italiana con la missione di salvare la vita ai pazienti con infezioni causate da batteri letali resistenti agli antibiotici. Sempre nell’incubatore c’è pure Security Forge, impegnata nella sicurezza informatica, Weabios che realizza prodotti tessili intelligenti per la misurazione di parametri fisiologici, MuScle, impegnata nell’ingegneria biomedica e Joppys, piattaforma digitale al servizio di proprietari di animali e attività professionali del pet care. «Siamo nati per questo - sorride Silvia Marchini, responsabile dell’area startup del Polo tecnologico -: sempre più spesso ci veniva chiesto supporto, soprattutto da neolaureati che magari avevano sviluppato una tesi su temi innovativi ma non erano in grado di dargli una veste imprenditoriale. Così nel 2003 siamo partiti con uno spazio di 600 metri quadrati, che abbiamo raddoppiato nel 2008 arrivando ai 1.200 attuali». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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