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Don Zappolini, il prete degli ultimi: «Non si grida in piazza “ammazzalo” a Pilato e poi si viene in chiesa»

di Andreas Quirici
Don Zappolini, il prete degli ultimi: «Non si grida in piazza “ammazzalo” a Pilato e poi si viene in chiesa»

«Prendiamo ad esempio i volontari. Si fanno carico della solitudine, del pianto e delle sofferenze delle persone. Gli immigrati sono persone non problemi», le parole del parroco nella sua omelia del venerdì santo dal pulpito della chiesa di Ponsacco, cittadina dove è accesa una polemica su una palazzina abitata da rom

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PONSACCO. Don Armando Zappolini è un nome noto, non solo in Italia, per l’impegno sociale. Dalla provincia di Pisa ha lanciato messaggi forti, molti anche politici con conseguenti polemiche anche velenose sul suo conto. Quando nel 2004, per esempio, l’allora capo del governo Silvio Berlusconi accolse in Sardegna il collega inglese Tony Blair con una bandana in testa, il sacerdote fu protagonista a una Festa dell’Unità con la “Pizzeria della bandana”. Da anni, poi, a ridosso del Natale, dedica i “suoi” presepi fatti in chiesa quasi sempre alla difesa degli ultimi, come le prostitute o gli immigrati. Ecco perché non stupisce la sua dura presa di posizione espressa all’omelia della messa per il venerdì santo.

«Non si può stare in piazza a urlare a Pilato “ammazzalo” e poi venire qui a pregare. Non funziona così». È uno dei passaggi del discorso fatto dal pulpito della chiesa di Ponsacco, cittadina squarciata da una discussione che si trascina da tempo su un palazzo abitato da oltre cinquanta famiglie rom. La questione sicurezza è al centro della vicenda con una parte degli abitanti che segnala aggressioni, furti, condizioni di degrado estremo nei dintorni dell’edificio e che manifesta per le vie del centro invocando soluzioni. È di pochi giorni fa il corteo serale (con circa 200 persone) dopo un consiglio comunale aperto al pubblico che ha evidenziato la frattura tra chi sostiene l’operato della sindaca Francesca Brogi e chi, invece, la critica apertamente. I risvolti politici, ovviamente, non mancano. Ma le parole del parroco hanno un peso che va al di là di cosa sta accadendo in quello che è stato uno dei maggiori centri di produzione di arredamento in Italia. Sono l’emblema di una Chiesa che prende posizione e che cerca di parlare a tutti in ogni angolo della Toscana e in ciascuna delle regioni italiane. Quello di Zappolini è un messaggio universale e che va dritto al punto.

Perché don Armando Zappolini definisce ipocrita il comportamento di chi diffonde odio contro chi ha bisogno di aiuto e contro chi cerca di trovare soluzioni concrete alle loro sofferenze, ma che poi va in chiesa a pregare. E durante l’omelia l’esempio portato dal parroco è stato quello dei «volontari e le professionalità di tanti operatori sociali. Si fanno carico della solitudine, del pianto, delle sofferenze delle persone. Cerchiamo di capire che un mondo più sicuro è un mondo più giusto, dove tutti hanno dignità di vivere. O pensiamo che la sicurezza si costruisca urlando nelle piazze o bombardando i civili come fanno nelle guerre in Ucraina e non solo? Ecco cosa vuol dire fare una scelta. Bisogna avere il coraggio di essere una minoranza che costruisce un’umanità nuova che pian piano contamina».

Il messaggio parte dal caso di Ponsacco, ma si estende alle tante vicende che riguardano chi si scaglia contro gli emarginati: «Nella mia esperienza d’impegno sociale mi sono sentito urlare in faccia tante volte contro i tossici, contro i detenuti, gli immigrati. Erano solo problemi, mai persone». E ancora: «Durante la Quaresima abbiamo fatto un cammino che ci ha detto di prendere coscienza che siamo tutti povera gente. Siamo tutti persone che hanno bisogno di essere perdonati. Di avere più pazienza, più misericordia. Siamo qui apposta per questo, anche se non ce l’abbiamo fatta».

L’omelia di Zappolini è ruotata attorno al concetto di “portare la croce”. I volontari, a detta sua, lo fanno. Stanno vicini agli ultimi, li aiutano: «Non stanno in piazza a urlare, cercano di trovare una soluzione senza vantaggi solo per la gioia di costruire un mondo diverso, migliore». 

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