Il Tirreno

Toscana

La guida

Pensioni minime, scatta il nuovo aumento: l’assegno può crescere fino al 6,4%

di Leonardo Monselesan
Pensioni minime, scatta il nuovo aumento: l’assegno può crescere fino al 6,4%

La misura riguarda le pensioni minime e avrà validità per gli anni 2023 e 2024: incremento a partire dall’1,5% su base mensile. La spiegazione del meccanismo

3 MINUTI DI LETTURA





È in arrivo un altro aumento delle pensioni minime, che avrà validità solo per gli anni 2023 e 2024, che porterà ad incrementare il valore dei cedolini mensili del 2023 dell’1,5% o del 6,4% per gli over 75.

Il provvedimento, già previsto dalla legge di Bilancio, è stato confermato e chiarito dall’Inps con una circolare pubblicata lunedì scorso. Non è però ancora stata ufficializzata la data di attuazione della misura destinata a portare l’aumento direttamente all’interno della pensione, assieme agli arretrati spettanti dall’inizio dell’anno. Si tratta di un ulteriore mezzo per combattere le tensioni inflazionistiche, che si va ad aggiungere alla rivalutazione già applicata basandosi sull’aumento dell’inflazione, stabilito in sede di bilancio al 7,3%. L’aumento pieno per questa percentuale è stato applicato già da gennaio alle pensioni di importo pari o inferiore a quattro volte il trattamento minimo del 2022 (2.101,52 euro al mese). Per quelle più elevate, la rivalutazione è scattata a partire dallo scorso marzo, nella misura del 6,205% per quelle fino a cinque volte il trattamento minimo (2.626,90 euro al mese), del 3,869% per quelle fino a 3.152,28 euro al mese, del 3,431% per quelle fino a 4.203,04 euro al mese, del 2,701% per quelle fino a 5.252,30 euro al mese e del 2,336% per quelle superiori.

Il nuovo aumento interesserà invece solo le pensioni le cui mensilità sono di valore pari o inferiore al trattamento minimo riconosciuto dall’Inps per il 2023: 563,74 euro al netto di eventuali prestazioni non fiscalmente imponibili (per esempio la maggiorazione sociale, la quattordicesima o l’importo aggiuntivo della pensione), prestazioni di accompagnamento alla pensione e prestazioni a carattere assistenziale e facoltativo. La variazione dell’1,5% o del 6,4% per i pensionati oltre i 75 anni di età, si applicherà all’importo lordo erogato mensilmente, tredicesima inclusa. Per gli under 75, quindi, nel 2023 l’assegno del trattamento minimo arriverà a 572,20 euro (con un aumento di 8,46 euro), mentre per i più anziani arriverà a 599,82 euro (con un aumento di 36,08 euro al mese). Un beneficiario che dovesse compiere 75 anni di età nel corso dell’anno riceverebbe l’ulteriore incremento dell’assegno a partire dal mese successivo a quello del suo compleanno. Per coloro che percepiscono una pensione mensile superiore al trattamento minimo, ma più bassa dell’importo post maggiorazione, la pensione crescerà invece fino a raggiungere gli importi minimi maggiorati. Quindi un pensionato settantenne che percepisce 570 euro al mese avrà comunque diritto ad un aumento di 2,20 euro.

L’importo aggiuntivo è assoggettato a tassazione, ma non viene conteggiato per l’accesso a prestazioni collegate al reddito, come ad esempio la maggiorazione sociale della pensione. Nel caso delle pensioni ai superstiti con più beneficiari, il diritto all’aumento viene valutato sulla cifra complessiva della prestazione. Quando questa viene erogata, la cifra aggiuntiva è divisa tra i beneficiari sulla base della percentuale spettante a ciascuno di loro.

Il prossimo anno, invece, questo aumento transitorio raggiungerà il valore del 2,7% del trattamento minimo. Questo verrà calcolato con l’annuale rivalutazione delle pensioni basata sull’inflazione, partendo dal trattamento minimo del 2023 al netto dell’aumento transitorio applicato per questo anno.

«Questa misura – spiega Silvia Mozzorecchi, componente della segreteria dello Spi-Cgil di Firenze – offre certamente un sostegno a coloro che hanno una pensione minima, ma di fatto gli aumenti sono quasi impalpabili, oltre che limitati nel tempo. Dobbiamo infatti considerare che negli ultimi anni le pensioni sono rimaste ferme rispetto all’aumento dell’inflazione. E soprattutto la percentuale applicata per le rivalutazioni di quest’anno, ridotta rispetto a quanto previsto dal governo precedente, rispecchia realmente la perdita di potere d’acquisto percepita dalle persone. Si tratta – conclude la rappresentante del sindacato dei pensionati della Cgil – di un fenomeno stratificatosi negli anni e anche se questa nuova maggiorazione fosse stata più elevata, non avrebbe comunque risolto i problemi economici dei pensionati». 


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web