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Il racconto

Un Arsenale di pace: il liceo Repetti di Carrara a Torino per un viaggio nella solidarietà

di Claudia Sorrentino, Paola Francesca Klun,Rebecca Corsi e Ines Gatti*
Un Arsenale di pace: il liceo Repetti di Carrara a Torino per un viaggio nella solidarietà

Abbiamo capito come sia importante che la scuola coltivi la cultura della pace con iniziative come questa nostra esperienza, in un mondo ancora afflitto da troppe guerre

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In un contesto di conflitti, persecuzioni e violenze che continuano a vessare la popolazione mondiale, è diventato fondamentale sensibilizzare a una cultura di pace, in particolare le nuove generazioni.

Questa è la finalità dell’Arsenale della Pace a Torino, un’antica fabbrica di armi caduta in disuso e riconvertita a partire dal 1983 in un centro gestito da volontari, sede del Sermig (Servizio missionario giovani).

Una casa sempre aperta

Questo è ciò che noi e i nostri compagni del liceo Repetti di Carrara abbiamo appreso durante il soggiorno di due giorni all’Arsenale, il 23 e il 24 marzo scorsi.

Abbiamo sperimentato direttamente sul campo come questo luogo sia una casa sempre aperta per chi cerca soccorso di qualunque tipo, uno spazio che offre accoglienza, formazione e reintegrazione alle persone bisognose, ma anche un luogo di incontro, cultura e dialogo.

Ernesto Olivero

Nel primo pomeriggio della nostra permanenza all’Arsenale, un volontario ci ha mostrato con un breve video la storia di colui che ha fondato il centro a partire da un sogno: abbattere la fame nel mondo.

Si tratta di Ernesto Olivero, che spinto dalla fede, insieme a sua moglie Maria, all’età di quasi 20 anni, il 24 maggio 1964, decide di fondare il Sermig.

Ma il gruppo di volontari, impegnato nel sostenere attività e progetti missionari, aveva bisogno di una sede. Così, anni dopo, colse l’opportunità che gli fu data e si stabilì nell’ormai abbandonato arsenale militare di Torino, la fabbrica dove furono costruite gran parte delle armi di artiglieria dei maggiori conflitti mondiali.

Con l’aiuto di persone comuni e moltissimi volontari, quella struttura venne convertita in un luogo in cui si costruisce la pace attraverso la solidarietà e l’impegno a favore di chi è più sfortunato, a testimonianza che un mondo più giusto è possibile. Era un sogno che si realizzava.

Il nostro contributo

Anche noi siamo stati coinvolti attivamente nella vita della struttura: divisi in due gruppi abbiamo partecipato personalmente a due delle tante attività dell’Arsenale, smistamento di vecchi vestiti donati in beneficenza e di materiale inviato gratuitamente da una azienda di zaini e borse.

Il lavoro svolto, nonostante sia stato faticoso, ci ha gratificato immediatamente, data la consapevolezza di aver aiutato qualcuno meno fortunato di noi con un piccolo sforzo collettivo. Abbiamo infatti capito che la beneficenza si basa sulla soddisfazione di dare in maniera disinteressata, non aspettandoci quindi nulla in cambio.

Riflessione sulla pace

Il soggiorno all’Arsenale si è concluso la mattina successiva, con un’attività inizialmente caratterizzata da un taglio giocoso, ma che è poi diventata un momento di riflessione su tematiche sensibili, ovvero il significato che per noi ha il termine “pace” facendo riferimento a episodi della nostra quotidianità.

Abbiamo compreso che la solidarietà e il prendersi cura degli altri sono gli strumenti per costruire una cultura di pace, i veri nemici invece sono l’odio e l’indifferenza.

Abbiamo capito come sia importante che la scuola coltivi la cultura della pace con iniziative come questa nostra esperienza, in un mondo ancora afflitto da troppe guerre: da quella in Ucraina che viviamo ormai da mesi, a quelle quasi dimenticate come la guerra in Siria o in Yemen, o a quelle che interessano solo minoranze nel mondo e per questo passano sotto silenzio nei nostri media, ma non sono meno violente e drammatiche.

*Studentesse di 16 anni del liceo classico Repetti di Carrara


 

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