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Pensioni, occhio alla cifra: cinque casi di soldi recuperati (anche 50mila euro) con il ricalcolo
Basta un niente per la beffa, come un certificato non ripresentato. Ecco cinque storie vere raccontate dall’Inca di Lucca
Cinque casi di ricalcolo della pensione. Storie vere, che ci sono state raccontate dal patronato Inca Cgil di Lucca: solo i nomi sono di fantasia, per tutelare l’identità del pensionato.
1. Il codice fiscale cambiato
Andrea si presenta al patronato a dieci anni dal suo pensionamento per chiedere una verifica della pensione. Dal colloquio emerge che ad un certo punto, nel corso della sua vita, a causa di un doppio nome, il codice fiscale dell’utente è stato modificato. Grazie a questa informazione il patronato riesce a risalire ai contributi versati dall’uomo prima del cambio di codice fiscale, che non erano stati conteggiati per la pensione in prima istanza. Con la ricostituzione della pensione, è riuscito a recuperare cinque dei dieci anni di arretrati che gli sarebbero spettati, per un totale superiore a 40.000 euro.
2. Il consiglio sbagliato
Tommaso è un pensionando atipico per la sua generazione, che ha avuto una vita lavorativa discontinua dal punto di vista della carriera. All’avvicinarsi dell’età pensionabile si reca ad un colloquio con un operatore dell’INPS, per ricevere indicazioni su come fare per ottenere la pensione. Gli viene suggerito di effettuare una totalizzazione dei contributi, e con questa informazione si reca ad un patronato, dove apprende però di non aver raggiunto l’ammontare contributivo minimo per poter andare in pensione. Dopo quattro anni di attesa, e lavoro, si reca al patronato, dove apprende che sarebbe già potuto andare in pensione quattro anni prima eseguendo un cumulo dei contributi invece che la totalizzazione. Attraverso le corrette pratiche, gli è stata riconosciuta non solo la pensione, ma anche arretrati per quasi 50.000 euro. Inoltre, sono attualmente in corso le pratiche per riconoscergli anche i contributi degli anni da militare e di quelli di lavoro oltre l’età in cui sarebbe potuto andare in pensione, e quindi riconoscergli un supplemento di pensione.
3. Il certificato mancante
Matilde si presenta al patronato lamentando una diminuzione della pensione di reversibilità dovutale dalla morte del marito. Le verifiche degli operatori rivelano che la cifra si era abbassata già un anno prima, ma anche che le figlie della donna sono entrambe studentesse universitarie. Alla morte del coniuge, infatti, le due ragazze erano state conteggiate come studentesse. Al 60% dell’importo della pensione di reversibilità spettante alla donna, si era aggiunto un 20% per ciascuna figlia, portando la prestazione al totale che sarebbe spettato all’uomo se fosse stato ancora vivo. Quasi due anni prima però, la donna si era dimenticata di ripresentare il certificato di frequenza degli studi per le figlie, perdendo così il 40% della prestazione. Con la ricostituzione effettuata nel momento in cui è stato scoperto l’errore, ha recuperato 6.000 euro di arretrati.
4. Il calcolo errato
Maria è una percettrice dell’assegno sociale recatosi al patronato perché tale prestazione gli è stata sospesa nel 2019. Dai controlli emerge un difetto di comunicazione da parte del suo Comune di residenza, secondo cui la donna si sarebbe trasferita all’estero, perdendo pertanto il diritto alla suddetta prestazione. Si scopre però anche che negli anni dal 2020 al 2022 a Maria è stata calcolata male la maggiorazione sociale. Dopo aver completato la ricostituzione, le sono stati corrisposti ben 7.700 euro di arretrati.
5. I contributi riemersi
Alba si reca al patronato per richiedere una revisione della posizione contributiva del defunto marito. In precedenza, le era stato detto che non avrebbe avuto diritto ad alcuna pensione di reversibilità, visto che l’uomo era percettore dell’assegno sociale. Dalle verifiche del patronato emergono però 15 anni di contributi versati da parte del marito, che danno diritto ad una seppur minima prestazione pensionistica. Il decesso era avvenuto 7 anni prima, per cui Alba ha potuto recuperare solo 5 anni di arretrati, pari a circa 35.000 euro.
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