Il Tirreno

Toscana

La crisi

Migranti, in Toscana gli ospiti aumentano e le strutture scarseggiano. Così la rete regionale è stata smantellata

di Danilo Renzullo
Migranti, in Toscana gli ospiti aumentano e le strutture scarseggiano. Così la rete regionale è stata smantellata

Il confrontra tra il primo trimestre 2022 e quello di quest'anno fa segnalare un più 42% degli accolti. Ma il problema sono spazi e personale. E c'entrano i decreti Salvini

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Firenze In provincia di Pistoia servono 400 posti letto. Subito, o quasi. Alle richieste della prefettura di mettere a disposizione immobili per accogliere migranti sono arrivate risposte per un totale di quattro posti letto. A Firenze, nell’area metropolitana, l’avviso della prefettura ne punta a trovare 500. Altri 180 quelli necessari per «erogare i servizi di accoglienza» nella provincia di Prato. Alberghi e altre strutture ricettive dismesse o inutilizzate. Ma anche appartamenti, palazzine, case. Insomma, servono tetti. E servono operatori in grado di gestire un aumento esponenziale dei flussi migratori e per far fronte a quella che potrebbe essere una nuova emergenza. Anche a fronte del “dimagrimento” della rete di accoglienza toscana, diventata un modello nazionale, progressivamente sfaldata dopo l’addio di varie associazioni che hanno detto no ai cosiddetti “decreti Salvini”. Quelli, cioè, che oggi pesano sul sistema di accoglienza di chi cerca di approdare sulla terra promessa. Ma che spesso resta utopia.

Gli arrivi

Se nel primo trimestre dell’anno gli sbarchi in Italia sono più che triplicati rispetto ai primi tre mesi del 2022 (6.832 migranti arrivati sulle coste italiane tra gennaio e marzo 2022; 27.280 quelli dall’inizio dell’anno), in Toscana la media è raddoppiata. Con almeno settanta arrivi settimanali, è salito a 7.891 il numero (al 31 marzo) di immigrati immessi nei sistemi di accoglienza regionali, 2.368 in più del primo trimestre 2022 (5.523). Di questi, 6.172 sono presenti nei Cas (centri di accoglienza straordinaria) e il restante (1.719) nei centri Sai (sistema accoglienza integrazione).

L’emergenza

Un numero in continua crescita. Che se da una parte ha portato a riempire i sempre più pochi centri di accoglienza, dall’altra ha riavvolto il nastro dell’emergenza e spinto prefetture e Comuni ad attivarsi per cercare, soprattutto in vista della stagione calda, di prevenire una situazione che rischia di diventare ingestibile. Ma a fronte di bandi, avvisi e manifestazioni di interesse, le risposte scarseggiano. E la disponibilità di immobili e strutture da adibire all’accoglienza è sempre minore. A Pistoia sono solo quattro i posti letto aggiuntivi messi a disposizione dalla rete associativa attiva nella gestione dei migranti a fronte di un fabbisogno di 400 preventivato dalla prefettura. Che spera di trovare risposte soprattutto nei privati e in alcuni alberghi di Montecatini che di solito vengono messi a disposizione. In provincia di Lucca “l’attività” esplorativa avviata dalla prefettura per cercare posti aggiuntivi ai 483 individuati nel 2021 (da usare nel 2022 e nel 2023) ha dato risposte «assolutamente insufficienti», costringendo ad aprire una manifestazione di interesse per trovare 140 posti letto in tempi brevissimi. Nell’area metropolitana di Firenze la ricerca sale invece a 500 posti letto, mentre nella confinante provincia di Prato le procedure puntano a reperire almeno 180 posti e una struttura riservata a minori non accompagnati. A Carrara è invece in corso una ricerca di posti in strutture alberghiere da mettere eventualmente a disposizione.

Strutture sature

Una corsa. A fronte di strutture e territori ormai “saturi”. «Livorno non ha strutture comunali disponibili», sottolinea ad esempio l’assessore al sociale del Comune di Livorno Andrea Raspanti. «Da una parte – aggiunge – non abbiamo strutture libere e dall’altra c’è l’indisponibilità dei privati a mettere a disposizioni edifici vuoti e degli enti del terzo settore a gestirli». E il prefetto di Livorno, Paolo D’Attilio, chiude ad eventuali altre ricerche dopo l’apertura di un Cas in occasione degli sbarchi di dicembre: «Abbiamo accolto 25 ragazzi al centro di Piombino. Adesso ce ne sono 16», evidenzia.

Addio rete

Un’emergenza che secondo l’assessore regionale con delega all’immigrazione Stefano Ciuoffo si materializza soprattutto per l’accoglienza dei minori non accompagnati «perché – sottolinea – mancano sia Cas che Sai a loro dedicati». «I Comuni hanno fatto un grande lavoro, grazie ad una rete solida di professionalità legata all’associazionismo e al terzo settore – aggiunge –, ma non è pensabile che sia un problema delle singole amministrazioni. Il governo deve investire risorse per questi ragazzi che necessitano spesso di assistenza psicologica, oltre che di percorsi educativi e formativi per integrarsi concretamente». Ma a pesare non è la ripresa degli sbarchi. O almeno, non solo. Perché a fronte dell’aumento degli arrivi, diminuiscono le strutture a disposizione e, dopo i “decreti Salvini”, anche la disponibilità di molte associazioni è venuta meno. «Dopo i “decreti Salvini” molti gestori hanno deciso di non partecipare più ai bandi sui centri di accoglienza straordinaria promossi dalle prefetture perché si è radicalmente cambiato il concetto di presa in carico dei cittadini migranti, riducendo l’operatore dei soggetti gestori ad una mera azione di portierato – conclude Ciuffo –. Per superare tutto questo serve cambiare la legge nazionale, dai decreti Salvini alla legge Bossi-Fini che incentiva la clandestinità». l


 

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