Il Tirreno

Toscana

L’analisi

Lo strapotere dei padroni della finanza

di Alessandro Volpi*
Lo strapotere dei padroni della finanza

L’anomalia del salvataggio di Credit Suisse e i pericoli delle scelte Bce sui tassi

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Il rapido tracollo di Credit Suisse pone, tra le tante, due domande. La prima riguarda le modalità del salvataggio. Perché si è scelto di salvare gli azionisti e non i possessori di obbligazioni subordinate? Una soluzione in controtendenza rispetto alle regole vigenti e consuetudinarie.

Che vedono gli azionisti come i primi colpiti dalla crisi di una società. In questo caso, invece, la scelta, avallata dall’autorità di controllo elvetica, è andata in direzione opposta, tutelando i proprietari di azioni e "sacrificando" i possessori di obbligazioni subordinate per 16 miliardi di franchi. Certo, anche questa tipologia di titoli contiene in sé un alto grado di rischio, ma praticamente mai si è deciso di privilegiare gli azionisti. Perché ciò è avvenuto? Una risposta può essere rintracciata nell’azionariato di Credit Suisse dove, oltre alla Saudi National Bank, compaiono importanti fondi hedge come BlackRock, Vanguard, Dodge, la Banca Norvegese di Investimento e Goldman Sachs che, guarda caso, sono presenti anche in Ubs. In pratica larga parte della catena di controllo di Ubs è la stessa di Credit Suisse: salvare gli azionisti di questo istituto significa tutelare quelli dell’acquirente. Anche Bce e Fed hanno sottolineato l’anomalia, avendo chiaro, forse tardivamente, il definitivo emergere di una vera e propria realtà di monopolio di pochissimi player, identificati nei grandi fondi speculativi.

L’altra domanda è: cosa può ancora succedere? Un posto centrale della risposta è occupato dalla strategia monetaria degli alti tassi d’interesse praticati dalle banche centrali che stanno determinando un rapido deterioramento del corso dei titoli obbligazionari e il peggioramento degli attivi bancari. Questo può comportare difficoltà per molte istituzioni creditizie e finanziarie, soprattutto se esposte su titoli a medio e lungo termine suscettibili di perdere valore per la loro incertezza. Altre banche potrebbero incorrere in difficoltà strutturali generate dagli alti tassi, destinati a rendere critiche situazioni altrimenti meno pericolose.La conseguenza sarebbe un processo di ulteriori fusioni che ridurrebbero ancora di più il numero di grandi operatori da cui dipenderebbero non solo il credito ma l’enorme partita del risparmio gestito.

Soltanto per riferirsi al caso italiano i principali soggetti che si occupano di risparmio gestito sono sette e hanno in mano un patrimonio di 2.215 miliardi, ben più del Pil del paese e che sono, in realtà, posseduti da una strettissima cerchia di azionisti in cui ricorrono i già ricordati grandi fondi hedge, artefici della vicenda Ubs-Credit Suisse. È pensabile che gli alti tassi introdotti da Bce e Fed per battere l’inflazione, producano un peggioramento delle condizioni di molte banche che verranno acquistate per pochi spiccioli, con la conseguenza di una marcata concentrazione della proprietà del sistema finanziario in poche mani. Per essere ancora più crudi, l’inflazione, alimentata dalla speculazione su energia e materie prime, fa salire i tassi che favoriscono la formazione di un monopolio finanziario il cui obiettivo sarà di sostituire lo Stato sociale con forme sempre più accentuate di privatizzazione. Nel frattempo, ancora gli alti tassi, renderanno impossibile l’indebitamento pubblico e la spesa sociale sostenendo l’ineluttabile destino della privatizzazione. Grandi fondi e banche centrali sembrano essere davvero gli unici poteri forti.

* Università di Pisa

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