Italia
I riti dei 100 giorni: l'ansia, le speranze e i rituali della maturità toscana
Dal voto scritto sulla spiaggia alla lucertola di piazza dei Miracoli: le scaramanzie degli studenti in vista dell’esame di maturità
Ipertecnologici, lo smartphone come appendice del proprio corpo. Siamo nel 2023, i ragazzi respirano aria e scienza. Eppure il freddo razionalismo occidentale poco può di fronte all’incubo che resiste ai disincantati tempi moderni: la maturità. Qualche sillaba che fa ancora tremare i polsi a chi magari ha già perso tutti i capelli, manco si ricorda più il nome dei professori, ma quel giorno, quel momento, se lo sogna ancora. Quando sì, la sera prima si è ripassato tutto, ma proprio tutto. Tranne quel piccolo, quasi insignificante, argomento. “Tanto mica lo chiede”. E invece eccolo lì, proprio lui, che non doveva uscire, nero su bianco, mentre le lancette scorrono e la disperazione cresce.
Alla fine – e questa è la prima lezione di vita – spesso è solo questione di fortuna. Quindi è facile capire come, a 100 giorni dal fatidico appuntamento con il destino, è meglio non lasciare nulla di intentato. Che ok, bisogna studiare, ma la fortuna è un’alleata preziosa. E anche gli studenti meno superstiziosi, dietro a sardonici ghigni di superiorità, un brivido alla schiena lo sentono, quando manca poco all’esame. Ma come ammansirla, la buona sorte, come persuaderla a essere benigna di fronte a pile di libri, appunti, date, calcoli, e pure professori carogne?
Basta suggerire al suo orecchio teso il voto che si vuole. Lo si scrive sulla spiaggia a Viareggio, aggiungendoci 10 punti in più, che non si sa mai. Lo si imprime, a suon di carezze, sulla lucertola di Pisa, ormai “difesa” da un transenna. Troppe mani hanno cercato le sue proprietà benauguranti. Oppure lo si circuisce, il voto agognato, con faticosi (per i meno allenati) esercizi fisici: salire la scalinata del Santuario di Montenero a Livorno tutti insieme, prima a braccetto, poi in ginocchio; fare 100 giri (se si punta al massimo) attorno al Battistero di Pisa. Insomma, ieri erano i 100 giorni dalla maturità – tradizione che nasce oltre 200 anni fa in ambienti militari – e migliaia di studenti si sono messi in moto per fare i riti propiziatori.
Che poi alla fine il rito propiziatorio è più una scusa, un’occasione per passare del tempo insieme prima dello sprint finale. Per farsi un selfie, una gita fuori porta. E infatti da Firenze e Prato si va a Viareggio. I viareggini invece vanno a Pisa, insieme all’intera costa toscana. I pisani vanno a Livorno. Come schema generale. Per questo ieri i treni erano stracolmi di comitive chiassose e spensierate. Chi poi aveva la macchina, l’ha usata. C’erano pure pullman organizzati.
La tradizione forse più radicata è quella di Pisa. Qui tutto nasce da una lucertola bronzea che da secoli prende sole e pioggia sulla porta centrale della cattedrale di Pisa. E che, secondo un’antica tradizione goliardica, porta fortuna ai maturandi. Le lucertole in realtà sono due: una aggredisce l’altra, mordendola sulla testa. Ma attenzione. L’animaletto portafortuna è uno solo, quello con la strana coda biforcuta. Una simbologia che porta bene, quella del doppio, se associata a simboli positivi. Un tempo, ma si parla di tanti anni fa, lo studente speranzoso, dopo una considerevole fila, poteva avvicinarsi alla porta e toccare la lucertola pensando al voto che voleva ottenere. Ora non più. Da quanto i poteri propiziatori si sono allargati oltre i confini pisani, la lucertola, a forza di mani imploranti, rischiava di scomparire e intanto ha perso il suo colore originario. Perciò è nata una ritualità alternativa.
Ma i più “religiosi” sono al Santuario di Montenero a Livorno, dove anche quando escono le tracce della maturità si accende un cero con inciso sopra il voto che si desidera. L’origine non è difficile da capire: è il classico ex voto, il cero alla Madonna, e qui c’è una delle gallerie più importanti in Italia. Ma – pare – funziona anche lanciare una monetina dando le spalle all’arco che porta alla cappella votiva. Con su scritto “Ora et lavora”. Prega e lavora. Monito utile per chi deve fare la maturità.
A Viareggio, come a Livorno, la tradizione “maturanda” va avanti da diverse generazioni, anche se si è rafforzata negli ultimi anni, diventando sempre più strutturata. Tanto che ieri era una vera e propria festa, con tanto di Dj set, organizzata da ScuolaZoo e Comune. In migliaia sono andati per ballare, qualcuno era anche in costume, al grido di “Viareggio porta bene”. Su questi lidi tradizione impone di scrivere sulla battigia non il nome dell’innamorato/a, bensì il voto che si vuole alla maturità. Più dieci. Poi si spera che arrivi un’onda a cancellare tutto. Porta bene. E per fortuna ieri il mare era un po’ mosso.
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