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Occupazione femminile

A parità di lavoro le donne in Toscana guadagnano meno degli uomini: i numeri

A parità di lavoro le donne in Toscana guadagnano meno degli uomini: i numeri

Nella regione resiste il gap salariale: un uomo guadagna oltre il 2% in più. Ogni settimana le donne sono occupate mediamente 6,3 ore in meno rispetto ai colleghi

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FIRENZE. Se le top manager rappresentano una rarità e i ruoli apicali sono scarsamente occupati dalle donne nel panorama lavorativo nazionale, in Toscana l’occupazione femminile mostra importanti divari di genere, in termini di partecipazione, modalità e pervasività della presenza e percorsi di carriera.

È quanto emerge da uno studio dell’Ires, il centro studio della Cgil Toscana, che ha fotografato un gap salariale e occupazionale ancora marcatamente evidente tra uomini e donne. In Toscana, le donne lavorano in totale 267,4 milioni di ore annue in meno rispetto agli uomini con una media settimanale di ore lavorate settimanali inferiore di 6,3 rispetto agli uomini. Un dato alimentato soprattutto dal minore tasso di occupazione femminile (13 punti percentuali in meno rispetto al tasso di occupazione maschile), ma anche dalla tipologia di contratti offerti. Un terzo delle lavoratrici dipendenti impiegate in Toscana ha un contratto a tempo parziale, contro l’8,6% dei lavoratori: un dato in linea con quello italiano, ma superiore di oltre due punti percentuali rispetto alla media europea.

Le differenze diventano ancora più evidenti nei trattamenti salariali. «A parità di mansioni – sottolinea Sandra Burchi, ricercatrice dell’Università di Pisa –, le donne percepiscono stipendi significativamente inferiori a quelli degli uomini: in Toscana il dato è del 2% in meno se si considera il salario mediano, ma ai due estremi, salari più alti e salari più bassi, il salario orario lordo delle donne è inferiore del 6,3% e dell’8,5%».

A incidere è anche la maggiore precarizzazione del lavoro femminile (nel 40,5% dei casi si tratta di contratti a termine) e di un ruolo sempre più rilevante del lavoro stagionale e del ricorso sempre più ampio ai contratti di somministrazione.

«La grave situazione di crisi economica e sociale degli ultimi anni restituisce un quadro dell’occupazione delle donne anche nella nostra regione fortemente critico», l’allarme di Gianfranco Francese, presidente dell’Ires Toscana, che fa riemergere «con più forza» anche la figura «dell’uomo breadwinner», cioè dell’uomo che rappresenta «la fonte di reddito principale dei nuclei familiari, relegando la donna ad un ruolo spesso ancillare nel mondo del lavoro che ne mina sia in termini di partecipazione che di salario le possibilità di una reale autonomia economica e di indipendenza personale».

I dati fotografati dallo studio dall’Ires mettono in luce anche le difficoltà a conciliare la vita lavorativa con quella familiare e il poco apporto derivante dalle politiche di sostegno. «A fronte di una maggiore richiesta di lavoro da parte delle donne – evidenzia Barbara Orlandi del coordinamento donne della Cgil-Toscana –, il mercato del lavoro non è in grado di assorbirla o l’assorbe garantendo lavoro povero, precario, saltuario e quasi sempre part-time». Ed è proprio il part-time ad essere la forma di accesso al lavoro delle donne maggiormente diffusa «in relazione al tema conciliazione tempo di vita e tempo di lavoro che, invece, deve sempre più diventare condivisione dei tempi di vita e di lavoro – aggiunge Orlandi –, di quel lavoro non retribuito di cui si fanno carico quasi esclusivamente le donne e che riguarda la cura dei bambini, l’accudimento degli anziani e la gestione familiare».

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