Sicurezza
Turismo: la grande fuga. Anche in Toscana non c’è più personale: due i fattori-chiave
In Toscana mancano 10mila tra camerieri, barman e bagnini. Assoturismo: «Problema che mette in pericolo le imprese»
C’è il lavoro, non ci sono i lavoratori. E il settore turistico rischia una nuova crisi. Anche d’identità. Perché se il Covid e le restrizioni per fermare l’avanzare della pandemia sono ormai solo un ricordo, con il 2022 che ha fatto registrare una ripartenza record del comparto, il turismo deve fare ancora una volta i conti con quello che ormai un problema cronico: la carenza di personale. Che se negli ultimi anni si è acuito, con la pandemia si è trasformato in emergenza. Stagionali, ma non solo.
In Toscana sono almeno 10mila i lavoratori che mancano all’appello per completare gli organici necessari ad assicurare servizi e ospitalità in vista dell’apertura della stagione estiva. Camerieri, barman e addetti alle pulizie soprattutto. Ma anche cuochi, receptionist e bagnini. Almeno il 10% delle circa 100mila persone che annualmente vengono occupate, in gran parte con contratti stagionali, sarà di difficile reperimento. E in alcuni casi spingeranno aziende e strutture ricettive a riorganizzare organici e servizi per far fronte alla mancanza di personale.
Un’emergenza che se per Assoturismo-Confesercenti si materializzerà a livello nazionale già nel «periodo pasquale e nei mesi primaverili» con una stima di circa «50mila lavoratori mancanti nelle imprese turistiche», in Toscana si prospetterà soprattutto con l’avvio della stagione estiva, quando le previsioni indicano un incremento di almeno il 13% delle presenze turistiche in regione rispetto al 2022, l’anno della grande ripartenza dopo lo stop imposto dalla pandemia. La mancanza di personale porterà nei prossimi mesi le imprese a misurarsi con una situazione complessa e imprevedibile dal punto di vista organizzativo dei processi produttivi ed economici. Per le imprese che non riusciranno a reperire tutti gli addetti necessari, Assoturismo ha stimato una perdita media di fatturato di oltre il 5%, con conseguente abbassamento degli standard qualitativi e impatti sulla produttività. «Dal post pandemia è cambiata radicalmente la situazione lavorativa nel turismo – sottolinea Maila Bettaccini, coordinatrice Turismo Confesercenti Toscana –. Le imprese attive nella ristorazione e nell’accoglienza non riescono a trovare personale perché molti dei vecchi lavoratori hanno cambiato lavoro durante la pandemia e non sono rientrati più nel settore. Il turismo è ripartito, ma quello occupazionale resta un grande problema. Manca nuovo personale e personale di esperienza. Una criticità difficile da superare e che non offre alcuna certezza alle imprese».
Due i principali fattori alla base della carenza degli addetti. L’esodo, durante e subito dopo la pandemia, dei lavoratori strutturati verso altri settori e la migrazione di migliaia di addetti verso regioni (Trentino-Alto Adige) e Paesi (Svizzera e Austria in primis) che riescono ad assicurare contratti annuali e non limitati a pochi mesi. Ma non solo. Ad influire sono anche gli stipendi. Dall’ultimo rapporto dell’Irpet, l’istituto toscano di ricerca economica e sociale, emerge che la filiera del turismo in Toscana è contraddistinta da un’incidenza di lavoro povero del 40% (lavoro che nel corso dell’anno produce un reddito individuale complessivo inferiore a 8mila euro).
«Gli auspici sono molto positivi per la prossima stagione, ma ci sono enormi difficoltà a reperire il personale necessario – conclude Matteo Valori, presidente Assoturismo della Valdicecina – e questo rischia di mandare in crisi anche l’indotto, ad esempio le cooperative che offrono vari servizi al settore del turismo». Molte aziende, intanto, pensano a mettere in campo incentivi e bonus per cercare di attrarre lavoratori, a partire dall’alloggio gratuito.
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