La manifestazione
8 marzo, donne e diritti: se la strada per la parità è ancora lunga
A una mamma che lascia i figli a casa per andare a lavorare fuori città, vengono poste domande che non vengono fatte a un padre che fa la stessa cosa. La riflessione di una studentessa del liceo linguistico Calamandrei di Sesto Fiorentino
Ogni 8 marzo mi fermo qualche istante a pensare a tutte quelle donne che agli inizi del Novecento hanno lottato e perso la vita per avere gli stessi diritti degli uomini. È quasi assurdo pensare che prima del 1946 non era permesso loro di andare a votare e oggi come premier abbiamo una donna. Nel 2023 viene quasi normale pensare che noi donne possediamo gli stessi diritti degli uomini. Possiamo ricevere un’istruzione, votare, candidarci in politica, fare gli stessi lavori che fanno gli uomini. Ma siamo davvero considerate uguali a loro?
La parità salariare, ad esempio, è uno di quei temi che viene toccato tanto spesso e che, però, sembra non riuscire a trovare una soluzione; un uomo e una donna hanno lo stesso ruolo ma il primo prende una paga più alta.
Alle donne viene costantemente chiesto quando si sposeranno o quando faranno figli. E, se sono sposate, con figli, e si sono “permesse” di costruirsi una carriera, vengono criticate perché “dovrebbero pensare solo ed esclusivamente alla famiglia”.
A una mamma che lascia i figli a casa per andare a lavorare fuori città, vengono poste domande che non vengono fatte a un padre che fa la stessa cosa. Un esempio recente è la domanda rivolta all’astronauta Samantha Cristoforetti (foto a sinistra), in procinto di tornare sulla stazione spaziale internazionale. Le è stato chiesto quanti post-it avesse messo sul frigorifero, dato che sarebbe stata assente per cinque mesi, e se avesse qualcuno che mandasse avanti la famiglia. Nessuno avrebbe mai posto la stessa domanda a un uomo, perché avrebbe dato per scontato che non era “compito suo” prendersi cura della famiglia. Quindi, anche se quell’uomo, e padre, e marito, sarebbe stato lontano cinque mesi, la moglie avrebbe svolto il lavoro che la società si aspetta che una moglie faccia.
Ma allora, quand’è che noi donne, oltre che sulla carta, avremmo gli stessi diritti anche nella società?
*Studentessa del liceo linguistico Calamandrei di Sesto Fiorentino
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