Toscana
Signora Giustizia, s'insedia la prima presidente della Cassazione: Margherita Cassano
Il Capo dello Stato: il genere non c’entra, ha un curriculum eccellente. La giudice è fiorentina
Il migliore apprezzamento arriva dal Capo dello Stato, pochi minuti dopo essere stata eletta (all’unanimità) presidente della Corte di Cassazione. Come Costituzione comanda, Sergio Mattarella presiede l’assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura: intorno alle 10 dichiara aperta la seduta; alle 10,55 l’esito: Margherita Cassano, già presidente aggiunta della Cassazione, è la nuova presidente della Suprema corte italiana. La prima donna a ricoprire questo ruolo da quando in Italia, sessanta anni fa, in magistratura sono state ammesse le donne. Tuttavia – evidenzia Mattarella – il genere non c’entra nulla con l’incarico. «Questo aspetto – ribadisce il presidente della Repubblica e del Csm – non ha influito sulla nomina, desidero sottolinearlo. Il curriculum di Margherita Cassano è eccellente». Insomma, è stata scelta la migliore.
Bastano due frasi e cinquanta minuti a segnare una data destinata a restare nella storia del Paese. A cancellare il pregiudizio di una norma che nell’Italia neo-repubblicana aveva vietato l’accesso alla magistratura alle donne perché incapaci di giudicare in maniera imparziale a causa degli sbalzi umorali (e ormonali) da ciclo mestruale. Proprio pochi giorni fa, ricorreva l’anniversario della legge (la 66 del 1963) che apriva le porte della magistratura anche alle donne: era stata promulgata con un capo di governo toscano, Amintore Fanfani. Le prime 27 magistrate entrarono, per concorso, nel 1965. La prima magistrata, lucana di origini, toscana (fiorentina) di formazione e carriera, arriva ai vertici della magistratura nel 2023. Per meriti e non per genere, in ogni caso. Perché per occupare i posti importanti bisogna essere all’altezza. Spesso le donne lo sono state, anche in magistratura: ci sono già molte presidenti di Corti d’appello, ruolo ricoperto anche da Margherita Cassano a Firenze. Solo che i ruoli apicali spesso sono stati preclusi, per motivi oggettivi, anagrafici. Impossibile diventare presidente di Corte di Cassazione fino a poco tempo fa se le prime carriere sono iniziate, di fatto, sono iniziate negli anni Settanta.
Margherita Cassano, comunque, a 67 anni centra l’obiettivo, per quanto il suo incontro con il diritto sia «casuale» racconta in un’intervista rilasciata a Il Tirreno nell’agosto del 2020, con la designazione a presidente aggiunto della Cassazione. In quel caso, ci sono 12 contendenti all’incarico. Tre sono donne di alto profilo: fra loro Gabriella Luccioli, già presidente della I sezione civile di Cassazione e Grazia Corradini, consigliera in Cassazione. Alla fine, Cassano e il presidente Pietro Curzio ottengono l’unanimità dei voti del Csm. Un’abitudine, per la magistrata fiorentina, figlia del giudice Pietro Cassano che firmò la condanna del capo delle brigate rosse Renato Curcio.
Eppure Margherita Cassano non sembra destinata alla carriera togata. «In effetti – racconta nel 2020 la magistrata al Tirreno – ho scelto giurisprudenza per ripiego. Volevo studiare Lettere antiche. Pensando alle possibilità professionali, ho ripiegato su Giurisprudenza dove ho incontrato docenti straordinari, a cominciare dal professor Giorgio Collura (maestro accademico dell’ex premier Conte, ndr) che ci ha fatto appassionare allo studio del diritto».
Collura è solo uno dei “maestri” che Margherita Cassano incontra a Firenze. In procura entra nel 1981. È giovanissima. «C’era chi mi scambiava per la segretaria: all’epoca non era facile incontrare giudici donne». Subito si distingue per inchieste importanti. Ne cita sempre alcune legate allo smantellamento del traffico di droga. La prima a inizio carriera: da pubblico ministero sostiene l’accusa nel processo “Eroina nelle scarpe”. L’imputato principale è il boss Tommaso “Masino” Spadaro, che si autodefiniva il “Gianni Agnelli” della Kalsa, il quartiere arabo di Palermo, perché dava lavoro (a suo dire) a tanta gente. Sono le prime rogatorie internazionali per la pm Cassano, condotte insieme alla collega Della Monica.
Anni dopo, di nuovo un’inchiesta importante sul narcotraffico: un sequestro di una tonnellata di cocaina e una rogatoria internazionale in Colombia. Un’esperienza «molto pericolosa, ma anche molto istruttiva a livello personale, che mi ha portato a conoscere magistrati bravissimi». Ecco gli incontri con magistrati di eccellenza sono una costante nella vita professionale di Margherita Cassano: dal 1991 al 1998 è assegnata alla Direzione distrettuale Antimafia di Firenze. Qui i punti di riferimento «fondamentali per la mia formazione» sono Pier Luigi Vigna e Gabriele Chelazzi, magistrati di spessore. In Cassazione, dove Margherita Cassano approda per la prima volta, nel 2003, alla I sezione penale - si occupa di omicidi e reati di violenza - trova altri maestri «importantissimi». Cita il presidente aggiunto Torquato Gemelli, i presidenti Santacroce, Giovanni Canzio, Silvestri.
Ora, però, è lei la presidente. Un ruolo conquistato con il lavoro duro: anni trascorsi anche a capo della Corte d’Appello di Firenze, dove firma un progetto di rilievo: il protocollo sulla motivazione delle sentenze civili e penali. «Ci siamo dati regole ai fini della redazione delle sentenze: il problema del linguaggio della motivazione è fondamentale, ce lo dicono anche le fonti internazionali». Perfino la Corte europea dei diritti dell’Uomo che il 27 maggio 2021 condanna l’Italia proprio per le motivazioni di una sentenza su un processo di stupro celebrato a Firenze. La Corte d’Appello, però, ha già approvato il protocollo per utilizzare il linguaggio non “intriso di pregiudizi”. Il lavoro in Toscana di Margherita Cassano era terminato. Era già iniziato quello a Roma, in Cassazione, come presidente aggiunta. Ora è la presidente. A cento anni esatti, dall’unificazione delle cinque corti di Cassazione del regno d’Italia. Salutata dagli auguri della premier Giorgia Meloni e di tutti i vertici delle istituzionil
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