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L’economia circolare può arginare il caro-materiali

di Alessandro Volpi*
L’economia circolare può arginare il caro-materiali

Recuperare e riutilizzare sono attività fondamentali che possono servire a regolare i mercati, a ricondurli a forme meno aggressive rispetto ai naturali processi di definizione dei prezzi, necessari per tutelare produttori e consumatori

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L’economia circolare può rappresentare la soluzione per almeno due grandi temi che affliggono numerosi settori produttivi dell’economia contemporanea. Il primo è costituito dal costo delle materie prime che è destinato a salire negli anni per effetto della loro progressiva rarefazione. Poter recuperare gran parte dei materiali del ciclo produttivo significa non dipendere dagli approvvigionamenti da aree geopolitiche molto complesse, né da monopoli naturali come nel caso della Cina o di altre zone assai vulnerabili del pianeta, dove i colli di bottiglia infrastrutturali e le tensioni politico-militari sono sempre possibili. Dunque, in un contesto di quasi inevitabili rialzi dei costi produttivi, l’economia circolare può rappresentare un efficace deflattore.

Nella stessa logica, il recupero, il riuso e la condivisione – parole chiave della circolarità – possono permettere di svincolare, in buona misura, la dimensione reale dell’economia dalle pericolose dinamiche della finanziarizzazione, fondata sulla speculazione che si alimenta proprio per effetto delle scommesse sulle molto probabili carenze di materie prime e di energia.

È evidente che se, grazie al riciclo, si riduce il fabbisogno di nuove materie prime, le speculazioni al rialzo, capaci in questa fase di mettere in ginocchio gli equilibri di bilancio delle imprese, diventeranno decisamente più complesse.

Recuperare e riutilizzare sono quindi attività fondamentali che possono servire a regolare i mercati, a ricondurli a forme meno aggressive rispetto ai naturali processi di definizione dei prezzi, necessari per tutelare produttori e consumatori.

Il secondo tema è rappresentato dall’esigenza di abbattere l’enorme mole di rifiuti che generano costi economici e ambientali insostenibili sia in termini di rispetto delle normative, sia in quelli di abbattimento delle emissioni inquinanti che, attraverso i meccanismi di compravendita dei “certificati verdi”, costituiscono un ulteriore elemento di speculazione finanziaria.

La catena del riuso e del riutilizzo, così come le piattaforme di condivisione possono diventare invece una filiera innovativa, in grado di promuovere un efficiente miglioramento tecnologico di natura più complessiva e di favorire una nuova occupazione, qualificata – e dunque ben retribuita – che, anche da questo punto di vista, può riportare l’economia ad una dimensione reale.

In estrema sintesi, quindi, la transizione da un’economia lineare che produce, consuma e genera rifiuti, con la necessità di nuove risorse e nuova energia, ad una circolare che limita il consumo del pianeta costituisce la condizione indispensabile non solo per mettere in sicurezza il futuro, ma anche per evitare il più completo stravolgimento degli attuali mercati, obbligati a sostenere costi difficilmente sopportabili e a risultare del tutto dipendenti dalle gigantesche speculazioni della finanza.

Per un continente come quello europeo, totalmente dipendente dalle importazioni di materie prime e di energia, la scelta dell’economia circolare dovrebbe poi risultare assolutamente irrinunciabile.

* Università di Pisa

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