Il Tirreno

Toscana

L’analisi

La fine dei negozi sotto casa: in due anni addio a quasi 1.500 attività toscane

di Alessandro Formichella
La fine dei negozi sotto casa: in due anni addio a quasi 1.500 attività toscane

Sempre di più le nuove attività commerciali che si sono arrese dopo un anno e mezzo di vita: cosa serve per resistere secondo lo studio di Confesercenti

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Si impiega meno tempo a buttare giù la saracinesca a che a tirarla su. Fatica, investimenti, desideri e lavoro per aprire un esercizio commerciale vanno in fumo in appena 19 mesi.

È questo il dato sulla vita media dei negozi di vicinato o di quartiere che riporta il presidente di Confesercenti Toscana Nico Gronchi. In soli due anni in Toscana hanno chiuso i battenti per sempre 1.479 attività commerciali sovrastate dall’apertura di centri commerciali, outlet e dall’e-commerce. A finire sotto la pressa delle logiche del mercato c’è un po’ di tutto: dai piccoli negozi alimentari ai bar, alle attività commerciali di abbigliamento, calzature, mercerie. Di tutto un po', cambiando sensibilmente la geografia del commercio nella nostra regione.

«Il fenomeno è ormai questo – afferma Franco Marinoni, direttore Confcommercio Toscana –. Complici anche la pandemia Covid e il caro-bollette di questi anni, molte attività, tra cui alcune storiche e che venivano portate avanti da generazioni, non esistono più. Non hanno possibilità e non possono reggere alla pressione fiscale e dei costi di gestione rapportandosi in competizione con centri commerciali e outlet. L’e-commerce sta diventando poi sistemico e il negozio generalista scompare».

Insomma, aprire oggi un'attività commerciale pensando che questo sia il lavoro per tutta la vita da lasciare in eredità anche ai figli, ora come ora è quasi un miraggio. Sempre di più i piccoli negozi non reggono all'urto della complessità delle crisi che si sono presentante negli ultimi anni, a partire dal 2012, poi con il Covid e infine con l'impazzimento delle bollette del caro-energia. Se non è la fine di un'era, ci manca poco.

«Fino al 2010 avevamo assistito ad un fenomeno completamente opposto – commenta il presidente di Confesercenti Nico Gronchi –. Molte attività commerciali aprivano in 24 ore, spesso in conseguenza della perdita di lavoro e, con i soldi della liquidazione, molti si lanciavano ad aprire negozi o ristoranti. Un eccesso di confidenza, direi, con un mercato complesso; ci vogliono competenza, analisi dei costi, piani di ammortamento reali e di vendita ben calibrati, altrimenti un esercizio salta in poco tempo».

Ed eccoci al dunque: negli ultimi cinque anni, sempre secondo Confesercenti, un negozio appena aperto ha avuto una vita media di poco più di un anno e mezzo. «Ci sono le eccezioni ovviamente, secondo scelte di mercato ben mirate e già predisposte ma assolutamente da studiare bene prima di aprire un'attività commerciale», spiega ancora Gronchi. «È chiaro che il fenomeno delle aperture dei centri commerciali, degli outlet con l'espansione del commercio elettronico stanno cambiando il volto del commercio. Tenere aperto un negozio è veramente difficile oggi. Forse esiste ancora qualche spazio nel food e nella ristorazione».

Per tenere su il bandone di un'attività commerciale oggi ci vogliono scelte chiare e riferite ad una clientela ben precisa o l'attività diventa un boomerang con tanto di debiti che si trascinano dietro. «Ora occorre tutto di più per tenere aperto un negozio. Qualità dei prodotti, prezzi competitivi, ottimo arredamento ed evitare di cadere nei tranelli delle campionature di vendita all'ingrosso che poi diventano rimanenze di magazzino», dice un ex commerciante toscano.


 

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