Il Tirreno

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Evviva la festa ma senza bugie: l’amore va anche discusso

di Andrea Di Consoli
Evviva la festa ma senza bugie: l’amore va anche discusso

San Valentino oggi: l’opinione

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Lo scorso weekend ero a “UmbriaLibriLove”, a Terni, città di San Valentino

Incontri affollati, tutti incentrati sul tema amoroso, che rende molti di noi inquieti, insoddisfatti, impauriti. Ora mi si chiede: ma ha senso la festa di San Valentino? Io dico che ha senso, ma a una condizione: che non sia una festa sdolcinata, banale, intrisa di cattivo romanticismo e di qualche ipocrisia.

I dialoghi a Terni – ai quali hanno partecipato scrittori e poeti del calibro di Franco Arminio e Davide Rondoni – hanno dimostrato che parlare d’amore è, ora più che mai, fondamentale. A Terni, infatti, è emerso che siamo tutti troppo concentrati su noi stessi, che pensiamo troppo all’amore come a un miracolo salvifico – nessuno ha il potere di salvarci –, che abbiamo una concezione consumistica del desiderio e che abbiamo perso la capacità di capire davvero la reale e inconsumabile alterità della persona che amiamo. E allora ben venga la festa di San Valentino, ma evitando di insistere su favole puerili e luoghi comuni che non fanno bene a nessuno. Sarebbe bello, insomma, se la festa di San Valentino fosse l’occasione non per una cena a lume di candela o per fare un regalo costoso, ma per parlarsi sul serio, ammettendo desideri nascosti, paure recondite, sogni sbagliati, frustrazioni taciute, insicurezze; ma anche per riscoprire il mistero di chi ci illudiamo di conoscere – addirittura possedere –, per finalmente mostrarci nella nostra nuda essenza, per chiedere scusa, per dirci senza paura che la passione passa, ma che la passione è solo l’infanzia dell’amore.

Mi si dirà: l’amore si vive, non si discute. Non condivido. Perché senza discuterlo, l’amore rischia di essere un luogo dell’anima pieno di equivoci, di illusioni pericolose e di aspettative adolescenziali. E infatti quanto disincanto e quanta delusione che sentiamo nei racconti di chi ci sta a fianco. Ma se l’amore contemporaneo procura tutto questo dolore e tutta questa solitudine, allora vuol dire che lo stiamo approcciando male, in maniera non realistica, e che evidentemente prediligiamo nevroticamente bolle e suggestioni momentanee, spesso figlie di luoghi comuni sociali e di desideri epidermici.

E allora viva la festa di San Valentino – un santo da conoscere meglio, anche se di lui si sa poco –, ma senza troppi cioccolatini e senza troppe bugie, perché l’amore non è una favola, ma un percorso difficile, tortuoso, complicato, nel quale la conoscenza è più importante dell’emozione. Perché la conoscenza è durata, mentre l’emozione, soprattutto se non si evolve, finisce, e lascia dietro di sé delusioni, amarezze e solitudini. Che sia, dunque, una festa di San Valentino piena di intelligenza, di sincerità e di parole vere.

 

 

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