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Il commento

Governo e Sanremo: voler comandare senza alcun pudore

di Michele Gambino
Governo e Sanremo: voler comandare senza alcun pudore

La politica e le manovre di accerchiamento (alla luce del sole) della tv pubblica

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Doveva essere la celebrazione di un trionfo, e invece è sembrata una mesta cerimonia degli addii l’ultima conferenza stampa da Sanremo: con Amadeus che diceva: «Se mi mandano via sarà per le mie idee», come un eroe risorgimentale. E il direttore dell’intrattenimento Stefano Coletta che ribadiva le cose già dette il giorno prima con le lacrime agli occhi: «Noi pensiamo al prodotto televisivo, non ad indottrinare la gente».

C’era stata durante la serata finale la performance di Rosa Chemical con Fedez, decisamente poco elegante, e giorni prima la famosa foto del viceministro vestito da nazista strappata in diretta dallo stesso Fedez. Sembra che la Meloni in persona abbia detto «Ora basta», e dato la stura al lamento incrociato dell’intero stato maggiore del suo partito: con questi vertici, dicono in coro, non si può andare avanti.

Tutta colpa di Rosa Chemical e di Fedez? Un paio di gesti sopra le righe di due artisti che giocano a provocare dentro cinque colorate e interminabili serate?

Ma certo che no: faremmo un torto ai censori nel pensare che basti così poco per invocare il ricambio forzato dei vertici Rai, per giunta all’indomani del Festival più apprezzato degli ultimi anni.

La verità è che dietro i mugugni di una parte politica c’è il solito vizio di voler controllare la cara vecchia tv pubblica. Giacché essendo pubblica, cioè di tutti i cittadini che pagano il canone, i partiti hanno sempre pensato che invece fosse loro.

E come dargli torto d’altra parte: comandare la Rai vuol dire mettere le mani su una formidabile macchina da guerra e di propaganda, e su centinaia di succosi posti di lavoro da spartire tra amici e clientes.

A stupire è solo la mancanza di pudore: una volta le manovre di accerchiamento della Rai si svolgevano di nascosto, dissimulandole il più possibile. Fior di politici spergiuravano di non voler toccare la Rai, e intanto lo facevano. Certo, già Berlusconi aveva rotto lo schema con il famoso editto bulgaro, ma lì a dare fastidio al manovratore erano Enzo Biagi, Michele Santoro e Marco Travaglio; qui Amadeus, Fedez e Gianni Morandi. C’è una certa differenza.

In gioco ci sarebbe la difesa dei «valori tradizionali» e si prospetta la necessità di una «narrazione» allineata con la visione del mondo di chi ha vinto le elezioni. Nienpopodimenoché direbbe Mario Riva, uno che di tv se ne intendeva.

Che idea di televisione avranno in mente questi politici in versione autori televisivi? L’alzabandiera nei programmi del mattino? Fiction ambientate in solide famiglie tradizionali? Solo uomini e donne con certificata connotazione di genere come ospiti? Dobbiamo, quindi, preoccuparci per Cristiano Malgioglio?

Staremo a vedere, e ho idea che ci sarà da divertirsi. 

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