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Case popolari, in Toscana c’è il “buco”: morosità per 67 milioni

di Danilo Renzullo
Case popolari, in Toscana c’è il “buco”: morosità per 67 milioni

Oltre 45 milioni di “debiti” accumulati negli ultimi 10 anni. Sicet: «Rischio lacerazione sociale». Spinelli: «Lasciati soli»

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FIRENZE. I piani di rientro e i percorsi di rateizzazione potrebbero non bastare più. All’aumento dilagante della morosità, quasi sempre incolpevole, le aziende di gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica rispondono bussando con sempre più insistenza ai conti, quasi sempre risicati, degli inquilini delle case popolari. Nelle casse di aziende e Comuni della Toscana mancano oltre 45milioni di euro. Quelli derivanti, o che sarebbero dovuti derivare, dal pagamento dei canoni di locazione dei 49.905 alloggi popolari assegnati. Cifra che lievita a quasi 67 milioni di euro calcolando anche lo “scoperto” per il mancato pagamento di servizi e utenze. ù

Se il 10% delle famiglie toscane assegnatarie di un alloggio popolare non riesce a far fronte al pagamento del canone (o almeno ad una parte di esso), il 21,2% dei nuclei non riesce a versare quanto dovuto per utenze ed altri servizi, facendo emergere la cosiddetta “povertà energetica”, il fenomeno legato alle crescenti difficoltà da parte delle famiglie a sostenere i prezzi per l’energia, esploso nella sua drammaticità lo scorso anno e che, secondo le previsioni, caratterizzerà l’andamento dei pagamenti anche nel 2023. Nell’ultimo biennio, infatti, ogni famiglia ha pagato in media 1.231 euro in più rispetto al 2020 (più 92,7%) per le forniture di gas ed energia elettrica. Uno scenario potenzialmente «esplosivo» che secondo Fabio Tognoni, responsabile regionale del Sicet Toscana, non solo potrebbe innescare un’ondata di revoche delle assegnazioni, ma anche di provocare un corto circuito sociale.

«Occorre intervenire e occorre fare presto – dice –. Questa situazione necessita di un’attenzione particolare della politica, delle istituzioni e del governo. Migliaia di famiglie hanno difficoltà a mantenere l’alloggio popolare: per farlo occorrono sempre maggiori risorse che queste famiglie non hanno. E con l’aumento della povertà e i sempre minori stanziamenti da parte del governo, aumenteranno le difficoltà non solo per risanare un debito, ma anche per avviare un piano di risanamento».

Nel 2021, le aziende per la casa della Toscana hanno incassato poco più di 55 milioni di euro, il 7,5% in meno rispetto all’anno precedente (23,7 milioni di euro sono stati destinati alle manutenzioni degli alloggi). Valore, quest’ultimo, in continuo aumento che nel 2021 ha toccato una cifra mai raggiunta prima, destinata ulteriormente a crescere nel 2022 e soprattutto nel 2023. Un fenomeno fisiologico, soprattutto negli anni dispari, cioè quando gli assegnatari sono chiamati a dichiarare i redditi imponibili per il calcolo del canone di affitto. Indicatore che, di conseguenza, indica anche un peggioramento medio delle condizioni economiche delle famiglie che vivono negli alloggi Erp, che nel 2021 si è tradotto in un aumento dell’incapacità di saldare le spese. Quasi 11.400 nuclei familiari sono risultati morosi, quasi un quarto di quelli assegnatari di un alloggio popolare. I due terzi hanno trattato o concordato un piano di rientro del debito, il restante non ha invece presentato alcun percorso per risanare la morosità. Quasi quattromila famiglie, in totale, quelle che hanno già ricevuto o rischiano di ricevere un provvedimento di sfratto, aggiungendosi alle 760 famiglie con un provvedimento già pendente.

Un tasso in continuo aumento, quello della morosità, che per l’assessora alle regionale alle politiche sociali e abitative Serena Spinelli diventa sinonimo e conseguenza «dell’aumento della povertà e delle difficoltà delle famiglie» a fronte, però, di mancati o minori interventi da «parte del governo». «Finora, in parte, il reddito di cittadinanza ha permesso di tamponare questa situazione – sottolinea Spinelli –. Tra poco, senza più quel sostegno, i temi della povertà e dei costi dell’abitare diventeranno di grande preoccupazione. Nonostante tutti gli sforzi e gli interventi, gli enti locali non possono far fronte da soli a questa situazione, ma dal governo assistiamo solo a provvedimenti che vanno in direzione opposta».

Una possibile «lacerazione sociale» che secondo il Sicet occorre contrastare da subito perché «quella abitativa non è più solo un problema, ma un’emergenza». «Occorrono quindi politiche abitative diverse e concrete – conclude Tognoni –, ma occorrono soprattutto finanziamenti per investire nell’edilizia residenziale pubblica e per sostenere le famiglie che si rivolgono al mercato privato» per prevenire uno scenario potenzialmente esplosivo. 

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