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Bambine costrette a sposarsi: l’orrore deve essere fermato

di Melissa Pacini e Giulia Cusenza*
Bambine costrette a sposarsi: l’orrore deve essere fermato

Povertà e ignoranza alla base delle nozze: la storia di Aisha. L'articolo scritto da due studentesse dell'istituto Calamandrei di Sesto Fiorentino nell'ambito del progetto del Tirreno "Scuola 2030"

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In molti Paesi e aree del mondo, come il Pakistan, il Sud America, l’Asia Meridionale, il Medio Oriente e molte parti dell’Africa, la povertà contribuisce a far contrarre i matrimoni combinati e forzati.

Occorre specificare la differenza che c’è tra i due casi. Nei matrimoni combinati la parola di chi si oppone ha un valore decisivo mentre in quelli forzati no. In entrambi i casi però l’unione si verifica tra una bambina di età 8-12 anni o una ragazza adolescente di 13-17 anni e un uomo che può essere anche di 20-40 anni più grande.

In questi tipi di matrimonio sono i genitori con la famiglia della sposa a decidere con chi e quando far sposare la propria figlia, indipendentemente dall’età della figlia o del futuro marito. Spesso l’unica cosa che influenza la decisione del matrimonio è lo stato sociale e la ricchezza della famiglia dell’uomo.

Si stima che nei prossimi 10 anni saranno 100 milioni le bambine o ragazze costrette a sposarsi. Questi matrimoni possono avvenire anche tra familiari, ad esempio tra lontani cugini.

Una volta sposate, le bambine sono trattate come delle serve. Non possono andare a lavorare o a scuola e devono stare tutto il giorno a svolgere le faccende domestiche come cucinare e pulire la casa. Sono inoltre costrette ad avere rapporti sessuali con i mariti che, essendo molto più vecchi di loro e dunque con una vita sessuale molto più lunga, trascorsa in Paesi dove la prevenzione sanitaria è pressoché inesistente, possono portare conseguenze come la trasmissione di Aids o altre malattie.

Le ragazze rimangono incinte prima che i loro corpi e organi riproduttivi siano pienamente maturati. Malnutrite e povere, non crescono in modo sano specialmente nelle ossa del bacino e spesso muoiono per complicazioni durante la gravidanza e il parto. Se sopravvivono, le ragazzine sono proprio costrette ad accudire i figli.

Sul sito internet di Save the Children è riportata la storia di una bambina somala di 13 anni, Aisha, costretta da suo padre a sposare un uomo di 30 anni per motivi economici. Aisha ha raccontato che non si trovava bene con lui per via della differenza di età ma ogni volta che provava a scappare suo padre la riportava da lui. A un certo punto è rimasta incinta. A causa dell’anemia si sentiva debole e non riusciva più a svolgere correttamente le faccende domestiche tanto che suo marito, a cui non importava che stesse portando in pancia suo figlio, la picchiava. Alla fine Aisha è riuscita a scappare e a ottenere il divorzio. Ora è una donna libera, vive con la madre e i fratelli anche se, dovendo accudire sua figlia, non ha potuto continuare gli studi. Spera però un giorno di potersi formare professionalmente e poter lavorare. Non tutte le bambine sono fortunate come Aisha o hanno la sua forza per scappare perché temono per la loro sopravvivenza. Molte associazioni non governative, compresa Save the Children, stanno lavorando affinché le bambine e ragazze possano avere un futuro e gli stessi diritti dei maschi. l

*Studentesse dell’istituto Calamandrei di Sesto Fiorentino (Firenze)
 

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