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A sette anni dall’omicidio di Giulio Regeni il liceo XXV Aprile torna a chiedere verità
Una lezione a scuola, la lettura del libro scritto dai genitori, la panchina gialla: gli studenti non si arrendono all'omertà. L'articolo scritto da due studentesse di 15 e 16 anni e pubblicato nell'ambito del progetto del Tirreno "Scuola 2030"
A sette anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, il dottorando italiano scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo e ritrovato morto il 3 febbraio successivo, la nostra classe, la 3ª A del liceo classico XXV Aprile di Pontedera, in provincia di Pisa, ha dedicato una lezione alla sua memoria.
La lezione è stata un’occasione per riflettere sulla sua storia anche attraverso la lettura di alcune pagine del libro “Giulio fa cose”, edito da Feltrinelli, scritto dai genitori, Paola Deffendi, Claudio Regeni, con il contributo dell’avvocata di famiglia, Alessandra Ballerini.
L’anno scorso la nostra scuola ha realizzato un progetto che ha portato all’inaugurazione di una panchina gialla in suo ricordo.
Il 12 maggio 2022 la panchina è stata collocata, non a caso, nel cortile del liceo classico “Andrea da Pontedera” poiché lo stesso Giulio Regeni aveva frequentato il liceo classico linguistico, affinché tutti gli studenti avessero l’opportunità di poter riflettere su questa vicenda nella quotidianità.
È stato scelto il colore giallo, diventato simbolo della ricerca della verità per Giulio, perché indica la verità e la trasparenza, e rappresenta il cosiddetto “popolo giallo”, ovvero tutti gli italiani, e non solo, che si interessano alla sua storia e che insistono, insieme alla famiglia, per ottenere la verità.
La madre di Regeni, Paola Deffendi, sottolinea l’importante contributo del popolo giallo in una frase del libro. «Ci sono vecchi amici e nuovi – scrive – e con quell’aggettivo, “nuovi”, definiamo tutte le persone di ogni età e nazionalità che ci stanno vicine, che lanciano e sostengono iniziative e che lo fanno senza alcun interesse, ma unicamente perché credono nella causa di verità e giustizia per Giulio, comprendendo che portare avanti questa battaglia significa portare avanti un discorso di rispetto per i diritti umani…».
Giulio era un ragazzo pieno di sogni, di voglia di viaggiare e di conoscere, in cui i giovani di oggi, noi comprese, ci rispecchiamo.
È la storia di un ragazzo a cui sono state “tarpate le ali” e a cui è stato impedito di seguire i propri sogni, che rappresenta una delle più grandi paure dell’essere umano.
Inoltre, sarebbe importante, per quanto possibile, cercare di aiutare e sostenere la famiglia attraverso piccoli gesti come entrare a far parte del “popolo giallo”.
Di questa storia ci ha colpite anche il coraggio della famiglia che, per sette lunghi anni, non avendo ricevuto alcuna risposta da chi, in Egitto, indaga sull’omicidio del figlio, continua ininterrottamente, con tutti i mezzi possibili, a cercare di ottenere la verità per lui.
«Abbiamo visto tutto il male del mondo sul suo corpo. Ma tutto il male del mondo è anche quello che è attorno a Giulio: omertà, paura, intrighi, depistaggi. Il coraggio è andare avanti, giorno dopo giorno, sapendo che esiste tutto questo», dicono Paola Deffendi, Claudio Regeni e Alessandra Ballerini in “Giulio fa cose”. l
*Studentesse di 15 e 16 anni del liceo classico XXV Aprile di Pontedera (Pisa)
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