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L’analisi

Pelle, in Toscana il settore vale 7,6 miliardi di esportazioni: tutti i primati della filiera

di Sara Giusti *
Pelle, in Toscana il settore vale 7,6 miliardi di esportazioni: tutti i primati della filiera

Il dato toscano è un terzo di quello nazionale. La regione prima per addetti: circa 45mila

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I settori della filiera della pelle comprendono le produzioni dedicate sia alla componente a monte come la concia che annovera le attività di preparazione, lavorazione e tintura delle pelli, sia le attività a valle della pelletteria (valigeria, articoli da viaggio, ecc.) e delle calzature.

Regione leader

La Toscana è la prima regione italiana per numero di addetti e unità locali dedicati alle produzioni della filiera della pelle: nel 2020 con oltre 5mila unità locali e circa 45mila addetti rappresenta più di un terzo del dato nazionale. Questa concentrazione determina un’elevata specializzazione della regione in queste produzioni, tanto da presentare il valore più elevato nell’indice di specializzazione che misura l’incidenza di questi settori sul manifatturiero in rapporto al dato italiano: la Toscana nel 2020 presentava un indice pari a 4,1 e superiore al dato delle Marche (3,8) e della Campania (2,2).

Gli addetti

Dal punto di vista territoriale si evidenzia una buona diffusione delle attività legate alla filiera della pelle con gran parte della regione che presenta produzioni dedicate; la provincia con il maggior numero di addetti è Firenze che copre più della metà del dato regionale, seguita da Pisa e Arezzo. Tra le diverse specializzazioni della filiera della pelle la Toscana mostra una maggior presenza di addetti dedicati alla concia e pelletteria che pesano sul comparto regionale più del 70% e rappresentano circa la metà degli addetti italiani (47%); per questo settore l’indice di specializzazione passa a circa 6 con punte superiori a 10 per le province di Pisa e Firenze. Il settore delle calzature conta oltre 12.500 addetti e presenta una maggior specializzazione nelle province di Lucca, Pistoia, Firenze e Arezzo.

Filiera integrata

L’alta specializzazione della regione in questo comparto si articola in una filiera integrata che comprende imprese capofila di grandi dimensioni con elevata vocazione internazionale e posizionate nel segmento del lusso e un tessuto produttivo di imprese di dimensioni minori che lavorano in filiera e che garantiscono prodotti con elevata personalizzazione e qualità, frutto di competenze e abilità radicate.

L’export

Il presidio e l’elevata competitività sui mercati internazionali rappresentano un’ulteriore caratteristica importante per descrivere il settore della pelle in Toscana: anche in questo caso la regione si colloca al primo posto tra le regioni italiane e nel 2021 con 7,6 miliardi di euro di vendite all’estero ha coperto un terzo dell’export nazionale. Tra le due specializzazioni prevalgono le esportazioni di pelletteria che costituiscono i due terzi dei valori esportati, mentre dal punto di vista territoriale è Firenze che muove gran parte delle esportazioni. L’orientamento verso i mercati internazionali si è rafforzato nel tempo con una crescita significativa negli anni, tanto da portare le esportazioni a un livello più che doppio rispetto al 2008, con un’evoluzione più marcata della media italiana. Questo fenomeno è in gran parte legato alla presenza dei grandi gruppi del lusso che presentano un’elevata propensione a esportare e lo si può rilevare anche nell’analisi dei principali mercati di destinazione: nel 2021 il primo mercato di riferimento delle esportazioni toscane della filiera della pelle è la Svizzera, seguita dalla Francia. Questi paesi presentano forti legami con le maison del lusso: il primo ricopre un ruolo di polo logistico, mentre nel secondo hanno sede importanti maison internazionali. La forte competitività del settore si può rilevare anche nella capacità di recuperare il ritardo maturato durante la crisi pandemica: il sistema moda infatti è stato uno dei comparti maggiormente penalizzato perché è stato interessato dalle chiusure produttive, e soprattutto ha subito il marcato calo dei consumi sul mercato interno e sui mercati esteri.

Recupero post pandemia

Nei primi nove mesi del 2022 il valore delle esportazioni ha superato i livelli del pre-pandemia con un 2019 che rappresentava un punto di massimo degli ultimi dieci anni per l’export toscano: nel periodo gennaio-settembre le esportazioni sono state pari a 6,3 miliardi con una crescita del +5,2% rispetto al 2019 che si articola in una sostanziale stabilità per la pelletteria (+0,4%) e una crescita più sostenuta per le calzature (+15,5%), mentre rispetto all’anno precedente la crescita complessiva si attesta al 14,6%.

Gli Stati Uniti

Tra i principali mercati di sbocco, è interessante osservare il buon risultato negli Stati Uniti, in parte anche sostenuto da un andamento del cambio favorevole alle esportazioni, ma anche da una domanda di questo mercato molto orientata sui prodotti dell’alto di gamma. Questi risultati dimostrano come il settore sia riuscito a realizzare un recupero anche più veloce delle attese, con elevati incrementi delle vendite estere per le quali hanno giocato un ruolo rilevante le grandi imprese dell’alto di gamma e della rete di piccole-medie imprese ad esse connesse.

Alto di gamma

La specializzazione nell’alto di gamma continuerà a intercettare la domanda internazionale di beni di lusso, con attese di evoluzione dell’export che resterà superiore a quella della domanda mondiale rivolta al settore.

Consumi e inflazione

Sul mercato interno, invece, nonostante la ripresa della socialità, che ha riattivato i consumi di moda delle famiglie italiane, e la ripartenza del turismo, il mercato resta su livelli inferiori a quelli del 2019, condizionato anche dalla progressiva erosione del potere di acquisto delle famiglie impattate dalle spinte inflazionistiche.

I distretti

La struttura del comparto in Toscana si caratterizza, inoltre, per l’importante organizzazione in distretti; proprio le caratteristiche di elevata specializzazione e concentrazione, unite alla proiezione sui mercati internazionali, permettono di monitorare i risultati territoriali riferiti alle singole specializzazioni. I distretti (monitorati periodicamente dalla Direzione Studi di Intesa Sanpaolo) appartenenti alla filiera della pelle sono cinque: Pelletteria e calzature di Firenze, Concia e calzature di Santa Croce sull’Arno, Pelletteria e calzature di Arezzo, Calzature di Lucca e Calzature di Lamporecchio. I distretti permettono di cogliere per ogni territorio le singole specializzazioni e rappresentano la quasi totalità del settore (98% dell’export regionale nel 2021). La forte caratterizzazione distrettuale si traduce nell’operatività quotidiana delle imprese attraverso rapporti tra operatori che nei distretti toscani risultano più ravvicinati rispetto al resto del contesto nazionale.

Filiera di fornitura

In particolare, da un’analisi realizzata attraverso un database che contiene i flussi dei pagamenti effettuati dai clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo ai propri fornitori italiani è possibile analizzare le transazioni e ricostruire la filiera di fornitura: mediamente le imprese del sistema moda toscano si riforniscono a una distanza inferiore della media nazionale a dimostrazione di come il tessuto locale sia in grado di rispondere alle esigenze di beni e servizi espressi dalla filiera e di come le relazioni di prossimità rappresentino un elemento di competitività del sistema locale.

Catene del valore

Queste caratteristiche stanno assumendo sempre maggiormente un carattere di strategicità per le imprese del settore. Tra i fenomeni che si sono manifestati con lo scoppio della pandemia e che si sono acuiti successivamente si evidenzia il progressivo ripensamento delle catene globali del valore e la ricerca di fornitori più vicini per rispondere alle difficoltà legate alle interruzioni delle forniture, alla gestione dei trasporti in termini di costi e in termini di disponibilità della merce nei tempi previsti.

Scenario incerto

Le attese per l’anno in corso restano fortemente condizionate dall’evoluzione dello scenario che rimane complesso e incerto a causa dello shock inflattivo, della durata e dell’efficacia delle politiche monetarie restrittive e dai rischi geopolitici legati al conflitto. Il contesto di forte incertezza a livello mondiale e di alta inflazione che stiamo vivendo impatterà sulla capacità di spesa delle famiglie e imprese con effetti su consumi e investimenti; il posizionamento dei settori della filiera della pelle toscani verso l’alto di gamma e le forti relazioni a livello locale potranno rappresentare una leva per mettere almeno parzialmente al riparo le imprese della filiera dalle attese di rallentamento dell’economia e di deterioramento della domanda.

*Economista, Direzione Studie Ricerche Intesa Sanpaolo

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