Sicurezza
L’arcobaleno dei Pink Floyd e il presunto omaggio alla bandiera Lgbt (che nacque cinque anni dopo). L’inutile polemica sul web
I Pink Floyd e l’ignoranza dei social su “The Dark Side of the Moon”
“Il genio si pone dei limiti, lo stupido no”. Lo diceva Albert Einstein, che avendo lasciato questa valle di lacrime nel 1955 non poteva immaginare in quale modo l‘invenzione di Internet avrebbe reso la sua la sua massima più vera e attuale che mai.
Lo stupido non solo non sa di non sapere, che è esattamente la cosa che pone limiti al genio, ma se ne infischia della sua ignoranza, a volte persino se ne vanta, e ama sproloquiare e giudicare su tutto e tutti, con particolare attenzione per chi è baciato da talento, fortuna e successo, tutte doti che allo stupido risultano particolarmente fastidiose, e dunque lo eccitano come un toro davanti a un drappo rosso.
L’ultimo bersaglio della vasta comunità dei pensatori a capocchia sono nientemeno che i Pink Floyd, una delle dieci band musicali più famose del pianeta. Accade infatti che per festeggiare i cinquant’anni dall’uscita di “The Dark Side of the Moon”, storico album e pietra miliare della musica rock, la band abbia deciso di pubblicare un cofanetto che contiene tra le altre cose una rielaborazione della copertina del disco.
La quale, come sanno alcune decine di milioni di persone che lo hanno comprato nel corso di questi cinquant’anni, raffigura il fenomeno ottico della rifrazione della luce, un raggio bianco che colpendo un prisma si scompone in un arcobaleno.
Ed ecco che uno stupido – il cosidetto stupido-alfa – accusa i Pink Floyd di aver scelto l’arcobaleno in quanto simbolo della comunità Lgbt. Un astuto modo, secondo lui, per ingraziarsi la comunità gay e vendere più dischi. La malignità è lanciata in orbita sul web, e subito ripresa e rilanciata dl gregge degli stupidi. I quali non sanno – e ai quali non importa sapere – che il disco è del 1973, e non può aver nulla a che fare con i generi sessuali per il semplice fatto che la bandiera arcobaleno è diventata il vessillo della comunità gay solo nel 1978, cinque anni dopo.
È bastato accendere la miccia e l’incendio sul web è subito divampato. Purtroppo infatti non tutti applicano il saggio consiglio di Arthur Bloch: “Mai discutere con uno stupido, qualcuno potrebbe non cogliere la differenza”, e quindi in tanti si mettono a discutere con i propalatori della stupidaggine, provocando la loro reazione (invitare uno stupido a discutere è come invitarlo a nozze) e di conseguenza un dibattito sul nulla che si trascina, dicono, da giorni, e di cui resterà traccia sul web per i secoli a venire. Come volevasi dimostrare, direbbe quel genio di Einstein.
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