Il Tirreno

Toscana

Il commento

Dalla discrezione all’onnipotenza dei soldi

di Giorgio Billeri

	Federico Apolloni e Mattia Lucarelli: i due giocatori del Livorno accusati di violenza sessuale
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Federico Apolloni e Mattia Lucarelli: i due giocatori del Livorno accusati di violenza sessuale

Il declino delle notti brave dei grandi campioni: ora c’è senso del dominio

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Anche quelle erano notti. Intense, stuzzicanti. Trasgressive a loro modo: quando un asso dello sport incrociava un’attrice o una cantante si parlava di “balletti rosa”, termine ormai reso color seppia dal tempo: i calciatori erano già gli idoli delle folle, e le ballerine li aspettavano nei locali. Le notti milanesi e romane dei campioni anni ’50 e ’60 erano vagamente felliniane: nessuno si nascondeva, l’incontro by night e la coppa di champagne erano il valore aggiunto della notorietà. I rotocalchi si riempivano di Germano, brasiliano del Milan, che ”espugnò” la contessina Agusta, figlia dell’imperatore delle moto, di Altafini che portò via la moglie al compagno Barison. O di Lorenzo Buffon, portiere anni ’50, che portò all’altare Edy Campagnoli, la valletta di Mike Bongiorno in “Lascia o raddoppia”. Anche quelle erano notti, trasgressioni. L’allenatore poteva anche far finta di non sapere, il presidente non solo chiudeva un occhio ma spesso il conto lo pagava lui, benevolente.
Era il calcio pane e salame, più vicino alla gente. Era una società diversa: magari, nelle sue pieghe, moralmente discutibile, maschilista e machista ancora più di oggi, ma la percezione del ruolo del campione e della sua proiezione verso l’esterno aveva tutt’altro sapore. Gli ultimi brutti casi (Dani Alves e i ragazzi livornesi) dovranno essere definiti in sede penale e non è il momento di trarre delle conclusioni: ma ce n’è abbastanza per riflettere, per riavvolgere il nastro. Il semidio del pallone, oggi, si è conquistato un ruolo e una visibilità la cui sublimazione non è divertirsi con tanti soldi in tasca, come accade da quasi cento anni a questa parte (in principio fu Renato Cesarini, che rincasava all’alba con il pigiama sotto al cappotto o Raimundo Mumo Orsi, italoargentino con il capello ravviato da stella del tango che dominava il campo come al tabarin), ma piuttosto farsi vedere, celebrarsi sui social, taggarsi dovunque. Quasi una legittimazione del proprio status sociale ingigantito da ingaggi sempre più abnormi. Trovarsi in un locale insieme a persone che guadagnano mille volte meno di te può avere effetti incontrollabili e imprevedibili, puoi sentirti onnipotente. Gli eroi della pedata un tempo venivano celebrati nei 90’ del loro sapere calcistico: il tifoso li aspettava, una pacca sulla spalla, un autografo e stop, le rispettive vite riprendevano come rette mai parallele, il campione viveva tranquillamente. Provate a immaginare oggi Dybala, o ancora prima Totti o Del Piero in fila al supermercato: impensabile. Sono carcerati di lusso, chiusi nelle loro torri d’avorio: e chi vuole concedersi una serata ha a sua disposizione un battaglione di “pierre” che ne blindano la privacy.

Valori diversi, opposti rispetto al calcio in bianco e nero: l’educazione, l’approccio al mondo di Facchetti, di Scirea, di Zoff sembra appartenere a logiche ottocentesche. Di loro, dei capitani divenuti bandiere, simboli eterni di un appartenenza, vedevi rarissime istantanee al mare, in normalissimi locali della Versilia, sulla sabbia insieme ai figli e alle mogli. Mai uno scandalo, mai una notte brava anche se Milano strizzava l’occhio alla trasgressione come oggi. Ma anche quando il calcio è iniziato a essere glamour con i Cabrini e i Tardelli, sapevi poco o nulla delle loro crociate amorose: alla base c’erano i valori, l’educazione, il rispetto. Falcao ebbe storie che terremotarono la Roma del gossip, ma sempre con un chiacchiericcio garbato, da salotto. Poi venne Maradona e i suoi eccessi, ma Napoli perdonò tutto al suo Diego, anche la droga e le frequentazioni discutibili. Poi, piano piano, il mondo è cambiato sotto i nostri occhi e il calcio non fa eccezione. Al posto del sussurro di Zoff sono esplosi i tatuaggi, al posto del garbo lumbard di Facchetti, Scirea, di Maldini padre ci sono le esibizioni social, l’ostentazione del potere che il troppo denaro ti consegna nelle mani. Dai campioni-esempio ai semidei senza valori (non tutti, è ovvio) il salto verso il basso è profondo e fa paura. E ci fa rimpiangere il color seppia del pallone che fu.
 

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