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Stupro di gruppo, la versione della studentessa che accusa Lucarelli e Apolloni: «Mi sono trovata senza vestiti sul divano, ridevano di me»
Nel racconto della ragazza statunitense al magistrato i ruoli avuti dai due giovani calciatori livornesi e degli altri tre che lasciarono fare. Le intercettazioni, il referto del 118 e le tracce della violenza
LIVORNO. No, gli ripeteva. «Ho un ragazzo». «Non voglio». Poi, non si ricorda come, ma «a un certo punto mi sono ritrovata sul divano, seduta, con le braccia e le gambe aperte, senza vestiti, con il ragazzo biondo davanti a me, sul bordo del divano, con le ginocchia un po’ piegate, nudo già dentro di me». È il 2 novembre del 2022. La studentessa 24enne americana sta raccontando al pubblico ministero la sua versione di quanto accaduto a Milano la notte tra il 26 e il 27 marzo, quando due giovani calciatori livornesi, Mattia Lucarelli e Federico Apolloni, l’avrebbero stuprata, mentre altri tre, Giacomo Bernardeschi, Gabriele Meini e Matteo Baldi, avrebbero lasciato fare. Motivo per cui i primi due sono adesso ai domiciliari e gli agli risultano solo indagati per violenza sessuale di gruppo. Hanno tutti tra i 23 e i 25 anni.
I ricordi di quella notte non sono nitidi. Lisa (nome di fantasia, per tutelare l’identità della vittima) aveva bevuto. Forse troppo. La 24enne si ricorda che era con un’amica al Gattopardo, una discoteca in ricavata in una chiesa sconsacrata del XX secolo. Si ricorda di aver ordinato un vodka e redbull: «Me lo ricordo perché sopra al bancone c’erano persone che ballavano sopra e una mi ha pestato la mano». Poi ricorda, a fine serata, di aver perso l’amica e di averla cercata. Infine il buio fino a quando non si è ritrovata in auto con i cinque ragazzi. «Non mi ricordo come sono salita sulla macchina né perché – dice al magistrato – Probabilmente perché tutti i taxi che io e la mia amica cercavamo ci annullavano la corsa».
In auto, con i ragazzi toscani, Lisa è seduta davanti, poi passa dietro. Apolloni le chiede cosa vuole fare e lei è chiara: «To go home» (andare a casa). Lei non se lo ricorda. Ha bevuto. Lo confermano anche i buttafuori del locale. Non sa nemmeno che durante il viaggio i cinque ragazzi parlano, in italiano, di lei, di quello che avrebbero voluto farle. «Ridi, ridi, che ti si mette anche nel naso», dice Apolloni, che poi aggiunge: «Dio bo, ti si chiava in cinquanta». «Stasera lo mette anche nell’orecchio», rincara Meini. «Ragazzi, vedete di sborr... in bocca tutti», aggiunge Lucarelli. Lisa chiede di parlarle in inglese, ma Bernardeschi le risponde: «Non ci importa una sega se non capisci». Non ricorda niente, o quasi, appunto, ma c’è un video a testimoniarlo. Uno dei cinque video girati dai ragazzi quella notte e che sono stati acquisiti dalla squadra mobile di Milano.
Poi arrivano sotto l’abitazione di Lucarelli. «Io volevo andare a casa, non mi sono resa conto che mi stavano portando in un posto diverso», racconta ancora. Intanto il telefono continua a riprendere. Nel video si vede la ragazza scendere dall’auto barcollando. Uno dei ragazzi la sorregge e la porta in casa dove si siedono sul divano. «Dei due ragazzi seduti di fianco a me uno aveva i capelli biondicci e lunghi, con la pelle un po’ abbronzata. L’altro invece aveva delle labbra e dei denti grossi e il viso allungato, con capelli neri e le punte bionde tinte». Gli altri tre si chiudono in una stanza. «Non sono usciti di lì fino a che non hanno finito».
E qui Lisa, davanti al pubblico ministero, inizia a piangere. «Non ricordo altro, se non che a un certo punto mi sono ritrovata sul divano, seduta, con le braccia e le gambe aperte, senza vestiti, con il ragazzo biondo davanti a me, sul bordo del divano, con le ginocchia un po’ piegate, nudo già dentro di me». Alla sua coinquilina poi racconterà di essersi sentita come se «il mio corpo non mi appartenesse più», come se «qualcun altro se ne fosse impossessato senza il mio consenso».
Uno dei due, che secondo gli inquirenti sarebbe Apolloni, la penetra. «Ho capito che voleva avere un rapporto sessuale, così gli ho detto di mettersi il preservativo, ma non ha voluto». L’altro, che sarebbe Lucarelli, cerca di aprirle la bocca per avere un rapporto orale. «Io non volevo, mi sono opposta e allora lui mi ha appoggiato il suo pene sulla guancia».
Poi si ritrova in auto, una Ford Puma intestata a una società della quale è rappresentante Lucarelli. Lui la sta riportando a casa. Le telecamere della Bocconi lo riprendono nel tragitto .«Durante il viaggio mi ha detto che era stato divertente – dichiara ancora Lisa al magistrato – e che gli sarebbe piaciuto farlo di nuovo». A distanza di mesi ancora non ci crede.
Sono le sette di mattina quando Lisa rientra a casa. La sua coinquilina si sveglia e la trova in lacrime sul pavimento. E non smette. Si fa raccontare l’accaduto, la consola poi la accompagna a letto. Quando si risveglia, ore e ore dopo, Lisa non riesce a stare sola. Chiede alla coinquilina di stare con lei anche mentre si fa la doccia.
Non denuncia subito. I ricordi sono talmente poco nitidi che teme di accusare qualcuno ingiustamente. Poi ne parla con i genitori e decide di farlo. Il 29 marzo chiama la polizia. A casa sua, con gli agenti arrivano anche gli operatori del 118 che la accompagnano al centro soccorso di violenza sessuale e domestica. Dal referto emergono «disturbi perianali, disuria, dolore agli arti, persistente rivissuto dell’evento, pianto, tristezza» nonché «un piccolo ematoma di circa due centimetri a livello dell’emitorace destro». E da qui iniziano le indagini che porteranno a due arresti e tre denunce.
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