Gioco
Scandalo nella ritmica, le atlete contro i media: «Non chiamateci più farfalle»
Le attuali componenti della squadra titolare e non si sono sentite “assaltate” da giornalisti e commentatori arrivati a Desio. L’articolo scritto da una studentessa del liceo Majorana di Capannori e pubblicato nell’ambito del progetto del Tirreno “Scuola 2030”
C’è un’altra faccia della medaglia nello scandalo attorno alle discipline della ginnastica (in gergo “ginnastiche”), che ha colpito in particolare l’Accademia nazionale di Desio di ginnastica ritmica, scoppiato a seguito della denuncia dell’ex atleta della Nazionale di ritmica Anna Basta per presunti maltrattamenti. Denuncia a cui ne sono seguite altre e che hanno portato la Procura della Repubblica e la Procura federale della Federginnastica ad aprire due inchieste che coinvolgono la tecnica della Nazionale, Emanuela Maccarani, e l’assistente Olga Tishina.
Le attuali componenti della squadra titolare, e non, per settimane sono state seguite, in certi casi – hanno lamentato – “assaltate” prima e dopo le loro sessioni di allenamento da giornalisti di tutta Italia arrivati a Desio per strappare loro un commento o una dichiarazione sulla vicenda. Per le ragazze, specie per le veterane, è stato molto stressante tanto che alcune di loro si sono sfogate sui loro profili social, ben presto diventati un’arma e una difesa. Qui hanno ribattuto a giornalisti e commentatori che si sono interessati al caso e i cui comportamenti sono stati percepiti dalle ragazze come molesti.
Le ginnaste sono state molto attive su Instagram dove hanno descritto da un’altra prospettiva la situazione in cui si sono ritrovate e che la capitana Alessia Maurelli, nelle sue stories, definisce addirittura «pesante, a tratti umiliante»; altre parlano di «persecuzioni».
A seguito di questi “assalti” e dopo l’inizio delle indagini, il 10 gennaio le atlete hanno pubblicato su Instagram un post che segna una cesura netta: «L’era delle “Farfalle”, nata giornalisticamente ad agosto 2004 – scrivono – muore dopo 18 anni, sempre giornalisticamente, a novembre 2022. La rottura è dolorosa e irreversibile, dato soprattutto il peso insostenibile di un collegamento (delle cosiddette “farfalle”) diretto e ormai mediaticamente inevitabile a violenze e abusi, che non rispecchia il nostro stesso ideale di libertà. L’attuale e futura Squadra Nazionale Italiana di Ginnastica Ritmica non si riconoscerà mai più con il soprannome “farfalle”».
Le più giovani nel gruppo hanno aggiunto: «Il nostro, un volo neanche iniziato, è morto prima del tempo. Con la speranza che quello che verrà dopo, sarà ancora più bello».
Negli stessi giorni fuori dalla palestra di Desio sono apparsi striscioni a favore della Maccarani, con scritto: «Maccarani, passato, presente, futuro». I cartelloni sono stati fotografati e sono stati pubblicati da diverse sportive. Ma non solo da loro.
Il 10 gennaio, alle 22 circa, quelle foto sono state riprese da Change the games, un’organizzazione impegnata contro gli abusi nello sport, che, attraverso il profilo Instagram @changethegame_odv, le ha ripubblicate e poste accanto a una foto privata delle atlete, scattata durante l’Epifania con i fidanzati e l’allenatrice, come da tradizione.
Una ventina di minuti al post ha risposto Alessia Russo, ex atleta individualista, ora componente della squadra: «Come vi permettete di strumentalizzare ancora una volta la nostra immagine in questo modo? Noi non ce la facciamo più», ha detto. «Perché io, atleta, mi dovrei fidare e affidare a un’associazione del genere?». Dopo questo messaggio il post è stato eliminato subito.
Secondo me il mondo della ritmica, già alle prese con i suoi problemi a seguito delle denunce, è stato diviso dai media e dalla mania del mondo capitalistico di muoversi sempre in fretta, senza soffermarsi sui particolari o sulla vita delle persone, solo per qualche like in più.
*Studentessa ed ex ginnasta di 17 anni del liceo scientifico Majorana di Capannori (Lucca)
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