Gioco
Messina Denaro, quando in Versilia era “Paolo” tra Carnevale e borsoni di soldi
Per il super boss Viareggio è stato territorio favorevole sin dagli anni ’90. E si sarebbe curato anche in provincia di Pisa
FORTE DEI MARMI. Estate 1993, Forte dei Marmi: tra spiaggia, ristoranti top e negozi vip è qui che il boss Messina Denaro vive l’ultima vacanza
Il boss – arrestato ieri a Palermo dai carabinieri, dopo 30 anni di latitanza –, nel 1993 vive sotto il nome di Paolo e insieme alla fidanzata dell’epoca, prima di darsi alla macchia fino a ieri.
A prendere in affitto la villa per 25 milioni di lire, attraverso una rete di personaggi compiacenti, furono i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano: il primo è all’ergastolo per le stragi di mafia del ’92 e ’93 e per l’uccisione di don Pino Puglisi; il secondo è da anni in carcere in regime di 41 bis.
Giuseppe Graviano racconterà agli inquirenti: «Le nostre vacanze erano in Versilia, a Venezia o in Sardegna d’estate. A Courmayeur d’inverno, ma ogni Carnevale eravamo a Viareggio perché ci piaceva troppo».
Tra i pentiti, anche Salvatore Baiardo nominerà più volte ai giudici proprio la Versilia. Mentre un altro pentito, Fabio Tranchina, ex autista dei boss, così raccontava quei giorni in Versilia: «Ho visto borsoni pieni di soldi, anche 10-20 milioni in contanti, solo per andare a fare shopping nei negozi di lusso a Forte dei Marmi e in Sardegna, e per puntate nei night-club».
Sono poi gli atti del maxiprocesso per la strage di via dei Georgofili a Firenze a ricostruire, nelle conclusioni, proprio il vertice che si tenne – in una villa presa in affitto a Forte dei Marmi – al quale presero parte Matteo Messina Denaro e i fratelli Graviano. Incontro nel quale si progettò l’attentato che doveva colpire gli Uffizi, uno dei simboli dell’Italia nel mondo.
Ma è Viareggio a tornare, nella storia della latitanza di Messina Denaro, come territorio favorevole al boss, con tanto di raccolta di fondi per sostenerne la latitanza.
Come racconterà un uomo – un toscano di 45 anni con qualche disavventura giudiziaria – ascoltato alla Direzione distrettuale antimafia di Firenze nel 2018, il quale testimonierà di aver «personalmente conosciuto Matteo Messina Denaro presso il cancello di uscita del porto di Palermo».
La testimonianza continua con il racconto della consegna di una «valigetta contenente denaro contante da portare a Palermo». Valigetta consegnatagli da un siciliano, a Viareggio nella zona degli hangar del Carnevale. Sono gli anni tra il 2005 e il 2006 e Messina Denaro è latitante ormai da 13 anni.
Cose del passato, si potrebbe pensare. Da archiviare a memoria storica oggi che l’Italia intera si è svegliata con l’ottima notizia dell’arresto.
Eppure – e diventa subito storia di oggi – come non dimenticare quella fine estate 2019 quando un parente di Messina Denaro passa proprio dal porto di Viareggio a bordo di un motoscafo di altura, si ferma tra le banchine della zona portuale, saluta chi deve, doverosamente omaggiato, e poi riparte a tutta velocità diretto in Francia.
Non è un caso se proprio da pochi mesi è nota l’inchiesta della Dda fiorentina sulla mafia storicamente presente in porto a Viareggio, referente di Cosa nostra, come scrivono gli inquirenti sottolineando, dunque, che non si tratta di improvvisati. Inchiesta i cui risvolti non sono ancora del tutto noti e che, quindi, potrebbe portare ulteriori novità.
Non solo Versilia, però, tra le frequentazioni lontane e recenti di Matteo Messina Denaro.
È lo stesso 45enne che racconta agli inquirenti del trasporto fino in Sicilia della valigetta zeppa di soldi, a fornire anche la geografia toscana del boss tra vacanze, salute e business.
Il testimone dettaglia una rete di rapporti non solo con siciliani residenti in Toscana, ma anche con calabresi, e il racconto si concentra sul soggiorno del boss in un resort di lusso sulle colline pisane con piscina e vista mozzafiato. Tra le ipotesi, quella più realistica è che si possa trattare del Grand Hotel San Marco di Casciana Terme, un quattro stelle naufragato in un fallimento con vendita all’asta per un prezzo da saldo.
In quell’hotel i carabinieri del Ros avevano fatto anche un blitz.
Nel suo raccontare, il testimone dimostrò di essere anche al corrente dei problemi di salute di Messina Denaro che lo avrebbero portato a curarsi in Toscana, in una clinica in provincia di Pisa.
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