Il Tirreno

Toscana

La polemica

Celebrazioni pucciniane, lasciano tutti meno Veronesi

Contestato il lavoro del presidente  e candidatura con Fdi in Lombardia

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Per dirla con le parole di Giacomo Puccini, quando all’editore Giulio Ricordi scriveva della Tosca rappresenta a Montevideo, è proprio un “gran fracasso” quello che sta facendo il Comitato per le celebrazioni pucciniane, presieduto da Alberto Veronesi, al quale sono stati affidati 9,5 milioni di fondi pubblici da spendere entro il 2024, in concomitanza con il centenario della morte del compositore, il più conosciuto e rappresentato al mondo (insieme a Verdi) .

Nel fine settimana appena trascorso, il Comitato ha visto ancora dimissioni prestigiose, dopo l’abbandono del segretario, il professor Nicola Bellini, e l’assenza prolungata del maestro Riccardo Chailly, direttore musicale della Scala di Milano, oltre che u. In ordine cronologico, dunque, le ultime dimissioni arrivate sono quelle di Rosa Maria Di Giorgi, già parlamentare Pd, attuale presidente del conservatorio Cherubini di Firenze, che motiva così la sua scelta: «Valutazioni personali concernenti l’organizzazione dei lavori del Comitato chiamato a gestire consistenti fondi pubblici». Nello stesso fine settimana si è assistito a un altro “fracasso”: la scelta di Veronesi di candidarsi alle elezioni regionali in Lombardia con Fratelli d’Italia. E tanto basta al sindaco di Viareggio - città di adozione di Puccini - e al sindaco di Pescaglia, paese di origine dei Puccini, per chiedere a Veronesi di dimettersi da presidente del comitato che sta affondando. Ma senza sortire alcun effetto.

Eppure la bufera ormai da mesi si addensa sulla gestione Veronesi delle celebrazioni pucciniane che devono dare vita a un adeguato programma, a manifestazioni culturali di valorizzazione dei luoghi pucciniani . Ed è tutta sulla gestione del Comitato, dei fondi assegnati, degli obiettivi da raggiungere. Un tema diventato bollente già a novembre 2022 con le dimissioni di Nicola Bellini, professore della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, rappresentante del ministero dell’Istruzione nel Comitato in cui ricopriva il ruolo di tesoriere e segretario.

Il Comitato si era insediato a Palazzo Chigi a metà ottobre e da subito aveva visto l’assenza di Riccardo Chailly che, al contrario, nel 2008 – per le celebrazioni del 150° anniversario della nascita di Puccini – aveva diretto il concerto di inaugurazione del nuovo teatro a Torre del Lago dedicato al Maestro lucchese. Dando il via a un cartellone di eventi internazionali.

Invece, oggi Chailly – che ha aperto due stagioni della Scala con Puccini (Madama Butterfly nella versione della prima assoluta scaligera del febbraio 1904 e Tosca ) – si distingue per le distanze prese dall’attuale comitato. Lo stesso Bellini, poco prima della fine di novembre presenta le dimissioni, motivate – tra l’altro – dallo «scarno elenco di indirizzi» sui quali operare per mettere a punto tre bandi pubblici per un impegno di spesa di poco meno di tre milioni, quasi un terzo delle risorse destinate alle intere celebrazioni. Quello che chiedeva il professor Bellini altro non era che «un processo più meditato, più condiviso, e più corretto» dell’operatività del Comitato. Si sono poi dimessi anche Massimo Marsili (nomina del ministro dell’Università ) e Laura Simonetti (presidente della Fondazione Festival Pucciniano), e si è arrivati al punto in cui i sindaci di Viareggio, Lucca (città natele del Maestro) e Pescaglia hanno chiesto a Veronesi spiegazione in merito alla candidatura con Fdi e alla gestione del Comitato: «Le polemiche di queste settimane, le prese di posizione estemporanee, i dubbi e le incertezze sollevati da più parti, mettono a rischio la realizzazione di un percorso virtuoso di alto livello», è l’altolà di Giorgio Del Ghingaro, Mario Pardini e Andrea Bonfanti. La replica è affidata a una lettera dello stesso Veronesi, in cui sono testimoniate tutte le critiche che i membri del Comitato stanno muovendo al presidente. In particolare, elenca Veronesi, «critiche sulle procedure, sull’efficacia operativa, sulla trasparenza e ambiguità politica», su quella che Virgilio Bernardoni (presidente del Centro studi Giacomo Puccini) definisce «conduzione caotica e dissennata» e sulla «mancanza di adeguata discussione» contestata da Michele Girardi (uno dei massimi studiosi di drammaturgia musicale). Le loro critiche vengono etichettate da Veronesi come «insulti» (quelle di Bernardoni) e «difetto di deduzione logica» (per Girardi) .

Nel rispondere ai sindaci, Veronesi entra anche nel merito dei fatti che hanno portato alle dimissioni di Bellini e appare, così, molto chiaro quali temi portanti per le celebrazioni pucciniane 2024 fossero sul tavolo al momento della divergenza di vedute tra Bellini e Veronesi: «La cosiddetta Università della lirica, il concorso Puccini e la ristrutturazione del villino di Viareggio di proprietà della fondazione Puccini, villino dove il compositore aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita (e composto Turandot). Tre progettazioni «che non erano a costo zero», scrive Veronesi. A tre mesi dall’insediamento del Comitato, infine, Veronesi ammette che è «necessaria una struttura» per il Comitato: «Il presidente, non possedendo in proprio strutture operative da dedicare al Comitato, da solo, con le proprie forze personali, non è in grado di garantire, nella urgenza della determinazione di cospicui fondi alle celebrazioni, efficacia operativa». Ma soprattutto, Veronesi respinge la richiesta di dimissioni dei sindaci (Pardini escluso): «Non credo che il Comitato debba rispondere al Soviet di Firenze. E dico che alla cultura non si può applicare la camicia di forza del conformismo di sinistra». Affermazione che fa davvero un gran bel “fracasso”.l

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