Il dolore
Banksy, stupore e rabbia: i graffiti che “graffiano” il cuore
A Livorno fino al 19 marzo una mostra dell’artista senza volto. L'articolo scritto da una studentessa del liceo Majorana di Capannori (Lucca) nell'ambito del progetto del Tirreno "Scuola 2030"
Una mostra interamente dedicata a Banksy, uno sconosciuto e misterioso artista, è finalmente arrivata anche a Livorno. Fino al 19 marzo al Museo della Città è possibile osservare molte opere realizzate dal writer di Bristol, prestate da collezionisti privati.
Ormai famoso in tutto il mondo per le sue opere rivoluzionarie, anticonformiste e spesso anche offensive, Banksy fa il suo primo graffito a soli 16 anni e da quel momento non si ferma più.
Come è possibile leggere in una time-line nel museo, dal 1998 le sue opere iniziano a diffondersi un po’ ovunque, ad apparire nei luoghi meno opportuni e a sconvolgere chiunque le veda per la prima volta.
Ed è forse per questo che, quando ci troviamo di fronte a un suo lavoro, non sappiamo quali sentimenti proviamo: stupore o rabbia? Incanto o disapprovazione? Assenso o incomprensione? Questo è quello che viviamo alla mostra “Banksy: realismo capitalista”. Un insieme di emozioni che ci sovrasta e che ci fanno aprire gli occhi sulla realtà fin troppo scomoda e opprimente che ci circonda.
Troviamo esposte non solo le opere, ma anche manifesti che raccontano la storia dello sconosciuto ed espongono le sue motivazione sul perché realizza opere e graffiti così trasgressivi, con significati profondi nascosti, ma al contempo ben in vista se si riesce a volare con la fantasia.
Tra le opere troviamo quelle più famose e quelle meno conosciute, quelle il cui tema principale è la critica alla società moderna e quelle in cui si parla di amore e di speranza. Insomma i lavori che possiamo trovare a Livorno sono davvero molti. Tra questi, “Girl with ballon”, l’iconica ragazzina che si lascia scappare il palloncino a forma di cuore lanciando un messaggio di speranza; “Flower thrower”, dove l’artista critica la guerra mettendo in mano al militante un mazzo di fiori anziché un’arma; “Sales end today”, opera che contesta il consumismo raffigurando un gruppo di donne che si dispera per la fine dei saldi. Ce ne sono anche molte di tema politico o riferite alla guerra. Ad esempio in “Monkey queen” la regina Elisabetta viene rappresentata come una scimmia; ci sono anche le immagini degli ultimi murales apparsi in Ucraina che contestano l’assurdità della guerra.
Insomma, una gita a Livorno per vedere questa mostra non si può perdere. Perché, come Banksy scrive, «la realtà è che i 30 centimetri quadrati del nostro cervello vengono violati ogni giorno da intere squadre di esperti di marketing, perciò i graffiti sono una reazione assolutamente proporzionata contro chi ci vende obiettivi irrealizzabili». E forse solo quando dei lavori così crudi ci vengono posti davanti possiamo davvero rendercene conto. l
*Studentessa di 17 anni del liceo Majorana di Capannori (Lucca)
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