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Le “scommesse” inglesi e il rischio di 3 euro al litro

di Alessandro Volpi*
Le “scommesse” inglesi e il rischio di 3 euro al litro

E con il ritorno del freddo è probabile anche un’impennata dei costi sul mercato del gas

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I numeri del bilancio pubblico sono sempre più complicati e i margini di manovra decisamente stretti, soprattutto se si ha a che fare con la speculazione. Il taglio operato sulle accise dei carburanti è costato dalla fine di febbraio al mese di dicembre 2022 ben sette miliardi di euro di minori entrate per lo Stato.

Inserirlo nella legge di Bilancio avrebbe significato che dei 35 miliardi totali – di fatto il massimo disponibile tenendo conto della difficoltà di fare nuovo debito e che 21 di quei 35 sono già a debito – circa 30 sarebbero stati destinati a contenere gli effetti del caro-energia e del caro-carburanti. Decisamente un po' troppo.

La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che si sono rivelate errate le stime dell’impatto della reintroduzione delle accise. Secondo il governo infatti tale misura sarebbe stata in parte mitigata da una riduzione del prezzo della materia prima dei carburanti. In realtà, nonostante il prezzo di un barile di petrolio sia sceso dai quasi 100 dollari di febbraio agli 80 attuali, il prezzo dei carburanti, quotato al listino Platts di Londra, continua a restare alto e anzi a salire perché i grandi fondi, lì presenti, scommettono sugli effetti dell'embargo russo e non sembrano troppo convinti della recessione cinese. Se si prende in esame tale listino, si vede con chiarezza che le scommesse a febbraio sono decisamente in rialzo e dunque, ancora una volta, la speculazione fa il prezzo che paghiamo, con prezzi intorno ai 2,5 euro al litro. Non è da escludere tuttavia che si arrivi fino a 3 euro al litro, con una ulteriore lievitazione interamente dettata dalle scommesse londinesi.

Bisogna aggiungere poi che la scelta del governo Meloni di reintrodurre le accise sui carburanti dipende in buona misura da una decisione inserita nell'ultimo Documento di economia e finanza in cui si stabiliva che le maggiori entrate provenienti dagli aumenti del prezzo dei carburanti non fossero più definibili, e contabilizzate, come extragettito ma come un incasso ordinario. La differenza consiste nel fatto che se fossero state ancora contabilizzate come extragettito, tali entrate sarebbero state destinabili solo al taglio delle accise, mentre, dopo essere diventate incassi ordinari, sono adoperabili per finanziare qualsiasi spesa. Dunque, il nuovo esecutivo le ha messe e copertura della sua magra manovra, dovendo misurarsi anche con entrate più basse rispetto agli ultimi mesi.

Oltre al prezzo dei carburanti continuano a restare alte le bollette del gas nonostante il prezzo a megawattora sia sceso a 70 euro. Questo avviene perché Arera, l’autorità di regolazione, ha stabilito che le bollette hanno ora cadenza mensile e quindi incorporano la fase in cui i prezzi erano alti. Non è detto però che per gli utenti andrà meglio nei prossimi mesi perché il prezzo continua a dipendere molto dall’andamento sulla piazza di Amsterdam che potrebbe vanificare le ultime riduzioni. Se, per esempio, ci saranno giorni freddi è probabile che i prezzi salgano subito e incidano sulla bolletta dei mesi di gennaio e febbraio.

Ma cosa c'entra tutto questo con l'andamento reale della produzione e dell'offerta di gas? Ben poco. Abbiamo le scorte piene, il clima a lungo mite, una riduzione dei consumi, ma se avessimo pochi giorni di freddo partirebbero subito le scommesse al rialzo del prezzo e i prezzi salirebbero immediatamente con buona pace delle bollette degli italiani.

Si tratta di un tema, purtroppo, non sempre raccontato. Così come si tende a trascurare che le bollette alte determinate dalla speculazione hanno generato già due effetti, tra gli altri, pessimi. Il primo consiste in una riduzione del 15% dei consumi industriali; in altre parole le aziende non riescono a far fronte ai costi energetici e rallentano a prescindere dalla loro capacità di avere dei clienti. Il secondo avrà un'incidenza, in maniera paradossale, sulle stesse bollette. Se, infatti, i prezzi alti che hanno portato ai già ricordati aumenti delle bollette determineranno una significativa morosità, saranno molto probabili i conguagli che andranno a carico delle bollette successive in un incredibile circolo vizioso.

*Università di Pisa

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

 

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